PASSAPAROLA. "ACCORCIARE LE DISTANZE TRA IL DIRE E IL FARE"
"Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare", dice il famoso proverbio, e a volte quel mare sembra davvero insormontabile.
Accorciare questa distanza, infatti, non significa soltanto diventare più fecondi, ma prima di tutto fare pace con noi stessi e con i nostri talenti.
Quando le parole si trasformano in azioni, smettiamo di essere spettatori delle nostre intenzioni e diventiamo finalmente protagonisti del nostro cammino, sia umano sia di fede. Un cammino che, a sua volta, può regalarci esperienze meravigliose.
Ne sottolineo alcune.
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La libertà mentale. Progettare all'infinito senza agire appesantisce la mente e l'anima. Trasformare invece un'idea in azione libera la testa da quel fastidioso rumore di fondo che è il "dovrei...", riempiendoci di vita concreta.
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La fiducia in noi stessi. Accorciare le distanze aumenta la fiducia nelle nostre capacità, anche grazie alla costanza con cui ci impegniamo a realizzare i nostri progetti. Inoltre ci libera dall'ansia che normalmente cresce nell'attesa e nell'incertezza. Ogni azione, anche la più piccola, ha infatti il potere quasi magico di "ancorarci" al presente, spazzando via le sabbie mobili del "lo farò... domani!".
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Il gusto dell'imperfezione. Agire ci fa scoprire anche il cosiddetto "gusto dell'imperfezione". Il dire e il parlare possono sempre apparire perfetti; il fare, invece, spesso è imperfetto, faticoso e perfino disordinato. Eppure è proprio questo apparente disordine a liberarci dalla prigione del perfezionismo, permettendoci di scoprire la bellezza dei tentativi e persino degli errori che, facendoci maturare, diventano autentici maestri di vita.
È proprio vero: chi passa dal dire al fare fa nascere fiducia non soltanto negli altri, ma soprattutto in sé stesso.
Trovo inoltre saggio e lungimirante il pensiero che dice:
"Non è importante attraversare l'oceano in un solo giorno; è fondamentale, invece, iniziare a nuotare... accorciando le distanze."
Questo sì significa immergersi davvero nel mare della vita, con saggezza, maturità umana e profondità spirituale.
Per questo, anche oggi, mi viene spontaneo commentare:
"Aiò?"
Don Nino Carta
22.8.2026
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