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Reggio Calabria. Il Comune dei milioni che non si possono spendere

Il Comune dei milioni che non si possono spendere

I bilanci pubblici hanno una singolare virtù: dicono sempre la verità, ma bisogna sapere dove cercarla.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Quello del Comune di Reggio Calabria per il 2025 racconta una città che ha ancora molti debiti con il passato, qualche speranza per il futuro e, nel presente, una quantità considerevole di denaro che esiste ma non sempre può essere spesa.

Il Consiglio comunale ha approvato il rendiconto all’unanimità. È una circostanza rara. In politica, quando tutti votano nello stesso modo, può significare che il provvedimento è buono oppure che nessuno vuole restare da solo con il problema. In questo caso, probabilmente, valgono entrambe le spiegazioni.

Il rendiconto è stato illustrato dal dirigente finanziario Franco Consiglio, al quale maggioranza e opposizione hanno riconosciuto competenza e prudenza. Nei Comuni con i conti difficili, il dirigente alle Finanze svolge spesso la funzione del medico di famiglia: conosce tutte le malattie, ricorda le vecchie ricette e, soprattutto, deve spiegare ai pazienti che non possono mangiare tutto ciò che desiderano.

Il debito con il passato.

Il primo numero è quello del disavanzo: da 191 milioni di euro è sceso a circa 172 milioni. La riduzione corrisponde all’obiettivo annuale fissato dal piano di rientro. Dunque, il primo impegno è stato rispettato.

Il Comune si muove dentro il patto sottoscritto con lo Stato nel 2022. Roma ha promesso un contributo complessivo di 135 milioni di euro; Reggio, in cambio, deve risanare i conti, aumentare le entrate e contribuire con risorse proprie. La quota annuale di ripiano è di circa 18 milioni.

Non è una faccenda soltanto contabile. Dal rispetto del patto dipende la possibilità di continuare a ricevere l’aiuto statale e di evitare una rimodulazione ancora più severa del percorso. La prima verifica complessiva è prevista alla fine del 2026.

Il risultato è stato raggiunto nonostante il ritardo nella vendita degli immobili comunali. Alcune alienazioni previste per il 2025 sono slittate. È stata incassata la somma relativa all’ex scuola Mazzini; il Miramare è stato aggiudicato, ma restano da completare i controlli sugli acquirenti; sono inoltre in corso le procedure riguardanti i terreni destinati al nuovo Grande ospedale metropolitano.

Da queste operazioni il Comune attende diversi milioni. Vendere il patrimonio non è mai una festa. Assomiglia piuttosto alla decisione di una famiglia che, per pagare i debiti, cede la casa dei nonni. Qualche volta è inevitabile. L’importante è non vendere i mobili per pagare la luce.

Un avanzo che diventa disavanzo.

Il risultato di amministrazione, prima degli accantonamenti, è positivo per circa 699 milioni di euro. Dopo aver sottratto fondi vincolati, crediti di difficile riscossione e somme che la legge obbliga a conservare, la parte disponibile diventa negativa per circa 171-172 milioni.

È il piccolo prodigio della contabilità pubblica: si può avere un risultato positivo di centinaia di milioni ed essere comunque in disavanzo.

Non è un trucco. Quei soldi hanno già una destinazione, oppure devono coprire rischi e crediti che forse non saranno mai riscossi. Non possono essere considerati denaro libero.

Questa condizione produce un effetto concreto: il Comune non può utilizzare integralmente neppure alcune risorse certe. Circa 19 milioni di vecchi mutui, destinati soprattutto a strade e investimenti, risultano disponibili presso la Cassa depositi e prestiti, ma possono essere applicati al bilancio soltanto entro i limiti consentiti agli enti in disavanzo.

Sono i cosiddetti “avanzi incagliati”. Il denaro c’è, l’opera servirebbe, ma la norma tiene il portafoglio chiuso. È una situazione che ricorda certi risparmiatori prudenti: hanno i soldi in banca, ma continuano a vivere con il cappotto bucato.

Da dove nasce il disavanzo.

Una parte importante del problema non deriva dalle spese dell’ultimo anno, ma dalle trasformazioni della contabilità pubblica.

Il vecchio piano di riequilibrio finanziario è stato considerato ripianato. Nel 2020 il Comune ricevette un contributo straordinario di circa 149 milioni di euro, in larga parte utilizzabile per chiudere quella fase.

Resta però il disavanzo collegato al Fondo anticipazioni di liquidità. Negli anni passati lo Stato anticipò denaro ai Comuni per consentire il pagamento dei debiti. Successive sentenze della Corte costituzionale hanno cambiato il modo in cui quelle somme dovevano essere registrate. Così molti enti, pur avendo seguito le norme allora vigenti, hanno dovuto ricostruire i propri conti.

Il risultato è che una parte del disavanzo reggino non rappresenta nuovi debiti, ma l’effetto di una diversa classificazione contabile di anticipazioni già ricevute e che devono comunque essere restituite.

La legge finanziaria del 2026 potrebbe consentire di eliminare dal risultato di amministrazione una parte di questi accantonamenti, mantenendo però il debito verso lo Stato. Se le nuove regole saranno applicate anche ai Comuni nei termini prospettati durante il dibattito, il disavanzo potrebbe ridursi di quasi 100 milioni.

Sarebbe un miglioramento notevole. Ma, finché non saranno definite le modalità operative, resta una possibilità e non ancora un risultato. Nei bilanci, come nella vita, è meglio non spendere le eredità prima che il notaio abbia aperto il testamento.

Rimane inoltre il disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario dei residui, nato con la riforma della contabilità armonizzata. Questa quota viene ripianata in trent’anni, con un peso annuale di circa 4,8 milioni.

La cassa piena e il portafoglio vuoto.

Alla fine del 2025 il Comune disponeva di una cassa di circa 113 milioni di euro. È uno dei dati più favorevoli del rendiconto.

Da cinque anni l’ente non ricorre più alle anticipazioni di tesoreria e non utilizza fondi vincolati per pagare le spese correnti. È un segnale di maggiore equilibrio finanziario e rappresenta uno dei risultati rivendicati dalla precedente amministrazione.

Tuttavia, quasi 96 milioni della cassa sono vincolati. Si tratta soprattutto di finanziamenti statali e regionali, anticipazioni per il PNRR e somme destinate a opere specifiche. Una parte è stata prudenzialmente riservata anche ai contenziosi e ai debiti già iscritti.

Rimangono realmente manovrabili soltanto circa 16 milioni.

Il Comune, dunque, assomiglia a un uomo che mostra un conto corrente importante, ma può usare soltanto la carta prepagata. Non è povero. È vincolato.

Il problema della riscossione.

Il punto più critico riguarda le entrate non incassate.

I residui attivi tributari all’inizio del 2025 superavano i 330 milioni di euro. Una parte è stata riscossa, ma restano somme molto elevate, legate soprattutto all’evasione dell’IMU, alla TARI ordinaria e alla TARI non pagata negli anni precedenti.

Il Fondo crediti di dubbia esigibilità ha raggiunto circa 558 milioni di euro. È la somma che il Comune deve accantonare per proteggersi dal rischio di non incassare i propri crediti.

È una cifra enorme. E dice una cosa semplice: negli anni sono state iscritte entrate che, in molti casi, sono rimaste sulla carta.

Qualche segnale positivo esiste. La capacità di riscossione della TARI sarebbe migliorata di oltre il 20 per cento nel confronto tra i due quinquenni. Gli incassi ottenuti attraverso l’Agenzia delle entrate-Riscossione sono passati dai circa 2,7 milioni dell’intero 2025 a circa 5 milioni nel primo semestre successivo.

Sono state inoltre avviate procedure di definizione agevolata, nella speranza che i contribuenti preferiscano pagare con condizioni più favorevoli piuttosto che continuare a non pagare affatto.

Resta, però, la questione politica. La nuova maggioranza ha accusato la precedente amministrazione di aver fatto troppo poco sul fronte della riscossione. La precedente amministrazione ha ricordato i miglioramenti conseguiti e il difficile contesto finanziario ereditato.

Hanno ragione entrambe, ma soltanto in parte. La riscossione è migliorata, ma continua a essere insufficiente. E un Comune che non riscuote deve far pagare di più chi già paga oppure deve ridurre i servizi. Di solito fa entrambe le cose, e nessuna delle due porta voti.

Tributi, trasferimenti e altre entrate.

Nel 2025 le entrate tributarie hanno superato i 148 milioni di euro. Vi rientrano l’IMU, la TARI, l’addizionale comunale all’IRPEF e il Fondo di solidarietà comunale.

Quest’ultimo ammonta a circa 28 milioni. Viene finanziato anche attraverso una quota dell’IMU raccolta nei Comuni e redistribuita secondo criteri nazionali. Reggio contribuisce al fondo per circa 6,8 milioni e riceve poi la propria assegnazione.

Nel dibattito è stato ricordato che, rispetto al periodo precedente al federalismo fiscale, i trasferimenti statali ordinari destinati al Comune si sono ridotti di decine di milioni. Ciò ha aumentato il peso della fiscalità locale.

L’IMU ordinaria accertata è stata indicata in circa 25 milioni, ai quali si aggiungono oltre 14 milioni derivanti dal recupero dell’evasione. L’addizionale IRPEF vale circa 16 milioni. La TARI supera i 43 milioni.

Sono stati inoltre registrati fondi specifici per servizi sociali, asili nido e trasporto delle persone con disabilità. Sono risorse che non possono essere utilizzate per altri fini. Una buona amministrazione non si misura soltanto dalla capacità di ricevere questi fondi, ma anche dalla rapidità con cui riesce a trasformarli in servizi.

I trasferimenti correnti ammontano a oltre 41 milioni, mentre le entrate in conto capitale, legate soprattutto alle opere pubbliche, superano i 130 milioni.

Tra le entrate extratributarie restano i vecchi crediti del servizio idrico, i proventi della depurazione, le multe e i canoni degli alloggi popolari. I crediti relativi alle sanzioni stradali ammontano a decine di milioni; quelli per gli affitti ERP non pagati sono indicati in circa 7,5 milioni.

Anche Sorical entra nella storia. La società regionale riscuote le somme relative al servizio idrico e alla depurazione e deve rendicontarle al Comune. Il conto giudiziale non era ancora stato trasmesso a causa, secondo quanto riferito, di difficoltà tecniche. Nel frattempo sarebbero stati versati quasi 10 milioni.

Il Comune ha sollecitato la documentazione e, in mancanza, dovrà procedere con le segnalazioni previste alla Corte dei conti. La tecnologia è spesso chiamata a spiegare i ritardi della burocrazia. Un tempo si dava la colpa al fattorino. Oggi al software.

Le spese e i servizi.

Le spese correnti impegnate nel 2025 ammontano a circa 166 milioni di euro. Di queste, circa 135 milioni sono state pagate nello stesso esercizio.

La parte più rilevante è costituita dall’acquisto di beni e servizi, che sfiora i 90 milioni. Il costo del personale è di circa 38 milioni; i trasferimenti correnti valgono circa 19 milioni; gli interessi passivi superano gli 8 milioni.

La gestione dei rifiuti pesa per oltre 50 milioni. I servizi sociali e le politiche per la famiglia assorbono circa 25 milioni. Seguono istruzione, sicurezza, mobilità, cultura, turismo, sport, territorio e protezione civile.

Dietro ogni numero c’è un servizio: una strada da riparare, un autobus, una scuola, un assistente sociale, un cassonetto da svuotare. Il bilancio non è un elenco di cifre, come è stato ricordato in aula. È il punto in cui le promesse elettorali incontrano il costo delle fatture.

Per gli investimenti erano state formulate previsioni molto più elevate rispetto alle somme effettivamente impegnate. La spesa concretamente realizzata per investimenti è stata indicata in circa 84 milioni, contro previsioni superiori ai 300 milioni.

La differenza tra ciò che si programma e ciò che si realizza resta uno dei problemi storici della pubblica amministrazione. Si annunciano molte opere; poi arrivano i progetti, le autorizzazioni, le gare, i ricorsi, le varianti e, qualche volta, anche i lavori.

Debiti, contenziosi e pagamenti.

Il Comune continua a sostenere un peso rilevante per il rimborso dei prestiti: circa 30 milioni l’anno. Questa spesa dovrebbe progressivamente diminuire tra il 2027 e il 2028, grazie alla conclusione di alcuni piani di ammortamento.

Il nuovo calendario di restituzione di alcune anticipazioni ha però aumentato la rata annuale, portandola da circa 1,4 milioni a quasi 4,9 milioni. Sono oltre 3 milioni in più da trovare ogni anno.

Tra i residui passivi figurano anche importanti contenziosi. È stata chiusa una vecchia controversia con la società Multiservizi attraverso il pagamento di circa 9 milioni. Rimane aperta la partita con la Regione Calabria per il conferimento dei rifiuti in discarica, quantificata in oltre 30 milioni, oltre ad altre controversie riguardanti forniture e rapporti del passato.

L’indicatore medio dei tempi di pagamento è stato di poco superiore ai tre giorni di ritardo. È un risultato positivo, soprattutto per un ente che negli anni più difficili aveva conosciuto ben altri tempi.

I debiti fuori bilancio riconosciuti nell’anno ammontano a circa 1,7 milioni. Dal 2018 al 2025 la media annuale sarebbe stata di quasi 6 milioni.

Anche il conto del tesoriere ha presentato una questione ancora da risolvere: alcune somme risultano vincolate a causa di pignoramenti che, secondo il Comune, non avrebbero più ragione di permanere. La parifica è stata comunque effettuata, mentre il confronto tecnico continua.

La politica e la memoria.

Il dibattito ha seguito un copione conosciuto.

La precedente maggioranza ha rivendicato il risanamento, i contributi ottenuti dai governi nazionali, la fine del ricorso alle anticipazioni di tesoreria e la riduzione del disavanzo. Ha ricordato i finanziamenti del 2020 e del 2022 e ha sostenuto che il piano di riequilibrio appartiene ormai al passato.

La nuova maggioranza ha riconosciuto i risultati positivi, ma ha indicato le somme ancora vincolate, l’enorme Fondo crediti di dubbia esigibilità, la lentezza della riscossione e il ritardo nell’approvazione del rendiconto, che avrebbe dovuto avvenire entro il 30 aprile.

Il sindaco ha parlato di una “griglia di partenza” comune. Poiché il rendiconto è stato votato all’unanimità, maggioranza e opposizione condividerebbero da oggi la responsabilità del punto dal quale la città riparte.

È un ragionamento politicamente abile, ma il rendiconto resta il racconto di ciò che è accaduto prima. Chi lo approva certifica i numeri, non necessariamente assume la paternità delle scelte.

Nel confronto sono entrate anche le nomine, le responsabilità politiche, le indagini giudiziarie e il garantismo. È stato ricordato che un avviso di garanzia o un’indagine non equivalgono a una condanna e che la politica dovrebbe evitare di utilizzare le vicende giudiziarie come armi occasionali.

È un principio condivisibile, soprattutto in una città che ha conosciuto troppo spesso processi celebrati prima sui giornali e poi nei tribunali. Il garantismo, però, ha una regola difficile: bisogna praticarlo anche quando riguarda l’avversario.

I conti e la città.

Il rendiconto 2025 non descrive un Comune risanato. Descrive un Comune che sta risanando.

Il disavanzo è diminuito. La gestione di competenza si è chiusa positivamente. La cassa è consistente. Le anticipazioni di tesoreria non vengono più utilizzate. I pagamenti sono più regolari. Alcuni debiti stanno per esaurirsi.

Ma il Fondo crediti di dubbia esigibilità resta enorme. La riscossione è ancora debole. Gran parte della liquidità non è disponibile. Gli investimenti effettivi sono inferiori alle previsioni. I contenziosi continuano a pesare. E il futuro dipende anche da vendite immobiliari, norme ancora da applicare e risorse che devono essere incassate.

Non è poco aver evitato il peggio. Ma non basta evitare il peggio per costruire il meglio.

L’unanimità con cui il Consiglio ha approvato il documento può essere un buon segnale, a condizione che non diventi un alibi collettivo. I conti pubblici non hanno colore politico, ma le decisioni sì. Spetta a chi governa trasformare le risorse vincolate in opere, riscuotere i crediti, ridurre i debiti e migliorare i servizi. Spetta all’opposizione controllare senza dimenticare ciò che ha amministrato.

Il Comune ha molti numeri. La città, invece, aspetta risultati.

E i risultati, a differenza dei residui, non possono essere rinviati all’esercizio successivo.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

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