Il metodo Cannizzaro e la sfida del cantiere infinito
Ponte sul Calopinace, Cannizzaro annuncia la ripartenza del cantiere: «Inaugurazione il 9 ottobre 2026»
La politica, quando decide di fare
Dal blocco burocratico alla mediazione: come il Comune ha sbloccato il ponte sul Calopinace fissando la data d’inaugurazione al 9 ottobre ed evitando l’aumento dei costi.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Alcune opere pubbliche servono a unire due parti di una città. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere completate, finiscono per dividere tutti: amministratori, tecnici, imprese e cittadini.
Il ponte sul Calopinace appartiene alla seconda categoria.
Per anni è rimasto lì, sospeso non soltanto tra due sponde, ma tra promesse, varianti, errori progettuali, carte bollate e responsabilità mai del tutto chiarite. Un monumento involontario all’immobilismo. In Italia capita spesso che un cantiere diventi più famoso dell’opera che dovrebbe realizzare.
Francesco Cannizzaro ha scelto un’altra strada.
Non ha negato i problemi. Non ha raccontato che tutto fosse semplice. Non ha cercato una comoda assoluzione preventiva. Ha riunito dirigenti, tecnici, responsabili del procedimento e impresa. Li ha messi attorno a un tavolo e ha chiesto una cosa che nella pubblica amministrazione sembra rivoluzionaria soltanto perché è rara: trovare una soluzione.
La politica efficace non è quella che alza di più la voce. È quella che riesce a far parlare persone che non si parlavano più.
Cannizzaro ha capito che la risoluzione del contratto avrebbe potuto consegnare il ponte ai tribunali invece che alla città. Ha preferito la mediazione al contenzioso, la responsabilità al rinvio, il cronoprogramma all’alibi.
Non è poco.
Il sindaco ha indicato date precise: ripartenza dei lavori il 4 agosto 2026, ripresa dopo la pausa estiva il 24 agosto, inaugurazione il 9 ottobre 2026. Le date sono pericolose per chi governa, perché possono essere verificate. Ma proprio per questo sono utili ai cittadini.
Dire “faremo” è facile. Dire “faremo entro quel giorno” è già un’assunzione di responsabilità.
L’azione politica di Cannizzaro appare efficace soprattutto per il metodo. Prima ha individuato il problema. Poi ha fermato una procedura che rischiava di allungare ulteriormente i tempi. Infine ha costruito un accordo operativo tra soggetti che, fino a quel momento, sembravano procedere in direzioni diverse.
La politica, quando funziona, non compie miracoli. Coordina competenze, decide priorità e impedisce che le difficoltà diventino scuse.
Il ponte sarà ridisegnato, saranno realizzate le rampe di accesso e verranno corretti gli errori tecnici. Secondo quanto annunciato, il costo dell’appalto non aumenterà. Anche questo è un fatto importante, in un Paese nel quale le varianti sono state troppo spesso il nome elegante dato agli aumenti di spesa.
Resta naturalmente il dovere della prudenza. Un’opera pubblica non si giudica da una conferenza stampa, da un video o da un rendering. Si giudica quando viene consegnata, collaudata e utilizzata.
Ma l’efficacia politica si misura anche nella capacità di rimettere in movimento ciò che era fermo.
Cannizzaro ha trasformato una vicenda che rappresentava il fallimento delle istituzioni in una prova della loro possibile efficienza. Ha scelto di non dedicare troppo tempo alla ricerca dei colpevoli, pur riconoscendo errori politici, amministrativi e tecnici. Ha preferito concentrare l’attenzione sul risultato.
È una scelta comprensibile. Il cittadino vuole conoscere la verità sul passato, ma soprattutto desidera non doverla subire ancora.
C’è poi una visione più ampia. Il ponte non viene presentato come un’opera isolata, ma come il punto di partenza per la riqualificazione del parco lineare sud e del fronte costiero. Cannizzaro parla dei “cinque chilometri più belli d’Italia”. È uno slogan ambizioso. Gli slogan, però, diventano credibili soltanto quando sono preceduti dai cantieri e seguiti dalla manutenzione.
Reggio Calabria non ha bisogno soltanto di grandi progetti. Ha bisogno di luoghi puliti, illuminati, sicuri e accessibili. Ha bisogno che le strutture esistenti non vengano abbandonate. Ha bisogno che le opere, una volta inaugurate, continuino a vivere.
Il sindaco sembra aver compreso che la fiducia non si chiede: si costruisce.
Si costruisce con una data rispettata, un problema risolto, una strada aperta, un ponte completato. La buona politica non è quella che promette di cambiare tutto. È quella che comincia finalmente a cambiare qualcosa.
Il 9 ottobre sapremo se il cronoprogramma sarà stato rispettato. Fino ad allora resta un impegno pubblico, e dunque verificabile.
Ma una cosa può già essere riconosciuta: Cannizzaro ha affrontato il dossier con decisione, capacità di mediazione e chiarezza degli obiettivi. Ha rimesso la politica al centro non come esercizio del comando, ma come strumento per far funzionare l’amministrazione.
In fondo, governare significa questo: assumersi la responsabilità di togliere gli ostacoli.
E permettere finalmente a una città di attraversare il ponte.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno
Reggio Calabria 3 agosto 2026
@luigi.palamara Il metodo Cannizzaro e la sfida del cantiere infinito Ponte sul Calopinace, Cannizzaro annuncia la ripartenza del cantiere: «Inaugurazione il 9 ottobre 2026» La politica, quando decide di fare Dal blocco burocratico alla mediazione: come il Comune ha sbloccato il ponte sul Calopinace fissando la data d’inaugurazione al 9 ottobre ed evitando l’aumento dei costi. L'Editoriale di Luigi Palamara Alcune opere pubbliche servono a unire due parti di una città. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere completate, finiscono per dividere tutti: amministratori, tecnici, imprese e cittadini. Il ponte sul Calopinace appartiene alla seconda categoria. Per anni è rimasto lì, sospeso non soltanto tra due sponde, ma tra promesse, varianti, errori progettuali, carte bollate e responsabilità mai del tutto chiarite. Un monumento involontario all’immobilismo. In Italia capita spesso che un cantiere diventi più famoso dell’opera che dovrebbe realizzare. Francesco Cannizzaro ha scelto un’altra strada. Non ha negato i problemi. Non ha raccontato che tutto fosse semplice. Non ha cercato una comoda assoluzione preventiva. Ha riunito dirigenti, tecnici, responsabili del procedimento e impresa. Li ha messi attorno a un tavolo e ha chiesto una cosa che nella pubblica amministrazione sembra rivoluzionaria soltanto perché è rara: trovare una soluzione. La politica efficace non è quella che alza di più la voce. È quella che riesce a far parlare persone che non si parlavano più. Cannizzaro ha capito che la risoluzione del contratto avrebbe potuto consegnare il ponte ai tribunali invece che alla città. Ha preferito la mediazione al contenzioso, la responsabilità al rinvio, il cronoprogramma all’alibi. Non è poco. Il sindaco ha indicato date precise: ripartenza dei lavori il 4 agosto 2026, ripresa dopo la pausa estiva il 24 agosto, inaugurazione il 9 ottobre 2026. Le date sono pericolose per chi governa, perché possono essere verificate. Ma proprio per questo sono utili ai cittadini. Dire “faremo” è facile. Dire “faremo entro quel giorno” è già un’assunzione di responsabilità. L’azione politica di Cannizzaro appare efficace soprattutto per il metodo. Prima ha individuato il problema. Poi ha fermato una procedura che rischiava di allungare ulteriormente i tempi. Infine ha costruito un accordo operativo tra soggetti che, fino a quel momento, sembravano procedere in direzioni diverse. La politica, quando funziona, non compie miracoli. Coordina competenze, decide priorità e impedisce che le difficoltà diventino scuse. Il ponte sarà ridisegnato, saranno realizzate le rampe di accesso e verranno corretti gli errori tecnici. Secondo quanto annunciato, il costo dell’appalto non aumenterà. Anche questo è un fatto importante, in un Paese nel quale le varianti sono state troppo spesso il nome elegante dato agli aumenti di spesa. Resta naturalmente il dovere della prudenza. Un’opera pubblica non si giudica da una conferenza stampa, da un video o da un rendering. Si giudica quando viene consegnata, collaudata e utilizzata. Ma l’efficacia politica si misura anche nella capacità di rimettere in movimento ciò che era fermo. Cannizzaro ha trasformato una vicenda che rappresentava il fallimento delle istituzioni in una prova della loro possibile efficienza. Ha scelto di non dedicare troppo tempo alla ricerca dei colpevoli, pur riconoscendo errori politici, amministrativi e tecnici. Ha preferito concentrare l’attenzione sul risultato. È una scelta comprensibile. Il cittadino vuole conoscere la verità sul passato, ma soprattutto desidera non doverla subire ancora. C’è poi una visione più ampia. Il ponte non viene presentato come un’opera isolata, ma come il punto di partenza per la riqualificazione del parco lineare sud e del fronte costiero. Cannizzaro parla dei “cinque chilometri più belli d’Italia”. È uno slogan ambizioso. Gli slogan, però, diventano credibili soltanto quando sono preceduti dai cantieri e seguiti dalla manutenzione. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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@luigi.palamara Il metodo Cannizzaro e la sfida del cantiere infinito Ponte sul Calopinace, Cannizzaro annuncia la ripartenza del cantiere: «Inaugurazione il 9 ottobre 2026» La politica, quando decide di fare Dal blocco burocratico alla mediazione: come il Comune ha sbloccato il ponte sul Calopinace fissando la data d’inaugurazione al 9 ottobre ed evitando l’aumento dei costi. L'Editoriale di Luigi Palamara Alcune opere pubbliche servono a unire due parti di una città. E ce ne sono altre che, prima ancora di essere completate, finiscono per dividere tutti: amministratori, tecnici, imprese e cittadini. Il ponte sul Calopinace appartiene alla seconda categoria. Per anni è rimasto lì, sospeso non soltanto tra due sponde, ma tra promesse, varianti, errori progettuali, carte bollate e responsabilità mai del tutto chiarite. Un monumento involontario all’immobilismo. In Italia capita spesso che un cantiere diventi più famoso dell’opera che dovrebbe realizzare. Francesco Cannizzaro ha scelto un’altra strada. Non ha negato i problemi. Non ha raccontato che tutto fosse semplice. Non ha cercato una comoda assoluzione preventiva. Ha riunito dirigenti, tecnici, responsabili del procedimento e impresa. Li ha messi attorno a un tavolo e ha chiesto una cosa che nella pubblica amministrazione sembra rivoluzionaria soltanto perché è rara: trovare una soluzione. La politica efficace non è quella che alza di più la voce. È quella che riesce a far parlare persone che non si parlavano più. Cannizzaro ha capito che la risoluzione del contratto avrebbe potuto consegnare il ponte ai tribunali invece che alla città. Ha preferito la mediazione al contenzioso, la responsabilità al rinvio, il cronoprogramma all’alibi. Non è poco. Il sindaco ha indicato date precise: ripartenza dei lavori il 4 agosto 2026, ripresa dopo la pausa estiva il 24 agosto, inaugurazione il 9 ottobre 2026. Le date sono pericolose per chi governa, perché possono essere verificate. Ma proprio per questo sono utili ai cittadini. Dire “faremo” è facile. Dire “faremo entro quel giorno” è già un’assunzione di responsabilità. L’azione politica di Cannizzaro appare efficace soprattutto per il metodo. Prima ha individuato il problema. Poi ha fermato una procedura che rischiava di allungare ulteriormente i tempi. Infine ha costruito un accordo operativo tra soggetti che, fino a quel momento, sembravano procedere in direzioni diverse. La politica, quando funziona, non compie miracoli. Coordina competenze, decide priorità e impedisce che le difficoltà diventino scuse. Il ponte sarà ridisegnato, saranno realizzate le rampe di accesso e verranno corretti gli errori tecnici. Secondo quanto annunciato, il costo dell’appalto non aumenterà. Anche questo è un fatto importante, in un Paese nel quale le varianti sono state troppo spesso il nome elegante dato agli aumenti di spesa. Resta naturalmente il dovere della prudenza. Un’opera pubblica non si giudica da una conferenza stampa, da un video o da un rendering. Si giudica quando viene consegnata, collaudata e utilizzata. Ma l’efficacia politica si misura anche nella capacità di rimettere in movimento ciò che era fermo. Cannizzaro ha trasformato una vicenda che rappresentava il fallimento delle istituzioni in una prova della loro possibile efficienza. Ha scelto di non dedicare troppo tempo alla ricerca dei colpevoli, pur riconoscendo errori politici, amministrativi e tecnici. Ha preferito concentrare l’attenzione sul risultato. È una scelta comprensibile. Il cittadino vuole conoscere la verità sul passato, ma soprattutto desidera non doverla subire ancora. C’è poi una visione più ampia. Il ponte non viene presentato come un’opera isolata, ma come il punto di partenza per la riqualificazione del parco lineare sud e del fronte costiero. Cannizzaro parla dei “cinque chilometri più belli d’Italia”. È uno slogan ambizioso. Gli slogan, però, diventano credibili soltanto quando sono preceduti dai cantieri e seguiti dalla manutenzione. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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