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Roscioli, scelto apposta: la scommessa politica di Cannizzaro

Roscioli, scelto apposta: la scommessa politica di Cannizzaro

Quando il candidato venuto da fuori non è un incidente, ma il cuore della strategia 

Roscioli, il «forestiero» scelto apposta: la scommessa politica di Cannizzaro

Quando il candidato venuto da fuori non è un incidente, ma il cuore di una strategia politica esplicita e rischiosa.

L’Editoriale di Luigi Palamara 


Una parola che nelle campagne elettorali italiane funziona sempre. Non costa nulla, non richiede programmi e soprattutto evita la fatica di ragionare: paracadutato.

La si pronuncia e il processo è fatto.

Viene da Roma? Paracadutato.
Non è nato sotto il campanile? Paracadutato.
Lo conosce il partito nazionale? Peggio ancora: imposto dall’alto.

Francesco Cannizzaro, invece, ha deciso di fare una cosa politicamente più rischiosa e per questo anche più interessante: non ha negato l’origine romana di Fabio Roscioli. L’ha rivendicata.

E ha detto, in sostanza: l’ho scelto proprio per questo.

È qui che la candidatura alle suppletive di Reggio Calabria smette di essere una normale operazione di partito e diventa una scommessa politica.

Cannizzaro sostiene che avrebbe potuto scegliere un consigliere regionale, un sindaco, un professionista reggino, un volto noto. A sentir lui, la scelta non mancava.

Avrebbe potuto perfino evitare le elezioni suppletive, ritardando le proprie dimissioni dalla Camera fino a rendere impossibile, per ragioni di calendario, il ritorno alle urne.

Ha scelto il contrario.

Si è dimesso in tempo. Ha consentito che le elezioni fossero convocate. E poi ha indicato come proprio possibile successore non il candidato più rassicurante dal punto di vista geografico, bensì quello che considera più utile dal punto di vista politico.

Questa è la tesi.

Ed è una tesi che merita di essere giudicata per ciò che è, non sostituita da uno slogan.

Roscioli non come uomo di Reggio, ma come uomo di Roma.

Il ragionamento di Cannizzaro è semplice.

Lui oggi è sindaco di Reggio Calabria. Non siede più alla Camera. Ha quindi bisogno, sostiene, di qualcuno che conosca Roma, i ministeri, la Presidenza del Consiglio, le commissioni parlamentari, i meccanismi amministrativi e soprattutto le persone che fanno funzionare quella macchina.

Fabio Roscioli è amministratore nazionale di Forza Italia.

Non è stato scelto, secondo Cannizzaro, nonostante sia romano.

È stato scelto perché è romano politicamente, cioè perché vive dentro quella struttura di relazioni che il nuovo sindaco considera necessaria per accelerare pratiche, dossier e interlocuzioni istituzionali.

Si può condividere oppure no.

Ma almeno è un ragionamento.

Ed è già qualcosa, in un tempo in cui troppe campagne elettorali sembrano gare di slogan tra persone che pretendono di governare senza spiegare come.

Cannizzaro dice: mi servono quattro o cinque mesi di collegamento diretto con Roma.

Non promette Roscioli come deputato della prossima generazione. Lo presenta quasi brutalmente come un deputato a tempo.

Una figura funzionale alla parte finale della legislatura.

E aggiunge una promessa politicamente impegnativa: alle prossime elezioni politiche, per Forza Italia in Calabria, i candidati saranno calabresi.

Nessun altro “forestiero”.

Se questa dichiarazione verrà smentita dai fatti, sarà facilissimo ricordargliela.

Ma oggi va registrata.

«Roscioli l’ho imposto io».

Poi c’è il punto forse più interessante dell’intervista.

Cannizzaro non cerca riparo dietro Roma.

Non dice: “Ce lo ha chiesto il partito”.

Dice l’esatto contrario.

«Roscioli l’ho imposto io».

Una frase che contiene insieme arroganza politica e assunzione di responsabilità.

Perché se la scelta funzionerà, Cannizzaro ne rivendicherà il merito.

Se fallirà, difficilmente potrà scaricarne la responsabilità su Tajani, sulla famiglia Berlusconi o sui vertici nazionali.

Secondo la sua ricostruzione, anzi, sarebbero stati proprio i dirigenti romani a rimanere sorpresi dalla proposta.

La candidatura, dunque, non sarebbe il prodotto di un commissariamento della Calabria da parte del centro nazionale, ma un’operazione concepita a Reggio e portata a Roma.

È una differenza non marginale.

Soprattutto in una città che conosce bene il peso simbolico della frase “candidato imposto dall’alto”.

Il fantasma di Minicuci.

Infatti il nome che inevitabilmente aleggia sul dibattito è quello di Antonino Minicuci.

Il precedente è politicamente ingombrante.

“Un altro Papa straniero”, gli viene fatto osservare durante l’incontro stampa.

Cannizzaro risponde mettendo sul tavolo il proprio peso politico.

Dice, in sostanza: davvero pensate che qualcuno possa imporre un candidato a me e a Roberto Occhiuto?

È una risposta fondata sulla forza, non sulla diplomazia.

Cannizzaro rivendica i risultati elettorali, il peso di Forza Italia in Calabria, il ruolo nazionale di Occhiuto e il proprio all’interno del partito.

Il messaggio è chiarissimo: non siamo una periferia commissariata da Roma; semmai siamo noi calabresi a influenzare Roma.

Che questa rappresentazione corrisponda completamente alla realtà sarà la politica a dimostrarlo.

Ma è certamente il cuore della narrazione cannizzariana.

Rosy Bindi e la memoria che torna utile.

Poi arriva Rosy Bindi.

Ed è qui che la memoria politica diventa improvvisamente fastidiosa.

Perché la Repubblica italiana è piena di candidati presentati lontano dai territori di origine.

Lo hanno fatto a destra.

Lo hanno fatto a sinistra.

Lo hanno fatto praticamente tutti.

Bindi fu candidata in Calabria.

E allora il problema non può essere semplicemente la carta d’identità del candidato.

Altrimenti bisognerebbe sostenere che ciò che ieri era politicamente legittimo diventa oggi scandaloso soltanto perché è cambiato il partito che lo pratica.

Non funziona così.

Il vero problema è un altro: che cosa viene a fare quel candidato?

Viene a occupare una casella?

Oppure porta relazioni, competenze, capacità operative e risultati?

È su questo che Roscioli dovrà essere giudicato.

Non sul luogo di nascita.

Il campo largo e Frank Benedetto.

Cannizzaro non risparmia naturalmente il candidato avversario, Frank Benedetto.

Gli riconosce qualità professionali, ma contesta la rappresentazione di una candidatura puramente civica e ne richiama il passato politico.

Qui il giudizio diventa apertamente elettorale.

Ed è bene che i fatti personali, amministrativi e professionali restino separati dalle schermaglie.

La domanda politica, però, rimane legittima.

Benedetto rappresenta meglio il territorio perché vi appartiene?

Roscioli può rappresentarlo meglio perché dispone di maggiori collegamenti con il Governo?

È questo il confronto che avrebbe senso affrontare.

Non “reggino contro romano”.

Ma radicamento contro capacità di incidere, sempre ammesso che le due cose siano davvero incompatibili.

Gli elettori decideranno quale delle due impostazioni considerano più convincente.

Vannacci e il laboratorio nazionale.

Poi c’è Roberto Vannacci.

Cannizzaro usa parole durissime.

Lo considera lontano dalla cultura politica europeista e atlantista di Forza Italia e sostiene che il centrodestra possa vincere senza le sue posizioni.

Anche qui Reggio viene trasformata in qualcosa di più di un collegio elettorale.

Nella visione di Cannizzaro deve diventare un laboratorio nel quale misurare due destre diverse.

Da una parte il centrodestra tradizionale, governativo, europeista.

Dall’altra una destra più radicale e sovranista.

Ed ecco il paradosso che Cannizzaro sottolinea.

Vannacci contesta Roscioli perché “viene da fuori”.

Ma Vannacci stesso alle Europee ha cercato e ottenuto voti in territori diversi.

Perché allora il principio della rappresentanza nazionale dovrebbe valere per uno e non per l’altro?

La domanda non è peregrina.

La linea rossa dentro il centrodestra.

Cannizzaro va anche oltre.

Dice che chi sta con Vannacci non può contemporaneamente stare nella coalizione del centrodestra.

È una dichiarazione destinata ad avere conseguenze nei consigli comunali e nelle amministrazioni calabresi dove questi equilibri esistono.

Non è più soltanto Reggio.

È una linea politica regionale.

Ed è forse uno dei passaggi più importanti dell’intervista, perché trasforma una suppletiva di pochi mesi in un possibile test dei futuri rapporti nel centrodestra.

Lotito, la Reggina e il sospetto permanente.

Poi arriva Claudio Lotito.

Ogni operazione politica italiana, prima o poi, genera una dietrologia.

Cannizzaro racconta di avere cercato Lotito dopo aver promesso in campagna elettorale un intervento sulla questione Reggina.

E respinge l’idea che dietro quella vicenda ci fosse uno scambio politico finalizzato a una futura candidatura parlamentare.

Anche qui formula una promessa netta: Lotito non sarà candidato in Calabria da Forza Italia.

È una dichiarazione verificabile.

Ed è questo il vantaggio delle frasi categoriche: restano negli archivi.

Ma soprattutto c’è Reggio Calabria.

Alla fine, però, tutta l’intervista ruota intorno a una parola.

Reggio Calabria.

Cannizzaro la pronuncia continuamente.

Reggio sui giornali nazionali.

Reggio nei telegiornali.

Reggio nei ministeri.

Reggio nel rapporto con Messina.

Reggio come città metropolitana nel Mediterraneo.

Reggio come laboratorio politico.

È evidente quale sia l’operazione comunicativa: trasformare una candidatura potenzialmente vulnerabile – quella dell’uomo “venuto da Roma” – nella dimostrazione che Reggio può utilizzare Roma anziché subirla.

È probabilmente questo il passaggio più audace della strategia.

Perché ribalta completamente l’accusa.

Voi dite che Roscioli viene da Roma?

Cannizzaro risponde: è precisamente per questo che lo voglio.

Non per comandare Reggio da Roma.

Ma, nella sua versione, per portare Reggio dentro Roma.

La politica si giudica dopo.

Naturalmente c’è una cosa che nessun comunicato, nessuna conferenza stampa e nessun editoriale può certificare oggi.

I risultati.

Roscioli, se sarà eletto, riuscirà davvero ad accelerare i dossier reggini?

I rapporti con il Governo produrranno finanziamenti, opere, decisioni?

La centralità nazionale annunciata da Cannizzaro diventerà qualcosa di concreto oppure resterà una formula brillante?

Questo lo sapremo dopo.

Ed è esattamente così che dovrebbe funzionare la politica.

Prima si ascoltano le strategie.

Poi si conservano le dichiarazioni.

Infine si confrontano con i fatti.

Per ora una cosa può essere detta.

La scelta di Fabio Roscioli non appare, almeno nella ricostruzione offerta da Cannizzaro, come una candidatura casuale né come il tentativo di trovare in fretta un nome da mettere sulla scheda.

È una scelta dichiaratamente politica, studiata, rischiosa e perfino controintuitiva.

Cannizzaro ci mette il proprio nome sopra.

«L’ho voluto io».

Bene.

Allora non servono né processi preventivi né assoluzioni preventive.

Servirà una cosa assai più semplice e assai più severa.

La memoria.

Perché fra qualche mese basterà tornare a queste parole e fare ciò che in politica si fa troppo raramente:

controllare se alle promesse sono seguiti i fatti.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

Roscioli, scelto apposta: la scommessa politica di Cannizzaro Quando il candidato venuto da fuori non è un incidente, ma il cuore della strategia  Roscioli, il «forestiero» scelto apposta: la scommessa politica di Cannizzaro Quando il candidato venuto da fuori non è un incidente, ma il cuore di una strategia politica esplicita e rischiosa. L’Editoriale di Luigi Palamara  Una parola che nelle campagne elettorali italiane funziona sempre. Non costa nulla, non richiede programmi e soprattutto evita la fatica di ragionare: paracadutato. La si pronuncia e il processo è fatto. Viene da Roma? Paracadutato. Non è nato sotto il campanile? Paracadutato. Lo conosce il partito nazionale? Peggio ancora: imposto dall’alto. Francesco Cannizzaro, invece, ha deciso di fare una cosa politicamente più rischiosa e per questo anche più interessante: non ha negato l’origine romana di Fabio Roscioli. L’ha rivendicata. E ha detto, in sostanza: l’ho scelto proprio per questo. È qui che la candidatura alle suppletive di Reggio Calabria smette di essere una normale operazione di partito e diventa una scommessa politica. Cannizzaro sostiene che avrebbe potuto scegliere un consigliere regionale, un sindaco, un professionista reggino, un volto noto. A sentir lui, la scelta non mancava. Avrebbe potuto perfino evitare le elezioni suppletive, ritardando le proprie dimissioni dalla Camera fino a rendere impossibile, per ragioni di calendario, il ritorno alle urne. Ha scelto il contrario. Si è dimesso in tempo. Ha consentito che le elezioni fossero convocate. E poi ha indicato come proprio possibile successore non il candidato più rassicurante dal punto di vista geografico, bensì quello che considera più utile dal punto di vista politico. Questa è la tesi. Ed è una tesi che merita di essere giudicata per ciò che è, non sostituita da uno slogan. Roscioli non come uomo di Reggio, ma come uomo di Roma. Il ragionamento di Cannizzaro è semplice. Lui oggi è sindaco di Reggio Calabria. Non siede più alla Camera. Ha quindi bisogno, sostiene, di qualcuno che conosca Roma, i ministeri, la Presidenza del Consiglio, le commissioni parlamentari, i meccanismi amministrativi e soprattutto le persone che fanno funzionare quella macchina. Fabio Roscioli è amministratore nazionale di Forza Italia. Non è stato scelto, secondo Cannizzaro, nonostante sia romano. È stato scelto perché è romano politicamente, cioè perché vive dentro quella struttura di relazioni che il nuovo sindaco considera necessaria per accelerare pratiche, dossier e interlocuzioni istituzionali. Si può condividere oppure no. Ma almeno è un ragionamento. Ed è già qualcosa, in un tempo in cui troppe campagne elettorali sembrano gare di slogan tra persone che pretendono di governare senza spiegare come. Cannizzaro dice: mi servono quattro o cinque mesi di collegamento diretto con Roma. Non promette Roscioli come deputato della prossima generazione. Lo presenta quasi brutalmente come un deputato a tempo. Una figura funzionale alla parte finale della legislatura. E aggiunge una promessa politicamente impegnativa: alle prossime elezioni politiche, per Forza Italia in Calabria, i candidati saranno calabresi. Nessun altro “forestiero”. Se questa dichiarazione verrà smentita dai fatti, sarà facilissimo ricordargliela. Ma oggi va registrata. «Roscioli l’ho imposto io». Poi c’è il punto forse più interessante dell’intervista. Cannizzaro non cerca riparo dietro Roma. Non dice: “Ce lo ha chiesto il partito”. Dice l’esatto contrario. «Roscioli l’ho imposto io». Una frase che contiene insieme arroganza politica e assunzione di responsabilità. Perché se la scelta funzionerà, Cannizzaro ne rivendicherà il merito. Se fallirà, difficilmente potrà scaricarne la responsabilità su Tajani, sulla famiglia Berlusconi o sui vertici nazionali. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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