CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

7/recent/post-list

Reggio Calabria. Elezioni suppletive. Il mito del candidato paracadutato e la propaganda che prende in giro gli elettori

Reggio Calabria.  Elezioni suppletive. Il mito del candidato paracadutato e la propaganda che prende in giro gli elettori
Analisi sul dibattito attorno alla provenienza dei candidati nella storia repubblicana e l'importanza di superare i facili slogan elettorali per concentrarsi sui fatti.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Una litania che, a ogni elezione, torna puntuale come le cambiali: il candidato viene da fuori, è stato scelto dall’alto, è stato paracadutato.

È un ritornello comodo. Talmente comodo che spesso nessuno si prende più la briga di verificare se abbia davvero un senso politico. E soprattutto se non venga usato, molto più semplicemente, per prendere in giro gli elettori.

La storia della politica italiana, del resto, è piena di candidati presentati in territori diversi da quelli di provenienza. Non è una novità, non è uno scandalo e soprattutto non è un’invenzione dell’ultima campagna elettorale.

Basta avere memoria.

Anche Rosy Bindi, esponente di primo piano del centrosinistra, fu candidata in Calabria e venne eletta. Era una scelta politica compiuta dal partito, come tante altre se ne sono viste nella storia della Repubblica. E nessuno può seriamente sostenere che il principio diventi legittimo quando riguarda il proprio campo politico e improvvisamente scandaloso quando riguarda quello avversario.

È precisamente qui che la propaganda prende il posto della politica.

Perché una cosa è discutere un candidato, contestarne le idee, la competenza, la conoscenza del territorio, il programma. Tutto legittimo. Un’altra è trasformare la sua provenienza geografica in una specie di peccato originale, fingendo che in Italia i partiti non abbiano mai deciso candidature nazionali o collocato personalità politiche in collegi considerati strategici.

Non sta né in cielo né in terra.

E il compito di chi fa informazione non è assecondare una narrazione perché funziona bene in campagna elettorale. È ricordare i fatti, anche quando disturbano.

La memoria, in politica, è una merce rara. Proprio per questo serve esercitarla.

Gli elettori possono scegliere chi vogliono, bocciare chi vogliono e giudicare severamente chiunque. Ma c’è una cosa che nessuna parte politica dovrebbe permettersi di fare: considerarli privi di memoria e prenderli in giro.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

Posta un commento

0 Commenti