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​Arghillà, la prova dello Stato: cinque milioni per il quartiere, ma il vero test sarà tra un anno.

​Arghillà, la prova dello Stato: cinque milioni per il quartiere, ma il vero test sarà tra un anno.

Arghillà, lo Stato è arrivato. Adesso deve restare

Cinque milioni, una scuola da riaprire, un presidio di polizia da restituire al quartiere, strade, lampioni, telecamere, bonifiche. Piantedosi vede con i propri occhi ciò che Reggio conosce da anni. La vera notizia, però, non sarà la firma del 16 settembre. Sarà scoprire, fra un anno, che cosa sarà rimasto di quella firma.

Il ministro Piantedosi in visita a Reggio Calabria.

​Scuole, sicurezza e bonifiche: la promessa dei fondi e la sfida della normalità oltre le passerelle. Lo Stato si misura da ciò che resta quando le auto blu vanno via.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Certe giornate lo Stato arriva con le auto blu. E altre, invece, arriva davvero.

Il 16 settembre 2026, ad Arghillà, bisognerà aspettare un po’ prima di capire a quale delle due situazioni appartenga la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Le premesse, almeno, questa volta sono scritte con numeri sufficientemente precisi da poter essere controllati.

Cinque milioni di euro.

Un milione per le strade e la mobilità. Un milione per l’illuminazione. Un milione per recuperare una scuola che non c’è più. Cinquecentomila euro per la videosorveglianza. Un milione e mezzo per bonifiche, carcasse, degrado e decoro urbano. Il piano da cinque milioni e le cinque direttrici d'intervento sono stati illustrati pubblicamente nella giornata del 16 settembre.

Poi cento mila euro, secondo quanto annunciato da Francesco Cannizzaro, per rimettere in piedi il presidio di polizia: sessanta mila dal Comune e quaranta mila già disponibili.

E poi altre risorse per la videosorveglianza, sulle quali sarebbe però bene che qualcuno mettesse subito ordine persino nei numeri. Perché durante la stessa mattinata abbiamo sentito parlare tanto di 35 mila quanto di 350 mila euro.

Un dettaglio?

No.

Quando si parla di soldi pubblici, uno zero non è mai un dettaglio.

Il quartiere dove mancava perfino la normalità.

Piantedosi è andato ad Arghillà.

Cannizzaro ha presentato la visita come un fatto storico e ha rivendicato di avere portato il problema sul tavolo nazionale. È un'affermazione politica del sindaco, che va registrata come tale. Il dato certo è che il sopralluogo si è svolto prima dell'accordo sottoscritto in Prefettura e che il ministro ha potuto osservare direttamente il quartiere.

E vedere conta.

Conta perché un dossier racconta i problemi in carattere Times New Roman; un quartiere li racconta con le finestre rotte, le carcasse, l'immondizia, le case, i bambini e i silenzi.

Il ministro ne è uscito dicendo, in sostanza, che una situazione così non è degna di un Paese civile e che occorrono interventi importanti e urgenti.

Parole severe.

Ma Arghillà, di parole severe, probabilmente potrebbe ormai aprire un archivio.

Quello che le manca non è un altro aggettivo.

Le manca la normalità.

La normalità di una strada percorribile. La normalità di un lampione che funziona. La normalità di non avere una discarica davanti casa. La normalità di una scuola. La normalità di vedere una divisa senza che ciò significhi che è appena accaduto qualcosa.

Sembra poco.

In certi pezzi d'Italia è quasi rivoluzionario.

Un milione per la scuola. Ma la scuola vale più di un milione.

Fra tutti i numeri annunciati ce n'è uno che pesa più degli altri: il milione destinato alla struttura scolastica.

Perché la scuola, ad Arghillà, non è soltanto un edificio.

È esattamente ciò che lo stesso ministro ha chiamato una delle prime istituzioni della legalità e della vita democratica.

Quando lo Stato arretra da un quartiere difficile, non lascia un vuoto.

I vuoti non esistono.

Qualcun altro li occupa.

Li occupa l'abbandono. Li occupa l'economia irregolare. Li occupa la rassegnazione. Nei casi peggiori li occupa la criminalità.

Per questo un commissariato senza una scuola risolve una parte del problema.

Una scuola senza sicurezza ne risolve un'altra.

Servono entrambi.

Ed è forse il punto più sensato emerso dalla giornata reggina: la sicurezza non può essere soltanto repressione.

Piantedosi lo ha detto esplicitamente parlando delle «precondizioni della sicurezza»: recupero urbano, servizi, scuola, controllo del territorio.

È un'impostazione che potrà essere giudicata soltanto sulla sua applicazione.

Perché anche la più intelligente delle teorie, senza cantieri, resta una teoria.

Polizia, uomini e numeri.

C'è poi l'altro pilastro: gli organici.

Piantedosi ha rivendicato il rafforzamento delle forze dell'ordine destinate alla Calabria e al Reggino. È una materia sulla quale conviene distinguere fra numeri locali annunciati durante il punto stampa e dati nazionali verificabili.

Il Ministero dell'Interno ha comunicato nel gennaio 2026 l'arrivo di 3.500 nuovi poliziotti e ha indicato in 42.500 il numero complessivo degli operatori delle forze di polizia assunti dall'insediamento del Governo.

Esiste anche un dibattito sulla sufficienza di questi numeri rispetto alle scoperture e ai pensionamenti: altre analisi hanno sottolineato che, pur essendoci un saldo positivo, permangono carenze negli organici nazionali.

Sono due piani differenti e non è necessario trasformarli in slogan contrapposti.

Assumere personale è un fatto.

Avere personale sufficiente dove serve è un'altra domanda.

Ad Arghillà interessa soprattutto la seconda.

Il modello Caivano e la tentazione della parola “emergenza”.

Occhiuto chiede che Arghillà venga trattata come questione di rilievo nazionale e richiama esperienze di intervento straordinario adottate in altri territori.

È qui che comincia la parte più delicata.

Perché in Italia la parola emergenza possiede uno strano talento: accelera lo Stato ma talvolta assolve l'ordinario.

E invece Arghillà obbliga a fare la domanda più scomoda.

Come fa una condizione di degrado sedimentata per anni a diventare improvvisamente un'emergenza?

Un terremoto è un'emergenza.

Un'alluvione è un'emergenza.

Il degrado accumulato nel tempo è qualcosa di più imbarazzante: è un processo.

E se è un processo significa che ha avuto un ieri, un oggi e molti responsabili amministrativi, istituzionali e sociali distribuiti lungo il percorso.

Questo non diminuisce la necessità di strumenti straordinari.

La rende semmai più esigente.

Se servono procedure più rapide, che si adottino.

Se serve una cabina di regia, che lavori.

Se serve una norma, che venga discussa e approvata.

Ma l'eccezione deve servire a riportare l'ordinario dove l'ordinario è scomparso.

Non può diventare l'ennesimo modo italiano di amministrare ciò che avremmo dovuto amministrare prima.

«Radere al suolo Arghillà»? No: bisogna capire che cosa salvare.

A un certo punto, durante le domande, è arrivata l'espressione più brutale della giornata: perché non «radere al suolo» tutto e ripensare completamente l'area?

La provocazione conteneva però una domanda seria.

Che cosa vogliamo fare di Arghillà?

Ripararla?

Sorvegliarla?

Ripulirla?

Oppure ripensarla?

Piantedosi ha scelto quest'ultima impostazione, almeno nelle parole: riqualificare gli spazi, affrontare rifiuti e degrado abitativo, intervenire sulle situazioni di abusivismo, recuperare l'accesso legale alla casa.

Ma soprattutto ha ricordato una cosa ovvia che spesso dimentichiamo quando descriviamo una periferia: nei quartieri difficili abitano persone, non categorie sociologiche.

Arghillà non è «il degrado».

Ad Arghillà c'è degrado.

La differenza grammaticale è piccola.

Quella politica, sociale e morale è enorme.

Perché se identifichi un luogo con il suo problema, finirai inevitabilmente per identificare i suoi abitanti con quel problema.

E allora non stai più riqualificando un quartiere.

Lo stai marchiando.

La bonifica più difficile viene dopo la bonifica.

Un milione e mezzo servirà a togliere carcasse, rifiuti e degrado.

Bene.

Ma il test comincia la mattina successiva alla pulizia.

Chi impedirà che ciò che viene bonificato torni ad essere una discarica?

Chi garantirà la manutenzione dei lampioni?

Chi controllerà le telecamere?

Chi manterrà percorribili le strade?

Chi farà vivere la scuola dopo averla ristrutturata?

Chi presidierà il posto di polizia dopo il taglio del nastro?

È questa la domanda che nell'intervista finale è stata posta anche a Cannizzaro.

E il sindaco ha riconosciuto che i cinque milioni rappresentano un punto di partenza, non di arrivo.

È probabilmente la frase sulla quale conviene prendere sul serio l'intera operazione.

Perché il problema delle periferie italiane non consiste soltanto nel trovare denaro per inaugurarle una seconda volta.

Consiste nel trovare amministrazione sufficiente a impedire che debbano essere inaugurate una terza.

Poi la politica nazionale irrompe nella stanza.

Come accade in ogni conferenza stampa italiana che si rispetti, a un certo punto Arghillà è uscita dalla stanza e sono entrati Salvini, la prossima legislatura, il Viminale e la Spagna.

A Piantedosi è stato chiesto di un possibile ritorno di Matteo Salvini al Ministero dell'Interno.

Il ministro, che di Salvini fu stretto collaboratore, ne ha dato una valutazione positiva e ha detto di condividere l'auspicio politico formulato in quella direzione.

È una posizione politica di Piantedosi.

Non una previsione sul prossimo Governo.

Ed è importante tenere separate le due cose.

Subito dopo è arrivata la questione dei rapporti con la Spagna e delle critiche legate a Schengen. Piantedosi ha scelto un tono istituzionale: niente escalation verbale, rivendicazione delle motivazioni tecniche e di sicurezza poste alla base della decisione italiana.

Il punto stampa, per qualche minuto, è diventato politica nazionale.

Poi Arghillà è tornata al centro.

Ed era meglio così.

Entro un anno.

Piantedosi ha detto di voler tornare.

Questa è forse la promessa più semplice da verificare.

Non servono commissioni d'inchiesta.

Basta un calendario.

Il ministro sostiene che la visita del 16 settembre sia un inizio e non una conclusione. Cannizzaro dice lo stesso dei cinque milioni. Occhiuto chiede un intervento organico. La Regione si dichiara pronta a concorrere. Prefettura e Comune hanno firmato un accordo.

Perfetto.

Adesso comincia la parte antipatica.

Le date.

I progetti.

Gli affidamenti.

I cantieri.

Le somme impegnate.

Le somme spese.

Le telecamere funzionanti.

Le carcasse rimosse.

La scuola aperta.

Il presidio operativo.

Perché un quartiere non misura la presenza dello Stato contando quanti ministri vi siano passati.

La misura contando quante cose funzionano quando i ministri se ne sono andati.

E dunque la fotografia del 16 settembre, con Piantedosi, Cannizzaro, Occhiuto, Vaccaro e Ferro, ha certamente un valore istituzionale. La firma dell'accordo è un fatto. I cinque milioni sono un impegno concreto.

Ma la fotografia decisiva non è stata ancora scattata.

Andrebbe scattata nello stesso posto fra dodici mesi.

Senza conferenza stampa, magari.

Una strada.

Un lampione.

Una scuola.

Un posto di polizia.

Una strada senza carcasse.

Dei bambini che entrano in classe.

Se ci saranno, non servirà neppure un comunicato per spiegare che lo Stato è arrivato.

Vorrà dire che, finalmente, è rimasto.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara «Radere al suolo Arghillà»? No: bisogna capire che cosa salvare. A un certo punto, durante le domande, è arrivata l'espressione più brutale della giornata: perché non «radere al suolo» tutto e ripensare completamente l'area? La provocazione conteneva però una domanda seria. Che cosa vogliamo fare di Arghillà? Ripararla? Sorvegliarla? Ripulirla? Oppure ripensarla? Piantedosi ha scelto quest'ultima impostazione, almeno nelle parole: riqualificare gli spazi, affrontare rifiuti e degrado abitativo, intervenire sulle situazioni di abusivismo, recuperare l'accesso legale alla casa. Ma soprattutto ha ricordato una cosa ovvia che spesso dimentichiamo quando descriviamo una periferia: nei quartieri difficili abitano persone, non categorie sociologiche. Arghillà non è «il degrado». Ad Arghillà c'è degrado. La differenza grammaticale è piccola. Quella politica, sociale e morale è enorme. Perché se identifichi un luogo con il suo problema, finirai inevitabilmente per identificare i suoi abitanti con quel problema. E allora non stai più riqualificando un quartiere. Lo stai marchiando. #matteopiantedosi #ministrodefliinterni #arghillà #reggiocalabria #francescocannizzaro ♬ audio originale - Luigi Palamara
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Arrivo presso la Prefettura di Reggio Calabria del Ministro degli Interni Matteo Piantedosi Reggio Calabria 16 settembre 2026

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Francesco Cannizzaro Sindaco di Reggio Calabria. ​Arghillà, la prova dello Stato: cinque milioni per il quartiere, ma il vero test sarà tra un anno. Arghillà, lo Stato è arrivato. Adesso deve restare Cinque milioni, una scuola da riaprire, un presidio di polizia da restituire al quartiere, strade, lampioni, telecamere, bonifiche. Piantedosi vede con i propri occhi ciò che Reggio conosce da anni. La vera notizia, però, non sarà la firma del 16 settembre. Sarà scoprire, fra un anno, che cosa sarà rimasto di quella firma. Il ministro Piantedosi in visita a Reggio Calabria. ​Scuole, sicurezza e bonifiche: la promessa dei fondi e la sfida della normalità oltre le passerelle. Lo Stato si misura da ciò che resta quando le auto blu vanno via. L'Editoriale di Luigi Palamara   Certe giornate lo Stato arriva con le auto blu. E altre, invece, arriva davvero. Il 16 settembre 2026, ad Arghillà, bisognerà aspettare un po’ prima di capire a quale delle due situazioni appartenga la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le premesse, almeno, questa volta sono scritte con numeri sufficientemente precisi da poter essere controllati. Cinque milioni di euro. Un milione per le strade e la mobilità. Un milione per l’illuminazione. Un milione per recuperare una scuola che non c’è più. Cinquecentomila euro per la videosorveglianza. Un milione e mezzo per bonifiche, carcasse, degrado e decoro urbano. Il piano da cinque milioni e le cinque direttrici d'intervento sono stati illustrati pubblicamente nella giornata del 16 settembre. Poi cento mila euro, secondo quanto annunciato da Francesco Cannizzaro, per rimettere in piedi il presidio di polizia: sessanta mila dal Comune e quaranta mila già disponibili. E poi altre risorse per la videosorveglianza, sulle quali sarebbe però bene che qualcuno mettesse subito ordine persino nei numeri. Perché durante la stessa mattinata abbiamo sentito parlare tanto di 35 mila quanto di 350 mila euro. Un dettaglio? No. Quando si parla di soldi pubblici, uno zero non è mai un dettaglio. Il quartiere dove mancava perfino la normalità. Piantedosi è andato ad Arghillà. Cannizzaro ha presentato la visita come un fatto storico e ha rivendicato di avere portato il problema sul tavolo nazionale. È un'affermazione politica del sindaco, che va registrata come tale. Il dato certo è che il sopralluogo si è svolto prima dell'accordo sottoscritto in Prefettura e che il ministro ha potuto osservare direttamente il quartiere. E vedere conta. Conta perché un dossier racconta i problemi in carattere Times New Roman; un quartiere li racconta con le finestre rotte, le carcasse, l'immondizia, le case, i bambini e i silenzi. Il ministro ne è uscito dicendo, in sostanza, che una situazione così non è degna di un Paese civile e che occorrono interventi importanti e urgenti. Parole severe. Ma Arghillà, di parole severe, probabilmente potrebbe ormai aprire un archivio. Quello che le manca non è un altro aggettivo. Le manca la normalità. La normalità di una strada percorribile. La normalità di un lampione che funziona. La normalità di non avere una discarica davanti casa. La normalità di una scuola. La normalità di vedere una divisa senza che ciò significhi che è appena accaduto qualcosa. Sembra poco. In certi pezzi d'Italia è quasi rivoluzionario. Un milione per la scuola. Ma la scuola vale più di un milione. Fra tutti i numeri annunciati ce n'è uno che pesa più degli altri: il milione destinato alla struttura scolastica. Perché la scuola, ad Arghillà, non è soltanto un edificio. È esattamente ciò che lo stesso ministro ha chiamato una delle prime istituzioni della legalità e della vita democratica. Quando lo Stato arretra da un quartiere difficile, non lascia un vuoto. I vuoti non esistono. Qualcun altro li occupa. Li occupa l'abbandono. Li occupa l'economia irregolare. Li occupa la rassegnazione. Nei casi peggiori li occupa la criminalità. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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Matteo Piantedosi Ministro dell’Interno. ​Arghillà, la prova dello Stato: cinque milioni per il quartiere, ma il vero test sarà tra un anno. Arghillà, lo Stato è arrivato. Adesso deve restare Cinque milioni, una scuola da riaprire, un presidio di polizia da restituire al quartiere, strade, lampioni, telecamere, bonifiche. Piantedosi vede con i propri occhi ciò che Reggio conosce da anni. La vera notizia, però, non sarà la firma del 16 settembre. Sarà scoprire, fra un anno, che cosa sarà rimasto di quella firma. Il ministro Piantedosi in visita a Reggio Calabria. ​Scuole, sicurezza e bonifiche: la promessa dei fondi e la sfida della normalità oltre le passerelle. Lo Stato si misura da ciò che resta quando le auto blu vanno via. L'Editoriale di Luigi Palamara   Certe giornate lo Stato arriva con le auto blu. E altre, invece, arriva davvero. Il 16 settembre 2026, ad Arghillà, bisognerà aspettare un po’ prima di capire a quale delle due situazioni appartenga la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le premesse, almeno, questa volta sono scritte con numeri sufficientemente precisi da poter essere controllati. Cinque milioni di euro. Un milione per le strade e la mobilità. Un milione per l’illuminazione. Un milione per recuperare una scuola che non c’è più. Cinquecentomila euro per la videosorveglianza. Un milione e mezzo per bonifiche, carcasse, degrado e decoro urbano. Il piano da cinque milioni e le cinque direttrici d'intervento sono stati illustrati pubblicamente nella giornata del 16 settembre. Poi cento mila euro, secondo quanto annunciato da Francesco Cannizzaro, per rimettere in piedi il presidio di polizia: sessanta mila dal Comune e quaranta mila già disponibili. E poi altre risorse per la videosorveglianza, sulle quali sarebbe però bene che qualcuno mettesse subito ordine persino nei numeri. Perché durante la stessa mattinata abbiamo sentito parlare tanto di 35 mila quanto di 350 mila euro. Un dettaglio? No. Quando si parla di soldi pubblici, uno zero non è mai un dettaglio. Il quartiere dove mancava perfino la normalità. Piantedosi è andato ad Arghillà. Cannizzaro ha presentato la visita come un fatto storico e ha rivendicato di avere portato il problema sul tavolo nazionale. È un'affermazione politica del sindaco, che va registrata come tale. Il dato certo è che il sopralluogo si è svolto prima dell'accordo sottoscritto in Prefettura e che il ministro ha potuto osservare direttamente il quartiere. E vedere conta. Conta perché un dossier racconta i problemi in carattere Times New Roman; un quartiere li racconta con le finestre rotte, le carcasse, l'immondizia, le case, i bambini e i silenzi. Il ministro ne è uscito dicendo, in sostanza, che una situazione così non è degna di un Paese civile e che occorrono interventi importanti e urgenti. Parole severe. Ma Arghillà, di parole severe, probabilmente potrebbe ormai aprire un archivio. Quello che le manca non è un altro aggettivo. Le manca la normalità. La normalità di una strada percorribile. La normalità di un lampione che funziona. La normalità di non avere una discarica davanti casa. La normalità di una scuola. La normalità di vedere una divisa senza che ciò significhi che è appena accaduto qualcosa. Sembra poco. In certi pezzi d'Italia è quasi rivoluzionario. Un milione per la scuola. Ma la scuola vale più di un milione. Fra tutti i numeri annunciati ce n'è uno che pesa più degli altri: il milione destinato alla struttura scolastica. Perché la scuola, ad Arghillà, non è soltanto un edificio. È esattamente ciò che lo stesso ministro ha chiamato una delle prime istituzioni della legalità e della vita democratica. Quando lo Stato arretra da un quartiere difficile, non lascia un vuoto. I vuoti non esistono. Qualcun altro li occupa. Li occupa l'abbandono. Li occupa l'economia irregolare. Li occupa la rassegnazione. Nei casi peggiori li occupa la criminalità. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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Intervista a Matteo Piantedosi Ministro dell’Interno. ​Arghillà, la prova dello Stato: cinque milioni per il quartiere, ma il vero test sarà tra un anno. Arghillà, lo Stato è arrivato. Adesso deve restare Cinque milioni, una scuola da riaprire, un presidio di polizia da restituire al quartiere, strade, lampioni, telecamere, bonifiche. Piantedosi vede con i propri occhi ciò che Reggio conosce da anni. La vera notizia, però, non sarà la firma del 16 settembre. Sarà scoprire, fra un anno, che cosa sarà rimasto di quella firma. Il ministro Piantedosi in visita a Reggio Calabria. ​Scuole, sicurezza e bonifiche: la promessa dei fondi e la sfida della normalità oltre le passerelle. Lo Stato si misura da ciò che resta quando le auto blu vanno via. L'Editoriale di Luigi Palamara   Certe giornate lo Stato arriva con le auto blu. E altre, invece, arriva davvero. Il 16 settembre 2026, ad Arghillà, bisognerà aspettare un po’ prima di capire a quale delle due situazioni appartenga la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le premesse, almeno, questa volta sono scritte con numeri sufficientemente precisi da poter essere controllati. Cinque milioni di euro. Un milione per le strade e la mobilità. Un milione per l’illuminazione. Un milione per recuperare una scuola che non c’è più. Cinquecentomila euro per la videosorveglianza. Un milione e mezzo per bonifiche, carcasse, degrado e decoro urbano. Il piano da cinque milioni e le cinque direttrici d'intervento sono stati illustrati pubblicamente nella giornata del 16 settembre. Poi cento mila euro, secondo quanto annunciato da Francesco Cannizzaro, per rimettere in piedi il presidio di polizia: sessanta mila dal Comune e quaranta mila già disponibili. E poi altre risorse per la videosorveglianza, sulle quali sarebbe però bene che qualcuno mettesse subito ordine persino nei numeri. Perché durante la stessa mattinata abbiamo sentito parlare tanto di 35 mila quanto di 350 mila euro. Un dettaglio? No. Quando si parla di soldi pubblici, uno zero non è mai un dettaglio. Il quartiere dove mancava perfino la normalità. Piantedosi è andato ad Arghillà. Cannizzaro ha presentato la visita come un fatto storico e ha rivendicato di avere portato il problema sul tavolo nazionale. È un'affermazione politica del sindaco, che va registrata come tale. Il dato certo è che il sopralluogo si è svolto prima dell'accordo sottoscritto in Prefettura e che il ministro ha potuto osservare direttamente il quartiere. E vedere conta. Conta perché un dossier racconta i problemi in carattere Times New Roman; un quartiere li racconta con le finestre rotte, le carcasse, l'immondizia, le case, i bambini e i silenzi. Il ministro ne è uscito dicendo, in sostanza, che una situazione così non è degna di un Paese civile e che occorrono interventi importanti e urgenti. Parole severe. Ma Arghillà, di parole severe, probabilmente potrebbe ormai aprire un archivio. Quello che le manca non è un altro aggettivo. Le manca la normalità. La normalità di una strada percorribile. La normalità di un lampione che funziona. La normalità di non avere una discarica davanti casa. La normalità di una scuola. La normalità di vedere una divisa senza che ciò significhi che è appena accaduto qualcosa. Sembra poco. In certi pezzi d'Italia è quasi rivoluzionario. Un milione per la scuola. Ma la scuola vale più di un milione. Fra tutti i numeri annunciati ce n'è uno che pesa più degli altri: il milione destinato alla struttura scolastica. Perché la scuola, ad Arghillà, non è soltanto un edificio. È esattamente ciò che lo stesso ministro ha chiamato una delle prime istituzioni della legalità e della vita democratica. Quando lo Stato arretra da un quartiere difficile, non lascia un vuoto. I vuoti non esistono. Qualcun altro li occupa. Li occupa l'abbandono. Li occupa l'economia irregolare. Li occupa la rassegnazione. Nei casi peggiori li occupa la criminalità. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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Intervista a Francesco Cannizzaro Sindaco di Reggio Calabria. ​Arghillà, la prova dello Stato: cinque milioni per il quartiere, ma il vero test sarà tra un anno. Arghillà, lo Stato è arrivato. Adesso deve restare Cinque milioni, una scuola da riaprire, un presidio di polizia da restituire al quartiere, strade, lampioni, telecamere, bonifiche. Piantedosi vede con i propri occhi ciò che Reggio conosce da anni. La vera notizia, però, non sarà la firma del 16 settembre. Sarà scoprire, fra un anno, che cosa sarà rimasto di quella firma. Il ministro Piantedosi in visita a Reggio Calabria. ​Scuole, sicurezza e bonifiche: la promessa dei fondi e la sfida della normalità oltre le passerelle. Lo Stato si misura da ciò che resta quando le auto blu vanno via. L'Editoriale di Luigi Palamara   Certe giornate lo Stato arriva con le auto blu. E altre, invece, arriva davvero. Il 16 settembre 2026, ad Arghillà, bisognerà aspettare un po’ prima di capire a quale delle due situazioni appartenga la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le premesse, almeno, questa volta sono scritte con numeri sufficientemente precisi da poter essere controllati. Cinque milioni di euro. Un milione per le strade e la mobilità. Un milione per l’illuminazione. Un milione per recuperare una scuola che non c’è più. Cinquecentomila euro per la videosorveglianza. Un milione e mezzo per bonifiche, carcasse, degrado e decoro urbano. Il piano da cinque milioni e le cinque direttrici d'intervento sono stati illustrati pubblicamente nella giornata del 16 settembre. Poi cento mila euro, secondo quanto annunciato da Francesco Cannizzaro, per rimettere in piedi il presidio di polizia: sessanta mila dal Comune e quaranta mila già disponibili. E poi altre risorse per la videosorveglianza, sulle quali sarebbe però bene che qualcuno mettesse subito ordine persino nei numeri. Perché durante la stessa mattinata abbiamo sentito parlare tanto di 35 mila quanto di 350 mila euro. Un dettaglio? No. Quando si parla di soldi pubblici, uno zero non è mai un dettaglio. Il quartiere dove mancava perfino la normalità. Piantedosi è andato ad Arghillà. Cannizzaro ha presentato la visita come un fatto storico e ha rivendicato di avere portato il problema sul tavolo nazionale. È un'affermazione politica del sindaco, che va registrata come tale. Il dato certo è che il sopralluogo si è svolto prima dell'accordo sottoscritto in Prefettura e che il ministro ha potuto osservare direttamente il quartiere. E vedere conta. Conta perché un dossier racconta i problemi in carattere Times New Roman; un quartiere li racconta con le finestre rotte, le carcasse, l'immondizia, le case, i bambini e i silenzi. Il ministro ne è uscito dicendo, in sostanza, che una situazione così non è degna di un Paese civile e che occorrono interventi importanti e urgenti. Parole severe. Ma Arghillà, di parole severe, probabilmente potrebbe ormai aprire un archivio. Quello che le manca non è un altro aggettivo. Le manca la normalità. La normalità di una strada percorribile. La normalità di un lampione che funziona. La normalità di non avere una discarica davanti casa. La normalità di una scuola. La normalità di vedere una divisa senza che ciò significhi che è appena accaduto qualcosa. Sembra poco. In certi pezzi d'Italia è quasi rivoluzionario. Un milione per la scuola. Ma la scuola vale più di un milione. Fra tutti i numeri annunciati ce n'è uno che pesa più degli altri: il milione destinato alla struttura scolastica. Perché la scuola, ad Arghillà, non è soltanto un edificio. È esattamente ciò che lo stesso ministro ha chiamato una delle prime istituzioni della legalità e della vita democratica. Quando lo Stato arretra da un quartiere difficile, non lascia un vuoto. I vuoti non esistono. Qualcun altro li occupa. Li occupa l'abbandono. Li occupa l'economia irregolare. Li occupa la rassegnazione. Nei casi peggiori li occupa la criminalità. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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Roberto Occhiuto Presidente della Regione Calabria. ​Arghillà, la prova dello Stato: cinque milioni per il quartiere, ma il vero test sarà tra un anno. Arghillà, lo Stato è arrivato. Adesso deve restare Cinque milioni, una scuola da riaprire, un presidio di polizia da restituire al quartiere, strade, lampioni, telecamere, bonifiche. Piantedosi vede con i propri occhi ciò che Reggio conosce da anni. La vera notizia, però, non sarà la firma del 16 settembre. Sarà scoprire, fra un anno, che cosa sarà rimasto di quella firma. Il ministro Piantedosi in visita a Reggio Calabria. ​Scuole, sicurezza e bonifiche: la promessa dei fondi e la sfida della normalità oltre le passerelle. Lo Stato si misura da ciò che resta quando le auto blu vanno via. L'Editoriale di Luigi Palamara   Certe giornate lo Stato arriva con le auto blu. E altre, invece, arriva davvero. Il 16 settembre 2026, ad Arghillà, bisognerà aspettare un po’ prima di capire a quale delle due situazioni appartenga la visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Le premesse, almeno, questa volta sono scritte con numeri sufficientemente precisi da poter essere controllati. Cinque milioni di euro. Un milione per le strade e la mobilità. Un milione per l’illuminazione. Un milione per recuperare una scuola che non c’è più. Cinquecentomila euro per la videosorveglianza. Un milione e mezzo per bonifiche, carcasse, degrado e decoro urbano. Il piano da cinque milioni e le cinque direttrici d'intervento sono stati illustrati pubblicamente nella giornata del 16 settembre. Poi cento mila euro, secondo quanto annunciato da Francesco Cannizzaro, per rimettere in piedi il presidio di polizia: sessanta mila dal Comune e quaranta mila già disponibili. E poi altre risorse per la videosorveglianza, sulle quali sarebbe però bene che qualcuno mettesse subito ordine persino nei numeri. Perché durante la stessa mattinata abbiamo sentito parlare tanto di 35 mila quanto di 350 mila euro. Un dettaglio? No. Quando si parla di soldi pubblici, uno zero non è mai un dettaglio. Il quartiere dove mancava perfino la normalità. Piantedosi è andato ad Arghillà. Cannizzaro ha presentato la visita come un fatto storico e ha rivendicato di avere portato il problema sul tavolo nazionale. È un'affermazione politica del sindaco, che va registrata come tale. Il dato certo è che il sopralluogo si è svolto prima dell'accordo sottoscritto in Prefettura e che il ministro ha potuto osservare direttamente il quartiere. E vedere conta. Conta perché un dossier racconta i problemi in carattere Times New Roman; un quartiere li racconta con le finestre rotte, le carcasse, l'immondizia, le case, i bambini e i silenzi. Il ministro ne è uscito dicendo, in sostanza, che una situazione così non è degna di un Paese civile e che occorrono interventi importanti e urgenti. Parole severe. Ma Arghillà, di parole severe, probabilmente potrebbe ormai aprire un archivio. Quello che le manca non è un altro aggettivo. Le manca la normalità. La normalità di una strada percorribile. La normalità di un lampione che funziona. La normalità di non avere una discarica davanti casa. La normalità di una scuola. La normalità di vedere una divisa senza che ciò significhi che è appena accaduto qualcosa. Sembra poco. In certi pezzi d'Italia è quasi rivoluzionario. Un milione per la scuola. Ma la scuola vale più di un milione. Fra tutti i numeri annunciati ce n'è uno che pesa più degli altri: il milione destinato alla struttura scolastica. Perché la scuola, ad Arghillà, non è soltanto un edificio. È esattamente ciò che lo stesso ministro ha chiamato una delle prime istituzioni della legalità e della vita democratica. Quando lo Stato arretra da un quartiere difficile, non lascia un vuoto. I vuoti non esistono. Qualcun altro li occupa. Li occupa l'abbandono. Li occupa l'economia irregolare. Li occupa la rassegnazione. Nei casi peggiori li occupa la criminalità. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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