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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Domani, ancora. L'Ultimo sogno

Domani, ancora

È sera.

Gianluca ha sessantacinque anni.

Davanti a lui l’Aspromonte cambia colore.

Il sole scende.

Prima giallo.

Poi arancio.

Poi rosso.

Poi viola.

Ogni colore dura poco.

Forse è per questo che è bello.

Gianluca guarda.

Sa che il tempo è fatto così.

Non si ferma.

Non si lascia trattenere.

Ma può essere guardato.

Può essere raccontato.

Può essere dipinto.

Può essere amato.

Pensa a Marion.

Alla ragazza che guardava le nuvole perché non erano mai uguali.

Pensa a se stesso.

Al ragazzo che voleva sapere cosa ci fosse dietro ogni montagna.

In fondo erano stati questo.

Due inguaribili sognatori.

Marion aveva sognato con gli occhi pieni di malinconia.

Gianluca aveva trasformato il sogno in una disciplina dell’anima.

Ogni volta che qualcosa finiva, cercava una porta.

Quando Medicina si fermò, arrivò un’altra strada.

Quando Pavia diventò lontananza, arrivarono Eleonora e Veronica.

Quando la vita militare finì, arrivò il ritorno.

Quando una città terminava il proprio compito, ne cominciava un’altra.

Bova Marina.

Melito Porto Salvo.

Saline Joniche.

Reggio Calabria.

Quando il giornalismo non bastava, arrivò la scrittura.

Quando le parole non bastavano, arrivarono i colori.

E quando anche i colori sembravano insufficienti, Gianluca tornava a guardare.

Era sempre stato così.

Non smettere.

Non perché fosse invincibile.

Non lo era.

Aveva avuto paura.

Aveva sbagliato.

Aveva sofferto.

Aveva perso.

Aveva rinunciato.

Ma aveva una qualità difficile da spezzare.

Continuava a credere che dopo ogni fine esistesse ancora qualcosa.

Un’altra pagina.

Un’altra tela.

Un’altra strada.

Un altro giorno.

Domani.

Quella parola.

Sempre quella.

Da ragazzo la diceva a Marion.

«Domani?»

«Domani.»

Adesso la dice a se stesso.

Domani scriverò.

Domani dipingerò.

Domani tornerò a vedere quella montagna.

Domani forse nascerà un’altra storia.

Sa benissimo che un giorno il domani non arriverà.

Non ne parla con paura.

O almeno non sempre.

Ha imparato che la morte non rende inutile il sogno.

Lo rende urgente.

Gianluca si alza.

Guarda Roccaforte nella sua immaginazione.

Forse un giorno, non troppo lontano, aprirà davvero una finestra lassù.

Sarà mattina.

L’Aspromonte sarà davanti.

Sul tavolo ci sarà una pagina bianca.

Accanto una tela.

Forse una tazza di caffè.

Forse niente altro.

Qualcuno gli domanderà:

«Che fai, Gianluca?»

E lui risponderà come quando era bambino.

«Niente.»

«E allora cosa guardi?»

Gianluca sorriderà.

«Sto sognando.»

«A questa età?»

Lui riderà.

«Soprattutto a questa età.»

Poi prenderà un pennello.

O una penna.

O forse resterà semplicemente seduto.

Guarderà le montagne.

Le case.

La luce.

E sentirà Marion.

«Non sei ancora guarito, allora.»

«Da cosa?»

«Dal sogno.»

Gianluca sorriderà.

«No.»

«E non vuoi guarire?»

Lui guarderà l’Aspromonte.

«Mai.»

Il vento entrerà dalla finestra.

Avrà lo stesso odore della sua infanzia.

Terra.

Erba.

Legna.

Pioggia lontana.

Gianluca chiuderà gli occhi.

Avrà sessantacinque anni.

E diciassette.

Nello stesso momento.

Poi sentirà la voce di Marion.

«Domani?»

E lui, come sempre, risponderà:

«Domani.»

Perché forse è questo, alla fine, il segreto di tutta la sua vita.

Non avere avuto sempre ciò che desiderava.

Non avere vinto ogni battaglia.

Non essere diventato tutto ciò che aveva immaginato.

Ma avere conservato, attraverso ogni perdita, la capacità di guardare avanti.

La realtà gli ha insegnato prudenza.

Il tempo gli ha insegnato misura.

Il dolore gli ha insegnato pazienza.

Le figlie gli hanno insegnato responsabilità.

L’Aspromonte gli ha insegnato appartenenza.

Marion gli ha insegnato la meraviglia.

E il sogno gli ha insegnato a vivere.

Così Gianluca continua.

A sessantacinque anni.

Con i piedi ben piantati nella realtà.

E gli occhi, ostinatamente, rivolti un poco più lontano.

Verso la prossima pagina.

La prossima tela.

La prossima luce.

Il prossimo domani.

E forse, un giorno, verso Roccaforte del Greco.

Il luogo da cui tutto è cominciato.

Il luogo dove Marion è ancora giovane.

Il luogo dove il ragazzo che Gianluca è stato continua ad aspettarlo sopra un vecchio muretto.

Il luogo dove vorrebbe chiudere il cerchio.

Non per smettere di sognare.

Ma per sognare, finalmente, da casa.

@luigi.palamara Gianluca si alza. Guarda Roccaforte nella sua immaginazione. Forse un giorno, non troppo lontano, aprirà davvero una finestra lassù. Sarà mattina. L’Aspromonte sarà davanti. Sul tavolo ci sarà una pagina bianca. Accanto una tela. Forse una tazza di caffè. Forse niente altro. Qualcuno gli domanderà: «Che fai, Gianluca?» E lui risponderà come quando era bambino. «Niente.» «E allora cosa guardi?» Gianluca sorriderà. «Sto sognando.» «A questa età?» Lui riderà. «Soprattutto a questa età.» Poi prenderà un pennello. O una penna. O forse resterà semplicemente seduto. Guarderà le montagne. Le case. La luce. E sentirà Marion. «Non sei ancora guarito, allora.» «Da cosa?» «Dal sogno.» Gianluca sorriderà. «No.» «E non vuoi guarire?» Lui guarderà l’Aspromonte. «Mai.» Il vento entrerà dalla finestra. Avrà lo stesso odore della sua infanzia. Terra. Erba. Legna. Pioggia lontana. Gianluca chiuderà gli occhi. Avrà sessantacinque anni. E diciassette. Nello stesso momento. Poi sentirà la voce di Marion. «Domani?» E lui, come sempre, risponderà: «Domani.» Perché forse è questo, alla fine, il segreto di tutta la sua vita. Non avere avuto sempre ciò che desiderava. Non avere vinto ogni battaglia. Non essere diventato tutto ciò che aveva immaginato. Ma avere conservato, attraverso ogni perdita, la capacità di guardare avanti. La realtà gli ha insegnato prudenza. Il tempo gli ha insegnato misura. Il dolore gli ha insegnato pazienza. Le figlie gli hanno insegnato responsabilità. L’Aspromonte gli ha insegnato appartenenza. Marion gli ha insegnato la meraviglia. E il sogno gli ha insegnato a vivere. Così Gianluca continua. A sessantacinque anni. Con i piedi ben piantati nella realtà. E gli occhi, ostinatamente, rivolti un poco più lontano. Verso la prossima pagina. La prossima tela. La prossima luce. Il prossimo domani. E forse, un giorno, verso Roccaforte del Greco. Il luogo da cui tutto è cominciato. Il luogo dove Marion è ancora giovane. Il luogo dove il ragazzo che Gianluca è stato continua ad aspettarlo sopra un vecchio muretto. Il luogo dove vorrebbe chiudere il cerchio. Non per smettere di sognare. Ma per sognare, finalmente, da casa. Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno #aspromonte #primoamore #roccafortedelgreco #luigipalamara #palamaraluigi ♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

Domani, ancora È sera. Gianluca ha sessantacinque anni. Davanti a lui l’Aspromonte cambia colore. Il sole scende. Prima giallo. Poi arancio. Poi rosso. Poi viola. Ogni colore dura poco. Forse è per questo che è bello. Gianluca guarda. Sa che il tempo è fatto così. Non si ferma. Non si lascia trattenere. Ma può essere guardato. Può essere raccontato. Può essere dipinto. Può essere amato. Pensa a Marion. Alla ragazza che guardava le nuvole perché non erano mai uguali. Pensa a se stesso. Al ragazzo che voleva sapere cosa ci fosse dietro ogni montagna. In fondo erano stati questo. Due inguaribili sognatori. Marion aveva sognato con gli occhi pieni di malinconia. Gianluca aveva trasformato il sogno in una disciplina dell’anima. Ogni volta che qualcosa finiva, cercava una porta. Quando Medicina si fermò, arrivò un’altra strada. Quando Pavia diventò lontananza, arrivarono Eleonora e Veronica. Quando la vita militare finì, arrivò il ritorno. Quando una città terminava il proprio compito, ne cominciava un’altra. Bova Marina. Melito Porto Salvo. Saline Joniche. Reggio Calabria. Quando il giornalismo non bastava, arrivò la scrittura. Quando le parole non bastavano, arrivarono i colori. E quando anche i colori sembravano insufficienti, Gianluca tornava a guardare. Era sempre stato così. Non smettere. Non perché fosse invincibile. Non lo era. Aveva avuto paura. Aveva sbagliato. Aveva sofferto. Aveva perso. Aveva rinunciato. Ma aveva una qualità difficile da spezzare. Continuava a credere che dopo ogni fine esistesse ancora qualcosa. Un’altra pagina. Un’altra tela. Un’altra strada. Un altro giorno. Domani. Quella parola. Sempre quella. Da ragazzo la diceva a Marion. «Domani?» «Domani.» Adesso la dice a se stesso. Domani scriverò. Domani dipingerò. Domani tornerò a vedere quella montagna. Domani forse nascerà un’altra storia. Sa benissimo che un giorno il domani non arriverà. Non ne parla con paura. O almeno non sempre. Ha imparato che la morte non rende inutile il sogno. Lo rende urgente. Gianluca si alza. Guarda Roccaforte nella sua immaginazione. Forse un giorno, non troppo lontano, aprirà davvero una finestra lassù. Sarà mattina. L’Aspromonte sarà davanti. Sul tavolo ci sarà una pagina bianca. Accanto una tela. Forse una tazza di caffè. Forse niente altro. Qualcuno gli domanderà: «Che fai, Gianluca?» E lui risponderà come quando era bambino. «Niente.» «E allora cosa guardi?» Gianluca sorriderà. «Sto sognando.» «A questa età?» Lui riderà. «Soprattutto a questa età.» Poi prenderà un pennello. O una penna. O forse resterà semplicemente seduto. Guarderà le montagne. Le case. La luce. E sentirà Marion. «Non sei ancora guarito, allora.» «Da cosa?» «Dal sogno.» Gianluca sorriderà. «No.» «E non vuoi guarire?» Lui guarderà l’Aspromonte. «Mai.» Il vento entrerà dalla finestra. Avrà lo stesso odore della sua infanzia. Terra. Erba. Legna. Pioggia lontana. Gianluca chiuderà gli occhi. Avrà sessantacinque anni. E diciassette. Nello stesso momento. Poi sentirà la voce di Marion. «Domani?» E lui, come sempre, risponderà: «Domani.» Perché forse è questo, alla fine, il segreto di tutta la sua vita. Non avere avuto sempre ciò che desiderava. Non avere vinto ogni battaglia. Non essere diventato tutto ciò che aveva immaginato. Ma avere conservato, attraverso ogni perdita, la capacità di guardare avanti. La realtà gli ha insegnato prudenza. Il tempo gli ha insegnato misura. Il dolore gli ha insegnato pazienza. Le figlie gli hanno insegnato responsabilità. L’Aspromonte gli ha insegnato appartenenza. Marion gli ha insegnato la meraviglia. E il sogno gli ha insegnato a vivere. Così Gianluca continua. A sessantacinque anni. Con i piedi ben piantati nella realtà. E gli occhi, ostinatamente, rivolti un poco più lontano. Verso la prossima pagina. La prossima tela. La prossima luce. Il prossimo domani. Luigi Palamara

♬ originalljud - Cinek
@luigi.palamara Gianluca si alza. Guarda Roccaforte nella sua immaginazione. Forse un giorno, non troppo lontano, aprirà davvero una finestra lassù. Sarà mattina. L’Aspromonte sarà davanti. Sul tavolo ci sarà una pagina bianca. Accanto una tela. Forse una tazza di caffè. Forse niente altro. Qualcuno gli domanderà: «Che fai, Gianluca?» E lui risponderà come quando era bambino. «Niente.» «E allora cosa guardi?» Gianluca sorriderà. «Sto sognando.» «A questa età?» Lui riderà. «Soprattutto a questa età.» Poi prenderà un pennello. O una penna. O forse resterà semplicemente seduto. Guarderà le montagne. Le case. La luce. E sentirà Marion. «Non sei ancora guarito, allora.» «Da cosa?» «Dal sogno.» Gianluca sorriderà. «No.» «E non vuoi guarire?» Lui guarderà l’Aspromonte. «Mai.» Il vento entrerà dalla finestra. Avrà lo stesso odore della sua infanzia. Terra. Erba. Legna. Pioggia lontana. Gianluca chiuderà gli occhi. Avrà sessantacinque anni. E diciassette. Nello stesso momento. Poi sentirà la voce di Marion. «Domani?» E lui, come sempre, risponderà: «Domani.» Perché forse è questo, alla fine, il segreto di tutta la sua vita. Non avere avuto sempre ciò che desiderava. Non avere vinto ogni battaglia. Non essere diventato tutto ciò che aveva immaginato. Ma avere conservato, attraverso ogni perdita, la capacità di guardare avanti. La realtà gli ha insegnato prudenza. Il tempo gli ha insegnato misura. Il dolore gli ha insegnato pazienza. Le figlie gli hanno insegnato responsabilità. L’Aspromonte gli ha insegnato appartenenza. Marion gli ha insegnato la meraviglia. E il sogno gli ha insegnato a vivere. Così Gianluca continua. A sessantacinque anni. Con i piedi ben piantati nella realtà. E gli occhi, ostinatamente, rivolti un poco più lontano. Verso la prossima pagina. La prossima tela. La prossima luce. Il prossimo domani. E forse, un giorno, verso Roccaforte del Greco. Il luogo da cui tutto è cominciato. Il luogo dove Marion è ancora giovane. Il luogo dove il ragazzo che Gianluca è stato continua ad aspettarlo sopra un vecchio muretto. Il luogo dove vorrebbe chiudere il cerchio. Non per smettere di sognare. Ma per sognare, finalmente, da casa. Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno #aspromonte #primoamore #roccafortedelgreco #luigipalamara #palamaraluigi ♬ audio originale - Luigi Palamara

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