La politica che parte dai bisogni: Frank Benedetto e la sfida per il territorio
Campagna elettorale a Reggio Calabria
Dal medico prestato alla politica ai nervi scoperti di sanità e spopolamento: il metodo dell'ascolto al centro della corsa per la Camera.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Una frase che, nella politica italiana, viene pronunciata così spesso da rischiare di non significare più nulla: «Bisogna ascoltare la gente».
La ripetono tutti. Ministri, sindaci, deputati, candidati, aspiranti candidati e persino quelli che, della gente, si ricordano soltanto quando arriva il momento di contare le schede.
Frank Benedetto, invece, quella parola, ascoltare, prova a riempirla di una biografia.
Mercoledì 9 settembre, in Corso Garibaldi 40, a Reggio Calabria, apre la sede del suo comitato elettorale. Non la presenta come un quartier generale, né come una macchina da guerra per conquistare un seggio. La chiama, più semplicemente, un luogo dove «discutere di idee, ragionare di politica e soprattutto ascoltarsi».
Lo slogan è: “Da qui, per tutti.”
Gli slogan, naturalmente, sono una delle merci più abbondanti delle campagne elettorali. Costano poco e promettono molto. La domanda, allora, è sempre la stessa: dietro quelle quattro parole che cosa c’è?
Nell’intervista con Luigi Palamara, Benedetto evita anzitutto la trappola più invitante: quella dei pronostici.
Rimonta? Sorpasso?
No.
Niente previsioni.
È una risposta politicamente prudente, ma anche significativa. Perché in una competizione elettorale nella quale ciascuno tende a raccontarsi vincitore prima ancora di aver combattuto, Benedetto sposta il discorso dal risultato al metodo: programmi, proposte, cittadini.
Può sembrare poco. In realtà, nella politica di oggi, non lo è affatto.
Il candidato insiste soprattutto su un concetto: il parlamentare come portavoce del territorio.
Non l’eletto che arriva a Roma e improvvisamente dimentica la strada dalla quale è partito. Non il professionista della politica che torna nel collegio quando si avvicinano le elezioni. Ma qualcuno che raccolga problemi e li trasformi in atti.
È qui che Benedetto prova a far pesare la propria storia personale.
Quarantacinque anni di professione medica, un’esperienza in Consiglio comunale, quattro anni da amministratore. E soprattutto un’abitudine che rivendica quasi come metodo politico: ascoltare.
Prima i pazienti. Adesso i cittadini.
La differenza non è piccola, naturalmente. Una diagnosi medica e una decisione parlamentare appartengono a mondi diversi. Ma Benedetto individua un punto di contatto: prima di prescrivere una cura bisogna capire quale sia il male.
Ed è precisamente questo il filo che attraversa la sua campagna.
Una Calabria che non chiede ideologia, ma servizi.
Quando gli domando quale sensazione ricavi dai giorni trascorsi sul territorio, Benedetto risponde che c’è «un grande bisogno di politica».
Parola pericolosa, politica.
Per decenni è stata caricata di speranze. Poi di privilegi. Poi di scandali. Infine di diffidenza.
Eppure Benedetto la pronuncia nel suo significato più elementare: stare con le persone.
Parlare.
Ascoltare.
Capire.
E soprattutto provare a risolvere.
C’è poi un passaggio dell’intervista che merita attenzione: «Il cittadino non chiede un servizio perché è di destra o di sinistra».
È una frase semplice, quasi ovvia. Ma le cose ovvie, in politica, spesso sono quelle che si dimenticano più facilmente.
Un ospedale che funziona non è di centrosinistra.
Una strada sicura non è di centrodestra.
Un medico di base non possiede tessera di partito quando visita un anziano.
Un autobus che arriva in orario non domanda all’utente per chi abbia votato.
Benedetto insiste quindi sull’idea di una politica che sappia cercare convergenze quando sono in gioco servizi, diritti e – precisa lui stesso – doveri.
Infrastrutture, sanità, giovani: i tre nervi scoperti.
Poi si entra nella carne viva della Calabria.
Infrastrutture.
Sanità.
Giovani.
Tre parole che, da queste parti, non appartengono soltanto ai programmi elettorali. Appartengono alle partenze, alle attese, ai viaggi della speranza, alle stazioni, agli aeroporti, alle corsie degli ospedali e alle famiglie che vedono partire un figlio senza sapere se tornerà.
Ed è sui giovani che Benedetto si sofferma con maggiore amarezza.
Parla di quasi ventimila persone andate via.
Ragazzi formati qui, spesso con il sacrificio delle famiglie e con risorse pubbliche, diventati professionisti e poi assorbiti dalle imprese e dalle opportunità del Nord.
La Calabria li cresce.
Altri territori ne raccolgono i frutti.
È forse questa una delle contraddizioni più crudeli del Mezzogiorno: investire nella formazione di una generazione e poi assistere alla sua partenza.
Benedetto parla della necessità di invertire questo flusso. Ma sa che non bastano le campagne sentimentali sul “ritorno al Sud”. Un giovane non rimane perché qualcuno gli ricorda quanto sia bella la sua terra. Rimane se trova lavoro, servizi, trasporti, sanità, opportunità, futuro.
Ed è qui che il tema dell’emigrazione si lega inevitabilmente a quello dello spopolamento.
Il caso di Roccaforte del Greco.
Nel corso dell’intervista emerge un esempio che vale più di molti convegni.
Roccaforte del Greco.
Una farmacia chiusa.
Cittadini costretti a spostarsi altrove persino per procurarsi i medicinali.
La difficoltà di avere un medico di base.
Non occorrono sofisticate analisi demografiche per capire cosa succede a un paese quando spariscono uno dopo l’altro i servizi essenziali.
Prima chiude qualcosa.
Poi parte qualcuno.
Poi chiude qualcos’altro perché sono rimasti in pochi.
Poi partono gli altri.
È una spirale.
Ed è così che un territorio muore: non con un grande evento drammatico, ma con cento piccole rinunce quotidiane.
Per questo Benedetto propone un tavolo ministeriale e tecnico capace di mettere insieme istituzioni e soggetti interessati.
Naturalmente i tavoli, nella storia d’Italia, hanno avuto fortune alterne. Ne abbiamo aperti molti e chiusi pochi. Il punto sarà capire se dietro la proposta esisterà la capacità politica di trasformare il confronto in decisioni.
Ed è esattamente questa la prova che attende qualsiasi candidato: passare dalle parole agli atti.
«Ci metto il cuore»
Quando gli pongo la domanda più semplice e più difficile, perché un cittadino dovrebbe scegliere Frank Benedetto?, la risposta non contiene statistiche.
Non contiene promesse milionarie.
Non contiene miracoli.
Benedetto dice: «Perché io ci metto il cuore».
E aggiunge di considerarsi «un uomo della strada».
In politica le dichiarazioni di normalità vanno sempre prese con prudenza, perché ogni candidato ama presentarsi come uno qualunque proprio mentre chiede agli altri di affidargli un ruolo che qualunque non è.
E tuttavia nel racconto di Benedetto esiste una coerenza riconoscibile: medico, amministratore, candidato. Sempre con la stessa parola a fare da ponte: servizio.
Sarà agli elettori stabilire quanto questa impostazione risulti convincente.
Una coalizione che dice di crederci.
Poi c’è il fronte politico.
Giuseppe Ranuccio descrive un centrosinistra compatto e parla di Benedetto come di una figura «autorevole, qualificata, perbene e competente».
Sono parole naturalmente pronunciate da chi sostiene la candidatura, e come tali devono essere considerate.
Ma il dato politico interessante è un altro: attorno a Benedetto sembra essersi ricomposto un campo che, dopo la sconfitta alle comunali, aveva bisogno di ritrovare entusiasmo, direzione e soprattutto unità.
Alla domanda se credano davvero nella possibilità di una rimonta, la risposta è netta: «Assolutamente sì».
Nino Malara, nello stesso solco, insiste sul lavoro di squadra e sull’unità d’intenti costruita attorno alla candidatura del medico reggino.
E qui la partita supera i confini della città.
Perché non si elegge un consigliere comunale.
Si assegna un seggio alla Camera dei deputati.
E dunque ciò che accade a Reggio Calabria può inevitabilmente essere letto anche a Roma.
Dopo le comunali, il centrosinistra cerca un segnale. Non necessariamente una rivincita – ogni elezione, giustamente, fa storia a sé – ma certamente una prova di vitalità politica.
Il vero esame comincia adesso.
Il punto, alla fine, non è sapere se ci sarà la rimonta.
E neppure se ci sarà il sorpasso.
Sono domande che appassionano i partiti, i giornalisti e gli strateghi elettorali.
Ai cittadini, probabilmente, interessa altro.
Interessa sapere se una farmacia riaprirà.
Se troveranno un medico.
Se un ragazzo potrà scegliere di restare in Calabria senza sacrificare il proprio futuro.
Se una strada verrà completata.
Se la sanità smetterà di essere una corsa a ostacoli.
Se un parlamentare eletto qui continuerà a ricordarsi di questa terra anche quando entrerà nei corridoi di Montecitorio.
Frank Benedetto ha scelto di impostare la propria campagna su questo terreno.
Ascolto, servizi, sanità, infrastrutture, giovani, spopolamento, collaborazione istituzionale.
Non sono temi nuovi.
Anzi, sono terribilmente antichi.
Ed è forse proprio questo il problema.
La Calabria li ascolta da decenni.
Adesso non chiede più soltanto che qualcuno li pronunci bene.
Chiede che qualcuno cominci finalmente a risolverli.
È su questo, molto più che sugli slogan e sui pronostici, che si misurerà il significato di quel “Da qui, per tutti”.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Intervista a Frank Benedetto del 9 settembre 2026 a Reggio Calabria
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@luigi.palamara Intervista alCl Consigliere Regionale del PD Calabria On. Giuseppe Ranuccio Reggio Calabria 9 settembre 2026
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@luigi.palamara Intervista al Consigliere Comunale del PD di Reggio Calabria Marcantonio Malara Reggio Calabria 9 settembre 2026
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