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Quei pattini che fanno più strada di tante parole

Quei pattini che fanno più strada di tante parole

Dal 23 al 27 settembre al Parco Caserta il Trofeo Nazionale dedicato a Pino Labate.

A Reggio Calabria torna la grande festa del pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi. Quattrocento giovani atleti da tutta Italia per la diciassettesima edizione di un evento che unisce memoria, sport e comunità.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Li chiamano sport minori. È una di quelle definizioni che servono soprattutto a rivelare la pigrizia di chi le usa. Perché poi arrivano quattrocento ragazzi da tutta Italia, arrivano allenatori, giudici, famiglie, alberghi da riempire, ristoranti, strade, incontri. E il “minore”, improvvisamente, diventa piuttosto grande.

A Reggio Calabria, dal 23 al 27 settembre, al Parco Caserta Sport Village, torna il Trofeo Nazionale di pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi dedicato a Pino Labate, giunto alla diciassettesima edizione e inserito nel Calabria Skate Festival 2026.

Lo hanno presentato a Palazzo San Giorgio, nel Salone dei Lampadari. Sulla locandina ci sono parole impegnative: sport, giovani, territorio, inclusione. Parole che abbiamo consumato tanto da rischiare di non sentirle più. Poi, però, arrivano i ragazzi sui pattini e quelle parole ricominciano ad avere un significato.

Pino Labate apparteneva a una categoria di uomini oggi non molto di moda: quelli che invece di domandare cosa potesse fare lo sport per loro, si domandavano cosa potevano fare loro per lo sport.

Sua figlia Emilia lo racconta con la semplicità delle cose vere. Era una bambina e voleva pattinare. Le possibilità erano poche. Il padre non organizzò una protesta, non scrisse un comunicato indignato, non convocò un convegno.

Disse: facciamo una società.

E la fece.

Da quel gesto domestico è nato qualcosa che ha attraversato gli anni. Pino Labate divenne dirigente federale, contribuì alla crescita del movimento rotellistico calabrese e oggi quella storia continua sulle gambe di ragazzi che probabilmente non lo hanno mai conosciuto.

È questa la parte più interessante della faccenda.

La memoria, quando è vera, non è una fotografia appesa al muro. Cammina. In questo caso addirittura pattina.

Fabio Colella, parlando per l’amministrazione comunale, ha ricordato che queste discipline considerate “minori” raccolgono numeri tutt’altro che minori. E ha parlato dello sport come motore di turismo, cultura, bellezza, partecipazione.

Giusto.

Ma bisogna aggiungere qualcosa.

Lo sport dei ragazzi vale anche quando non porta turisti. Vale se una bambina impara a cadere e a rialzarsi. Vale quando un adolescente scopre che il talento senza disciplina dura poco. Vale quando si capisce che per arrivare primi bisogna prima imparare a stare insieme agli altri.

Questa è educazione civica senza lavagna.

Dal 23 settembre Reggio vedrà dunque centinaia di giovani inseguire un risultato sopra otto piccole ruote. Il 26, alle 21.30, arriverà anche il galà, con atleti e società calabresi e ospiti da fuori regione.

Ci saranno applausi, classifiche, medaglie.

Poi le luci si spegneranno.

Ma resterà una domanda: che cosa lascia davvero un uomo quando se ne va?

Pino Labate, forse, una risposta l’ha già data.

Lascia una pista sulla quale altri continuano a correre.

Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

Quei pattini che fanno più strada di tante parole Dal 23 al 27 settembre al Parco Caserta il Trofeo Nazionale dedicato a Pino Labate. A Reggio Calabria torna la grande festa del pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi. Quattrocento giovani atleti da tutta Italia per la diciassettesima edizione di un evento che unisce memoria, sport e comunità. L'Editoriale di Luigi Palamara  Li chiamano sport minori. È una di quelle definizioni che servono soprattutto a rivelare la pigrizia di chi le usa. Perché poi arrivano quattrocento ragazzi da tutta Italia, arrivano allenatori, giudici, famiglie, alberghi da riempire, ristoranti, strade, incontri. E il “minore”, improvvisamente, diventa piuttosto grande. A Reggio Calabria, dal 23 al 27 settembre, al Parco Caserta Sport Village, torna il Trofeo Nazionale di pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi dedicato a Pino Labate, giunto alla diciassettesima edizione e inserito nel Calabria Skate Festival 2026. Lo hanno presentato a Palazzo San Giorgio, nel Salone dei Lampadari. Sulla locandina ci sono parole impegnative: sport, giovani, territorio, inclusione. Parole che abbiamo consumato tanto da rischiare di non sentirle più. Poi, però, arrivano i ragazzi sui pattini e quelle parole ricominciano ad avere un significato. Pino Labate apparteneva a una categoria di uomini oggi non molto di moda: quelli che invece di domandare cosa potesse fare lo sport per loro, si domandavano cosa potevano fare loro per lo sport. Sua figlia Emilia lo racconta con la semplicità delle cose vere. Era una bambina e voleva pattinare. Le possibilità erano poche. Il padre non organizzò una protesta, non scrisse un comunicato indignato, non convocò un convegno. Disse: facciamo una società. E la fece. Da quel gesto domestico è nato qualcosa che ha attraversato gli anni. Pino Labate divenne dirigente federale, contribuì alla crescita del movimento rotellistico calabrese e oggi quella storia continua sulle gambe di ragazzi che probabilmente non lo hanno mai conosciuto. È questa la parte più interessante della faccenda. La memoria, quando è vera, non è una fotografia appesa al muro. Cammina. In questo caso addirittura pattina. Fabio Colella, parlando per l’amministrazione comunale, ha ricordato che queste discipline considerate “minori” raccolgono numeri tutt’altro che minori. E ha parlato dello sport come motore di turismo, cultura, bellezza, partecipazione. Giusto. Ma bisogna aggiungere qualcosa. Lo sport dei ragazzi vale anche quando non porta turisti. Vale se una bambina impara a cadere e a rialzarsi. Vale quando un adolescente scopre che il talento senza disciplina dura poco. Vale quando si capisce che per arrivare primi bisogna prima imparare a stare insieme agli altri. Questa è educazione civica senza lavagna. Dal 23 settembre Reggio vedrà dunque centinaia di giovani inseguire un risultato sopra otto piccole ruote. Il 26, alle 21.30, arriverà anche il galà, con atleti e società calabresi e ospiti da fuori regione. Ci saranno applausi, classifiche, medaglie. Poi le luci si spegneranno. Ma resterà una domanda: che cosa lascia davvero un uomo quando se ne va? Pino Labate, forse, una risposta l’ha già data. Lascia una pista sulla quale altri continuano a correre. Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno

♬ son original - Joël Pinto
@luigi.palamara Intervista ad Emilia Labate, figlia di Pino. Quei pattini che fanno più strada di tante parole Dal 23 al 27 settembre al Parco Caserta il Trofeo Nazionale dedicato a Pino Labate. A Reggio Calabria torna la grande festa del pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi. Quattrocento giovani atleti da tutta Italia per la diciassettesima edizione di un evento che unisce memoria, sport e comunità. L'Editoriale di Luigi Palamara  Li chiamano sport minori. È una di quelle definizioni che servono soprattutto a rivelare la pigrizia di chi le usa. Perché poi arrivano quattrocento ragazzi da tutta Italia, arrivano allenatori, giudici, famiglie, alberghi da riempire, ristoranti, strade, incontri. E il “minore”, improvvisamente, diventa piuttosto grande. A Reggio Calabria, dal 23 al 27 settembre, al Parco Caserta Sport Village, torna il Trofeo Nazionale di pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi dedicato a Pino Labate, giunto alla diciassettesima edizione e inserito nel Calabria Skate Festival 2026. Lo hanno presentato a Palazzo San Giorgio, nel Salone dei Lampadari. Sulla locandina ci sono parole impegnative: sport, giovani, territorio, inclusione. Parole che abbiamo consumato tanto da rischiare di non sentirle più. Poi, però, arrivano i ragazzi sui pattini e quelle parole ricominciano ad avere un significato. Pino Labate apparteneva a una categoria di uomini oggi non molto di moda: quelli che invece di domandare cosa potesse fare lo sport per loro, si domandavano cosa potevano fare loro per lo sport. Sua figlia Emilia lo racconta con la semplicità delle cose vere. Era una bambina e voleva pattinare. Le possibilità erano poche. Il padre non organizzò una protesta, non scrisse un comunicato indignato, non convocò un convegno. Disse: facciamo una società. E la fece. Da quel gesto domestico è nato qualcosa che ha attraversato gli anni. Pino Labate divenne dirigente federale, contribuì alla crescita del movimento rotellistico calabrese e oggi quella storia continua sulle gambe di ragazzi che probabilmente non lo hanno mai conosciuto. È questa la parte più interessante della faccenda. La memoria, quando è vera, non è una fotografia appesa al muro. Cammina. In questo caso addirittura pattina. Fabio Colella, parlando per l’amministrazione comunale, ha ricordato che queste discipline considerate “minori” raccolgono numeri tutt’altro che minori. E ha parlato dello sport come motore di turismo, cultura, bellezza, partecipazione. Giusto. Ma bisogna aggiungere qualcosa. Lo sport dei ragazzi vale anche quando non porta turisti. Vale se una bambina impara a cadere e a rialzarsi. Vale quando un adolescente scopre che il talento senza disciplina dura poco. Vale quando si capisce che per arrivare primi bisogna prima imparare a stare insieme agli altri. Questa è educazione civica senza lavagna. Dal 23 settembre Reggio vedrà dunque centinaia di giovani inseguire un risultato sopra otto piccole ruote. Il 26, alle 21.30, arriverà anche il galà, con atleti e società calabresi e ospiti da fuori regione. Ci saranno applausi, classifiche, medaglie. Poi le luci si spegneranno. Ma resterà una domanda: che cosa lascia davvero un uomo quando se ne va? Pino Labate, forse, una risposta l’ha già data. Lascia una pista sulla quale altri continuano a correre. Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno  #emilialabate #pinolabate #pattinaggio #reggiocalabria #sport ♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara Intervista a Fabio Colella Consiglere Comunale. Quei pattini che fanno più strada di tante parole Dal 23 al 27 settembre al Parco Caserta il Trofeo Nazionale dedicato a Pino Labate. A Reggio Calabria torna la grande festa del pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi. Quattrocento giovani atleti da tutta Italia per la diciassettesima edizione di un evento che unisce memoria, sport e comunità. L'Editoriale di Luigi Palamara  Li chiamano sport minori. È una di quelle definizioni che servono soprattutto a rivelare la pigrizia di chi le usa. Perché poi arrivano quattrocento ragazzi da tutta Italia, arrivano allenatori, giudici, famiglie, alberghi da riempire, ristoranti, strade, incontri. E il “minore”, improvvisamente, diventa piuttosto grande. A Reggio Calabria, dal 23 al 27 settembre, al Parco Caserta Sport Village, torna il Trofeo Nazionale di pattinaggio artistico per Esordienti e Allievi dedicato a Pino Labate, giunto alla diciassettesima edizione e inserito nel Calabria Skate Festival 2026. Lo hanno presentato a Palazzo San Giorgio, nel Salone dei Lampadari. Sulla locandina ci sono parole impegnative: sport, giovani, territorio, inclusione. Parole che abbiamo consumato tanto da rischiare di non sentirle più. Poi, però, arrivano i ragazzi sui pattini e quelle parole ricominciano ad avere un significato. Pino Labate apparteneva a una categoria di uomini oggi non molto di moda: quelli che invece di domandare cosa potesse fare lo sport per loro, si domandavano cosa potevano fare loro per lo sport. Sua figlia Emilia lo racconta con la semplicità delle cose vere. Era una bambina e voleva pattinare. Le possibilità erano poche. Il padre non organizzò una protesta, non scrisse un comunicato indignato, non convocò un convegno. Disse: facciamo una società. E la fece. Da quel gesto domestico è nato qualcosa che ha attraversato gli anni. Pino Labate divenne dirigente federale, contribuì alla crescita del movimento rotellistico calabrese e oggi quella storia continua sulle gambe di ragazzi che probabilmente non lo hanno mai conosciuto. È questa la parte più interessante della faccenda. La memoria, quando è vera, non è una fotografia appesa al muro. Cammina. In questo caso addirittura pattina. Fabio Colella, parlando per l’amministrazione comunale, ha ricordato che queste discipline considerate “minori” raccolgono numeri tutt’altro che minori. E ha parlato dello sport come motore di turismo, cultura, bellezza, partecipazione. Giusto. Ma bisogna aggiungere qualcosa. Lo sport dei ragazzi vale anche quando non porta turisti. Vale se una bambina impara a cadere e a rialzarsi. Vale quando un adolescente scopre che il talento senza disciplina dura poco. Vale quando si capisce che per arrivare primi bisogna prima imparare a stare insieme agli altri. Questa è educazione civica senza lavagna. Dal 23 settembre Reggio vedrà dunque centinaia di giovani inseguire un risultato sopra otto piccole ruote. Il 26, alle 21.30, arriverà anche il galà, con atleti e società calabresi e ospiti da fuori regione. Ci saranno applausi, classifiche, medaglie. Poi le luci si spegneranno. Ma resterà una domanda: che cosa lascia davvero un uomo quando se ne va? Pino Labate, forse, una risposta l’ha già data. Lascia una pista sulla quale altri continuano a correre. Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno #fabiocolella #pattinaggio #eventi #reggiocalabria #sport ♬ audio originale - Luigi Palamara

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