Reggio Calabria, una notte che racconta molto più di un seggio
Il seggio a Roscioli, la regia a Cannizzaro: Forza Italia vince la prova del territorio.
Elezioni suppletive a Reggio Calabria.
Il candidato del centrodestra conquista la Camera con il 51% nonostante la bassa affluenza. Il voto conferma la forza organizzativa del partito e il radicamento del sindaco reggino, mentre il movimento di Vannacci si ferma al 10%.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Alla fine, come spesso accade in politica, resta un numero.
51,02 per cento.
È il numero che manda Fabio Roscioli alla Camera dei deputati. È il numero che chiude le elezioni suppletive di Reggio Calabria. Ed è il numero intorno al quale, nella notte reggina, si è costruito qualcosa che somigliava molto meno a una semplice festa elettorale e molto più alla rappresentazione plastica di un sistema politico che voleva dimostrare di essere ancora vivo, organizzato, combattivo.
Fabio Roscioli è il nuovo deputato.
Ma sarebbe ingenuo fermarsi qui.
Perché quella consumata a Reggio Calabria non è stata soltanto la vittoria di un candidato. È stata la vittoria di una coalizione che aveva trasformato una suppletiva in una prova politica nazionale; la rivendicazione di Forza Italia di avere ancora radici; la risposta del centrodestra reggino all'offensiva di Roberto Vannacci; e, soprattutto, un'altra prova della capacità di Francesco Cannizzaro di costruire, conservare e trasferire consenso.
Il seggio era stato suo.
Cannizzaro lo aveva lasciato dopo l'elezione a sindaco di Reggio Calabria. Il centrodestra aveva quindi scelto Fabio Roscioli, tesoriere nazionale di Forza Italia, avvocato romano e candidato sostenuto unitariamente dalla coalizione.
E qui stava il rischio.
Perché Roscioli non era reggino.
Gli avversari lo avevano ricordato. La campagna elettorale aveva insistito anche su questo elemento: il candidato venuto da Roma, il professionista estraneo al territorio, l'uomo che avrebbe dovuto raccogliere l'eredità politica di Cannizzaro senza avere alle spalle la storia personale di Cannizzaro.
Roscioli non ha nascosto nulla.
Lo avrebbe ricordato anche durante la festa: sono romano, non ho mai finto di essere reggino, sono arrivato qui perché mi è stato chiesto di dare una mano.
Il risultato delle urne ha detto che quella condizione non gli ha impedito di vincere.
Ed è da questo momento che il nome di Fabio Roscioli comincia inevitabilmente a incrociarsi con quello di Francesco Cannizzaro.
Una vittoria e due protagonisti.
Roscioli ha conquistato il seggio.
Cannizzaro ha dimostrato di poter lasciare il collegio senza lasciare il territorio.
È probabilmente questo il dato politico più interessante della notte.
Perché in politica vi sono uomini che raccolgono voti per se stessi e uomini che riescono a costruire organizzazioni capaci di raccoglierli anche quando sulla scheda compare un altro nome.
Il secondo mestiere è molto più difficile.
Cannizzaro sembra avere costruito a Reggio Calabria proprio questo tipo di macchina.
Non una macchina misteriosa. Anzi, durante gli interventi dal palco ne sono stati elencati quasi con ostentazione tutti gli ingranaggi: sindaci, amministratori, consiglieri regionali, consiglieri comunali, assessori, militanti, giovani.
E poi quelli che nella politica televisiva non esistono mai.
Quelli che preparano il materiale.
Quelli che imbustano i facsimile.
Quelli che appendono i manifesti.
Quelli che accompagnano il candidato da un comune all'altro.
Quelli che fanno le nottate.
Quelli che alle cinque del mattino vanno a comprare i cornetti durante una riunione.
È una descrizione quasi antica della politica.
Ma forse proprio per questo efficace.
Perché mentre la politica nazionale discute di algoritmi, social network e comunicazione digitale, le elezioni continuano spesso a vincersi anche con uomini e donne che conoscono i paesi, i quartieri, gli amministratori e le famiglie.
Cannizzaro quella rete l'ha costruita.
E il voto a Roscioli suggerisce che è riuscito ancora una volta a metterla in movimento.
La dedica a Berlusconi
Poi arriva Silvio Berlusconi.
Non fisicamente, naturalmente.
Ma politicamente sì.
Cannizzaro dedica la vittoria al fondatore di Forza Italia.
“Questa vittoria è per te”, dice dal palco.
Non è un passaggio marginale.
Perché Forza Italia vive ormai da anni dentro una domanda inevitabile: cosa resta di Forza Italia senza Berlusconi?
A Reggio Calabria la risposta che il gruppo dirigente azzurro ha voluto offrire è semplice: resta un partito.
Non soltanto una memoria.
Non soltanto una fotografia.
Non soltanto un marchio.
Un partito con dirigenti, amministratori, militanti, candidati e territori nei quali riesce ancora a determinare gli equilibri del centrodestra.
La Calabria è uno di questi.
E Reggio è probabilmente uno dei luoghi nei quali questa sopravvivenza politica appare più evidente.
Dal palco viene pronunciata una parola ambiziosa: locomotiva.
Forza Italia come locomotiva del centrodestra calabrese.
È naturalmente la lettura dei dirigenti azzurri, non una verità da scolpire nel marmo.
Ma la notte di Reggio ha fornito loro argomenti per sostenerla.
Poi arrivò Vannacci.
Ogni festa politica ha bisogno di un avversario.
Quella di Reggio Calabria ne aveva uno molto preciso: Roberto Vannacci.
Il nome è rimbalzato da un intervento all'altro.
A volte persino troppo.
La campagna aveva assunto una dimensione nazionale anche perché quelle suppletive rappresentavano il primo appuntamento elettorale nel quale Futuro Nazionale si presentava con il proprio simbolo. Il candidato Domenico Giannetta ha ottenuto il 10,94 per cento.
Durante la campagna Vannacci aveva scelto Reggio come terreno di battaglia.
E il centrodestra, dopo il voto, ha trasformato quella sfida nel bersaglio principale della propria celebrazione.
Da qui l'immagine che probabilmente resterà più di ogni altra.
La Sassonia.
Secondo il racconto dei vincitori, Vannacci sarebbe arrivato immaginando una sorta di conquista politica del territorio.
La risposta dal palco è stata una battuta che è diventata quasi il ritornello della serata:
non la Sassonia, ma le “sassate elettorali”.
La politica, quando festeggia, raramente pratica la misericordia.
Cannizzaro non l'ha praticata.
Occhiuto nemmeno.
Craxi neppure.
Lo stesso risultato di Giannetta è stato continuamente utilizzato per sostenere che la sfida lanciata da Vannacci fosse stata respinta.
Ma dentro quelle battute c'era una questione politica più seria.
Il centrodestra tradizionale voleva dimostrare che un'offerta politica alla sua destra non fosse necessariamente destinata a eroderne il consenso.
Questo era il significato che i dirigenti della coalizione attribuivano al voto.
Non semplicemente battere un candidato.
Ma respingere un'insidia.
Occhiuto e la guerra ai populismi.
Roberto Occhiuto ha portato sul palco il ragionamento più esplicitamente nazionale.
Il presidente della Regione ha presentato la vittoria come la dimostrazione che il centrodestra, quando governa e resta unito, non dovrebbe temere i populismi.
Il suo discorso ruotava intorno a una contrapposizione precisa.
Da una parte il governo.
Dall'altra chi, secondo Occhiuto, costruisce consenso sulle paure e sulle insicurezze.
Il passaggio più interessante non era però rivolto soltanto a Vannacci.
Era rivolto al centrodestra stesso.
Occhiuto chiedeva alla coalizione di non avere paura di essere se stessa, di utilizzare il tempo restante della legislatura per governare e presentarsi agli elettori sulla base dei risultati. Nel suo intervento arrivava persino a pronosticare politicamente che Vannacci potesse rivelarsi un “fuoco di paglia”.
È una tesi politica, naturalmente.
Il tempo dirà se corretta.
Ma fotografava bene il senso che il gruppo dirigente di Forza Italia voleva attribuire alle suppletive: Reggio non come episodio locale, ma come laboratorio.
Ed è una parola, laboratorio, che tornerà più volte durante la serata.
Stefania Craxi e la rivendicazione del governo.
Poi Stefania Craxi.
Il suo intervento riduce il ragionamento a una formula elementare.
Secondo Craxi, quando il centrodestra governa per dare risposte ai cittadini, funziona; al contrario, accusava Vannacci di costruire il proprio messaggio individuando nemici e alimentando paure.
Anche qui la contrapposizione era chiara.
Slogan contro risposte.
Protesta contro governo.
Denuncia contro amministrazione.
Si potrà essere d'accordo oppure no con questa lettura.
Ma è significativo che quasi tutti gli interventi della serata abbiano cercato di collocare la battaglia esattamente su questo terreno.
Non una guerra tra destre più o meno radicali.
Ma una guerra tra chi rivendica il governo e chi viene accusato di vivere soltanto della contestazione.
E finalmente Fabio Roscioli
In mezzo a tutta questa politica, a un certo punto deve parlare anche il vincitore.
Fabio Roscioli.
E forse il passaggio più intelligente del suo intervento è proprio quello nel quale affronta senza girarci intorno la propria debolezza iniziale.
Non sono reggino.
Non ho mai detto di esserlo.
Mi avete accolto.
Ora dovrò ripagare quella fiducia.
Durante la campagna aveva già chiarito pubblicamente di essere romano e di essere arrivato a Reggio per dare continuità ai progetti legati alla visione politica di Cannizzaro.
Nella notte della vittoria insiste sulla serietà.
Ringrazia la città.
Ringrazia la squadra.
Ringrazia Cannizzaro.
Ringrazia Occhiuto.
Ringrazia Antonio Tajani.
E soprattutto presenta la propria elezione come una sorta di patto.
Voi avete accettato uno “straniero”.
Io ora devo dimostrarvi che quella scelta aveva un senso.
È forse questo il punto dal quale inizierà davvero la sua storia politica.
Perché vincere le suppletive era il primo compito.
Il secondo sarà evitare che per tutta la legislatura venga definito semplicemente “l'uomo eletto nel collegio di Cannizzaro”.
Roscioli dovrà trasformare l'investitura ricevuta dal sistema politico reggino in una rappresentanza personale del territorio.
E questa sarà una prova assai più lunga di una campagna elettorale.
Lotito e la politica dei fatti.
A quel punto prende la parola Claudio Lotito.
E cambia il registro.
Il senatore parla della “politica dei fatti”.
Cannizzaro, secondo lui, è “l'uomo dei fatti”.
Elenca fisco, lavoro, sanità, giustizia.
Richiama ancora una volta Berlusconi e l'idea di un movimento nato per mettere al centro i problemi concreti delle persone.
Poi arriva inevitabilmente il Lotito che tutti riconoscono.
Il motto.
Il risultato garantito.
E persino il calcio.
Reggio in Serie A.
La Reggina in Serie A.
Politica e pallone, da queste parti come altrove, finiscono spesso per parlarsi.
Ma dietro l'aneddoto rimane ancora una volta la stessa parola usata da tutti:
risultati.
È impressionante quanto questa parola attraversi l'intera serata.
Risultati.
Fatti.
Buon governo.
Credibilità.
Squadra.
Territorio.
Non sono soltanto slogan celebrativi.
Sono il lessico attraverso il quale Forza Italia sta cercando di definire la propria identità dopo Berlusconi.
Matilde Siracusano e la campagna più aspra.
Poi arriva Matilde Siracusano.
Ed è forse il momento in cui riaffiora la parte più dura della campagna.
Nei giorni precedenti le elezioni, la polemica politica aveva oltrepassato il confronto sui programmi e coinvolto direttamente Siracusano attraverso contenuti diffusi da Vannacci; la vicenda era diventata uno degli episodi più discussi della campagna. Anche RaiNews ha ricordato le polemiche nate da un post che coinvolgeva la compagna di Occhiuto.
Dal palco Siracusano risponde.
Rivendica il proprio rapporto con Reggio Calabria.
Ricorda di non essere mai stata eletta in Calabria e di non avere intenzione di candidarsi lì, rispondendo quindi alla rappresentazione che era stata utilizzata durante la polemica elettorale.
Poi sposta il discorso sulla città.
Su Cannizzaro.
Sul centrodestra.
Sul Ponte sullo Stretto.
E su Roscioli.
Lo descrive come un professionista che avrebbe compreso la forza della comunità reggina e al quale viene ora consegnato il compito di rappresentarla.
Ancora una volta ritorna la stessa idea.
La vittoria non appartiene al singolo.
Appartiene alla comunità politica che lo ha portato fin lì.
Cannizzaro, ancora Cannizzaro.
E alla fine si torna sempre lì.
A Francesco Cannizzaro.
Anche quando parla Roscioli.
Anche quando parla Occhiuto.
Anche quando interviene Lotito.
Anche quando Siracusano ringrazia la città.
Il nome ritorna.
Non per caso.
Il seggio era il suo.
La città oggi è amministrata da lui.
La macchina politica che ha sostenuto Roscioli è in larga parte quella costruita intorno alla sua leadership territoriale.
Il risultato quindi finisce inevitabilmente per essere anche un test sulla sua capacità di continuare a comandare consenso senza essere personalmente candidato.
E il test, nei numeri delle suppletive, ha prodotto un risultato chiaro: il candidato del centrodestra ha superato il 51 per cento.
Non significa che ogni voto appartenga a Cannizzaro.
Sarebbe una semplificazione.
Roscioli aveva il sostegno dell'intera coalizione: Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega, Noi Moderati e Udc.
Ma non riconoscere il peso politico e organizzativo di Cannizzaro nella vittoria significherebbe ignorare ciò che la stessa serata elettorale ha mostrato.
La sua vera forza sembra essere precisamente questa:
trasformare il proprio consenso personale in sistema.
Ottantamila votanti e un'avvertenza.
C'è tuttavia un numero che la festa tende inevitabilmente a mettere in secondo piano.
L'affluenza.
22,34 per cento.
È un dato molto basso.
Significa che qualunque interpretazione nazionale del voto deve essere maneggiata con prudenza.
Una suppletiva è una suppletiva.
Reggio Calabria non è l'Italia.
Un collegio non è una nazione.
E meno di un elettore su quattro alle urne impedisce di trasformare questo risultato in una previsione automatica sulle prossime elezioni politiche.
Ma questa cautela statistica non cancella il dato politico locale.
Chi è andato a votare ha consegnato il seggio a Roscioli.
Il centrodestra lo ha conservato.
Forza Italia ha dimostrato organizzazione.
La candidatura di Futuro Nazionale si è fermata al 10,94 per cento.
E Cannizzaro ha dimostrato che la struttura politica costruita negli anni attorno al suo nome continua a funzionare anche quando lui non è sulla scheda.
Il vero vincitore è il metodo.
Poi la musica.
“Senti il cuore che batte.”
“Questa notte diventa luce vera.”
“Adesso Reggio Calabria.”
La politica finisce sempre così.
Dopo i numeri arrivano le canzoni.
Dopo gli exit poll gli abbracci.
Dopo i discorsi i telefoni.
Dopo settimane di accuse, per qualche ora resta soltanto la fotografia dei vincitori.
Ma quando la musica si spegne, rimane una domanda più interessante.
Che cosa ha veramente raccontato Reggio Calabria?
Ha raccontato certamente la vittoria di Fabio Roscioli.
Ha raccontato un centrodestra che, almeno in questo collegio, è riuscito a presentarsi unito.
Ha raccontato una Forza Italia che rifiuta ostinatamente il ruolo di partito del passato.
Ha raccontato la risposta politica del gruppo dirigente azzurro a Vannacci.
Ha raccontato Occhiuto e la sua idea di un centrodestra che deve governare invece di inseguire i populismi.
Ha raccontato Craxi e la rivendicazione delle “risposte credibili”.
Ha raccontato Lotito e la politica dei risultati.
Ha raccontato Siracusano e una campagna che a tratti ha superato il confine della polemica ordinaria.
Ha raccontato Roscioli e la sfida di un romano chiamato a rappresentare Reggio.
Ma soprattutto ha raccontato ancora una volta Francesco Cannizzaro.
Perché c'è un particolare che in politica conta moltissimo.
Cannizzaro aveva conquistato quel seggio.
Poi lo ha lasciato.
E il seggio è rimasto alla sua coalizione.
Questa volta il nome scritto sulla scheda era quello di Fabio Roscioli.
Ma dietro quella scheda c'erano amministratori, militanti, giovani, sindaci, consiglieri, dirigenti, notti insonni, manifesti, telefonate e chilometri macinati in tutta la provincia.
È quella macchina che Cannizzaro rivendica.
Ed è quella macchina che, ancora una volta, ha funzionato.
Forza Italia, a Reggio Calabria, non è sopravvissuta per nostalgia.
È rimasta in campo perché qualcuno continua a organizzarla.
La differenza è tutta qui.
E nelle elezioni, quasi sempre, è una differenza enorme.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontano
@luigi.palamara Reggio Calabria, una notte che racconta molto più di un seggio Il seggio a Roscioli, la regia a Cannizzaro: Forza Italia vince la prova del territorio. Elezioni suppletive a Reggio Calabria. Il candidato del centrodestra conquista la Camera con il 51% nonostante la bassa affluenza. Il voto conferma la forza organizzativa del partito e il radicamento del sindaco reggino, mentre il movimento di Vannacci si ferma al 10%. L'Editoriale di Luigi Palamara Alla fine, come spesso accade in politica, resta un numero. 51,02 per cento. È il numero che manda Fabio Roscioli alla Camera dei deputati. È il numero che chiude le elezioni suppletive di Reggio Calabria. Ed è il numero intorno al quale, nella notte reggina, si è costruito qualcosa che somigliava molto meno a una semplice festa elettorale e molto più alla rappresentazione plastica di un sistema politico che voleva dimostrare di essere ancora vivo, organizzato, combattivo. Fabio Roscioli è il nuovo deputato. Ma sarebbe ingenuo fermarsi qui. Perché quella consumata a Reggio Calabria non è stata soltanto la vittoria di un candidato. È stata la vittoria di una coalizione che aveva trasformato una suppletiva in una prova politica nazionale; la rivendicazione di Forza Italia di avere ancora radici; la risposta del centrodestra reggino all'offensiva di Roberto Vannacci; e, soprattutto, un'altra prova della capacità di Francesco Cannizzaro di costruire, conservare e trasferire consenso. Il seggio era stato suo. Cannizzaro lo aveva lasciato dopo l'elezione a sindaco di Reggio Calabria. Il centrodestra aveva quindi scelto Fabio Roscioli, tesoriere nazionale di Forza Italia, avvocato romano e candidato sostenuto unitariamente dalla coalizione. E qui stava il rischio. Perché Roscioli non era reggino. Gli avversari lo avevano ricordato. La campagna elettorale aveva insistito anche su questo elemento: il candidato venuto da Roma, il professionista estraneo al territorio, l'uomo che avrebbe dovuto raccogliere l'eredità politica di Cannizzaro senza avere alle spalle la storia personale di Cannizzaro. Roscioli non ha nascosto nulla. Lo avrebbe ricordato anche durante la festa: sono romano, non ho mai finto di essere reggino, sono arrivato qui perché mi è stato chiesto di dare una mano. Il risultato delle urne ha detto che quella condizione non gli ha impedito di vincere. Ed è da questo momento che il nome di Fabio Roscioli comincia inevitabilmente a incrociarsi con quello di Francesco Cannizzaro. Una vittoria e due protagonisti. Roscioli ha conquistato il seggio. Cannizzaro ha dimostrato di poter lasciare il collegio senza lasciare il territorio. È probabilmente questo il dato politico più interessante della notte. Perché in politica vi sono uomini che raccolgono voti per se stessi e uomini che riescono a costruire organizzazioni capaci di raccoglierli anche quando sulla scheda compare un altro nome. Il secondo mestiere è molto più difficile. Cannizzaro sembra avere costruito a Reggio Calabria proprio questo tipo di macchina. Non una macchina misteriosa. Anzi, durante gli interventi dal palco ne sono stati elencati quasi con ostentazione tutti gli ingranaggi: sindaci, amministratori, consiglieri regionali, consiglieri comunali, assessori, militanti, giovani. E poi quelli che nella politica televisiva non esistono mai. Quelli che preparano il materiale. Quelli che imbustano i facsimile. Quelli che appendono i manifesti. Quelli che accompagnano il candidato da un comune all'altro. Quelli che fanno le nottate. Quelli che alle cinque del mattino vanno a comprare i cornetti durante una riunione. È una descrizione quasi antica della politica. Ma forse proprio per questo efficace. Perché mentre la politica nazionale discute di algoritmi, social network e comunicazione digitale, le elezioni continuano spesso a vincersi anche con uomini e donne che conoscono i paesi, i quartieri, gli amministratori e le famiglie. Cannizzaro quella rete l'ha costruita. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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