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Vannacci punterà ancora su Giannetta o lo ha già scaricato?

Vannacci punterà ancora su Giannetta o lo ha già scaricato?

Il caso politico del voto a Reggio Calabria e il braccio di ferro sui consensi.

​L'11% di Vannacci e il rebus Giannetta: chi è il vero padrone di quei voti?.

​La sfida post-suppletive tra il generale e Roberto Occhiuto apre il vero interrogativo sul futuro di Futuro Nazionale: il movimento ha conquistato un elettorato d'opinione o si è semplicemente servito della forza e del radicamento di un candidato locale?

L'Editoriale di Luigi Palamara 

In politica i numeri hanno un difetto: non parlano. E proprio per questo tutti possono farli parlare come vogliono.

A Reggio Calabria Domenico Giannetta ha preso 8.226 voti, il 10,94 per cento. È arrivato terzo. Il centrodestra ha conservato il collegio con il 51,02 per cento. Questi sono i numeri. Il resto è già diventato racconto, propaganda, processo alle intenzioni.

Roberto Vannacci guarda quel quasi undici per cento e vede la nascita politica di Futuro Nazionale. A Porta a Porta ha rivendicato il risultato sostenendo che il movimento abbia superato la propria media nei sondaggi e che il test reggino dimostri la capacità del nuovo soggetto politico di pesare negli equilibri del centrodestra.

Roberto Occhiuto guarda gli stessi numeri e vede tutt'altro. Per lui quel risultato sarebbe in larga parte figlio di Giannetta, della sua storia politica, delle sue relazioni e del consenso costruito negli anni sul territorio. Ha quantificato persino la sua tesi: oltre due terzi di quell'11 per cento sarebbero riconducibili alla forza personale del candidato. È una valutazione politica, contestata direttamente da Giannetta e da Vannacci.

Ed eccoci al punto.

Di chi sono quegli 8.226 voti?

Del generale o del medico?
Del simbolo appena nato o dell'uomo che a Reggio Calabria aveva già un nome, una rete e una storia dentro Forza Italia?

Giannetta sostiene che il passaggio sia ormai avvenuto: quei voti, dice, esprimono consenso al candidato ma anche a Futuro Nazionale. Ricorda inoltre che, limitando il confronto al territorio interessato dalle suppletive, il suo precedente bacino personale sarebbe stato più vicino a cinquemila preferenze che agli undicimila citati da Occhiuto.

Ed è proprio questa disputa aritmetica a nascondere la questione politica più interessante.

Perché Vannacci aveva bisogno di Giannetta.

Quando lo candidò ad agosto, non scelse un Carneade. Scelse l'allora capogruppo regionale di Forza Italia, un uomo con esperienza parlamentare e soprattutto con un radicamento territoriale già verificato alle urne. Fu una candidatura abbastanza pesante da provocare l'immediata rottura con il governatore Occhiuto e l'espulsione politica di Giannetta dalla maggioranza regionale.

Insomma, Futuro Nazionale non è arrivato a Reggio con una bandiera e quattro volantini. È arrivato servendosi anche di una macchina politica locale già esistente. Persino una lista civica reggina, “Insieme si può”, aveva annunciato il proprio sostegno mettendo a disposizione relazioni ed esperienza organizzativa.

Questo rende l'11 per cento contemporaneamente interessante e ambiguo.

Interessante, perché per una formazione alla sua prima prova elettorale con il proprio simbolo raccogliere oltre ottomila voti non è un dato inesistente.

Ambiguo, perché una suppletiva con appena il 22,34 per cento di affluenza, combattuta con un candidato già fortemente radicato, non consente automaticamente di trasformare il 10,94 per cento reggino in una fotografia dell'Italia.

E allora la domanda vera non è se Vannacci abbia vinto o perso.

Quella appartiene alla liturgia del giorno dopo, quando curiosamente perdono tutti tranne quelli che spiegano di aver vinto.

La domanda è un'altra:

Vannacci punterà ancora su Giannetta, oppure Giannetta gli è servito soltanto per attraversare il primo guado?

Perché adesso arriva la prova che nessuna percentuale può nascondere.

Se Vannacci considera davvero quegli 8.226 voti patrimonio di Futuro Nazionale, dovrebbe avere interesse politico a consolidare proprio l'uomo che ha contribuito a portarli. Giannetta diventerebbe allora non soltanto il candidato di una suppletiva, ma uno dei perni della costruzione del partito nel Mezzogiorno.

Se invece nelle prossime scelte Giannetta dovesse progressivamente sparire dal proscenio, il sospetto politico cambierebbe natura: non più “Giannetta candidato di Vannacci”, ma “Giannetta traghettatore di Vannacci”.

Non sappiamo ancora quale delle due strade verrà imboccata. E sarebbe improprio fingere di saperlo.

Ma proprio qui sta il paradosso.

Occhiuto dice: i voti sono di Giannetta.

Giannetta risponde: sono anche di Futuro Nazionale.

Vannacci sostiene: il risultato dimostra che Futuro Nazionale conta.

Benissimo.

Adesso manca soltanto l'esperimento decisivo: vedere cosa accadrà a quei voti quando candidato e simbolo non coincideranno più.

Perché le elezioni hanno una crudeltà che le conferenze stampa non possiedono: alla seconda prova separano il leader dal gregario, il partito dal notabile, il vento nazionale dalla clientela politica, l'onda dal surfista.

Reggio Calabria, dunque, non ha dato una risposta.

Ha consegnato a Vannacci una domanda.

E forse è molto più scomoda di una sconfitta:

senza Giannetta, quell'11 per cento esiste ancora?

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

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