AREA GRECANICA, LA TERRA CHE ASPETTA IL FUTURO: MILIONI DI EURO, DIECI ANNI DI ATTESE E IL DIRITTO DI NON ANDARSENE
SNAI, la grande sfida tra promesse, ritardi e possibilità di rinascita. Dall'incontro di Saline Joniche alle sette interviste raccolte da Luigi Palamara: Regione, sindaci, Città Metropolitana, GAL e Università a confronto sul destino dei paesi dell'Aspromonte grecanico.
L'EDITORIALE DI LUIGI PALAMARA
SALINE JONICHE (MONTEBELLO JONICO) (RC), 29 OTTOBRE 2026
Certi luoghi muoiono senza fare rumore, in silenzio. Con la malinconia dei vecchi che restano sino alla fine.
Non hanno bisogno di un terremoto, di una guerra o di una catastrofe improvvisa. Basta che una famiglia se ne vada. Che un'altra la segua. Che una scuola perda cinque alunni, che il medico non venga sostituito, che una strada diventi pericolosa, che un giovane trovi lavoro a mille chilometri da casa.
La morte di un paese non avviene in un giorno.
È un processo lento. Prima si chiude una finestra. Poi un negozio. Poi una classe. Infine si smette perfino di domandarsi quando riapriranno.
L'Area Grecanica conosce questa storia.
La conoscono Roccaforte del Greco, Roghudi, Bagaladi, Bova, Condofuri, Montebello Jonico, San Lorenzo e gli altri centri di un territorio nel quale l'Aspromonte guarda lo Ionio e la storia ha lasciato una lingua, una cultura, un'identità che non possono essere riprodotte altrove.
Qui il paesaggio è straordinario.
Ma il paesaggio non accompagna un anziano dal medico. Non porta un bambino a scuola. Non ripara una frana. Non paga lo stipendio a un giovane.
Per questo il convegno del 29 ottobre 2026, svoltosi a Saline Joniche nell'ambito dell'iniziativa «La via delle Aree Interne – Le esperienze della SNAI in Calabria», merita qualcosa di più di una cronaca istituzionale.
Merita un esame.
Per oltre due ore si sono confrontati amministratori, rappresentanti della Regione Calabria e della Città Metropolitana di Reggio Calabria, strutture tecniche, GAL Area Grecanica e Università Mediterranea.
Si è parlato di finanziamenti, programmazione, infrastrutture, scuola, sanità, mobilità, case vuote, imprese, paesaggio e minoranze linguistiche.
Ho seguito il confronto e ho rivolto domande dirette a sette protagonisti: Gianluca Gallo, Sandro Polimeni, Santo Monorchio, Pierpaolo Zavettieri, Ercole Nucera, Giuseppe Bombino e Leonardo Suraci.
Le loro risposte completano il quadro emerso dal convegno.
E pongono una domanda alla quale non si può rispondere con un applauso:
La SNAI sta costruendo le condizioni per salvare i paesi oppure rischia di arrivare quando i paesi avranno già perduto buona parte dei loro abitanti?
È una domanda severa.
Ma sarebbe assai più severa la realtà, se non trovassimo il coraggio di porcela.
Lo spopolamento: il numero dietro il quale ci sono le persone.
Durante il convegno sono stati richiamati dati demografici che descrivono la profondità della crisi.
Secondo le cifre illustrate, l'Area Grecanica avrebbe perso circa il 40 per cento della popolazione tra il 1971 e il 2015, registrando poi un'ulteriore contrazione stimata intorno al 13,5 per cento nel decennio successivo.
Sono numeri riferiti nel corso dell'incontro, che andrebbero letti insieme alle relative fonti statistiche e ai confini territoriali adottati.
Ma il fenomeno che descrivono è evidente.
Lo spopolamento non è soltanto la diminuzione degli abitanti.
È il progressivo indebolimento delle ragioni per abitare un luogo.
Quando diminuiscono i bambini, la scuola diventa più fragile. Quando diminuiscono gli utenti, i servizi vengono ridotti. Quando i servizi peggiorano, altre famiglie partono.
Il risultato è un meccanismo che si alimenta da solo.
Meno abitanti producono meno servizi. Meno servizi producono nuovi abbandoni.
La Strategia Nazionale per le Aree Interne nasce per interrompere questa spirale.
Non per distribuire qualche finanziamento a territori considerati irrimediabilmente perduti.
Non per trasformare i borghi in cartoline.
Ma per garantire alle persone condizioni dignitose di vita.
Il diritto di restare.
Una formula semplice, dietro la quale si nasconde un compito amministrativo enorme.
Dal 2017 al 2026: il tempo delle istituzioni e quello delle famiglie.
La costruzione della strategia dell'Area Grecanica ha preso forma a partire dal 2017.
Siamo alla fine del 2026.
Quasi dieci anni.
In un ufficio pubblico, dieci anni possono essere scanditi da accordi, convenzioni, procedure, verifiche, rimodulazioni, cambiamenti amministrativi e passaggi tra diversi soggetti attuatori.
In una famiglia, dieci anni sono un'intera stagione della vita.
Un bambino che nel 2017 frequentava la scuola primaria oggi si avvicina all'età adulta.
Un giovane che allora cercava lavoro potrebbe essersi trasferito.
Una coppia che desiderava mettere su famiglia potrebbe aver scelto un'altra città.
E un'impresa che aspettava collegamenti migliori potrebbe aver rinunciato a investire.
Questa è la prima grande contraddizione delle politiche per le aree interne.
L'amministrazione può recuperare un ritardo. Non sempre una comunità può recuperare le persone che nel frattempo ha perduto.
L'intervento del sindaco di Bagaladi, Santo Monorchio, ha ricordato la lunga preparazione della strategia: circa 130 riunioni, interlocuzioni con amministrazioni, ministeri, università e soggetti istituzionali.
Un lavoro considerevole.
Che dimostra quanto sia complesso costruire una strategia territoriale condivisa.
Ma solleva anche un interrogativo inevitabile.
Se sono occorsi tanti anni per programmare, quanto tempo servirà ancora per rendere pienamente operativi i servizi?
Non è un'accusa rivolta a chi ha lavorato.
È una domanda rivolta al sistema.
Perché il valore di una strategia non dipende soltanto dalla qualità della sua progettazione.
Dipende dalla sua capacità di intervenire quando le persone ne hanno ancora bisogno.
Gianluca Gallo: le risorse ci sono, la prova è spenderle bene.
L'intervento conclusivo dell'assessore regionale Gianluca Gallo ha riportato il dibattito sulla responsabilità dell'attuazione.
Gallo ha ricostruito le difficoltà incontrate dalla SNAI nella sua fase iniziale, richiamando il lavoro successivamente svolto per organizzare una struttura regionale dedicata alle aree interne, ai GAL e alle minoranze linguistiche.
Ha ricordato anche l'esperienza dei Gruppi di Azione Locale, citandola come esempio della possibilità di recuperare ritardi amministrativi importanti.
Secondo quanto riferito dall'assessore, nel marzo 2020 il livello di spesa della precedente programmazione dei GAL si attestava intorno al 2 per cento di circa 55 milioni di euro. Il successivo lavoro amministrativo, nella sua ricostruzione, avrebbe consentito di utilizzare le risorse disponibili.
È un precedente richiamato per dimostrare che i ritardi possono essere affrontati.
Ma proprio questa possibilità rende ancora più urgente accelerare.
Nell'intervista che gli ho rivolto, ho chiesto quale fosse la via per rilanciare economicamente le aree interne della Calabria.
La risposta è stata precisa:
«Ora bisogna passare alla fase attuativa, alla fase della spesa».
Gallo ha ricordato che la Regione ha investito risorse e attenzione nella strategia e che ora spetta ai soggetti attuatori trasformare i progetti in interventi.
Ha parlato delle persone che continuano a vivere e amministrare questi territori come di cittadini e amministratori che affrontano condizioni particolarmente difficili.
La SNAI, ha spiegato, deve offrire loro una motivazione in più per restare.
Sono parole che individuano correttamente il problema.
Ma una motivazione per restare non può essere soltanto psicologica o sentimentale.
Deve tradursi in condizioni materiali.
Un lavoro.
Una strada percorribile.
Una scuola funzionante.
Un medico raggiungibile.
Un servizio pubblico affidabile.
Ventotto milioni per le nuove aree e altre prospettive finanziarie
Alla mia domanda sull'entità delle risorse, Gallo ha indicato 28 milioni di euro destinati complessivamente alle tre nuove aree interne, oltre ai finanziamenti già previsti dalla precedente programmazione.
Ha prospettato la possibilità di ulteriori investimenti, collegandola alla capacità di progettare, spendere rapidamente e garantire qualità alla spesa.
Nel corso del convegno ha inoltre richiamato ulteriori opportunità: un milione di euro per area nell'ambito dell'Azione 5.2, prevalentemente per servizi alla persona, e 2,5 milioni di euro nell'ambito dell'Azione 5.3, anche per interventi di abitare sostenibile e social housing.
Ha parlato anche della volontà di destinare cinque milioni di euro attraverso risorse POC alla valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche calabresi: grecanica, arbëreshë e occitana.
Sono prospettive che dovranno trovare riscontro negli atti amministrativi e nei rispettivi percorsi di attuazione.
Le cifre, inoltre, appartengono a linee e ambiti differenti: non sarebbe corretto sommarle indistintamente come se costituissero un unico fondo immediatamente disponibile per l'Area Grecanica.
Ma il problema non è soltanto quanti milioni siano stati previsti.
È quanti riescano a produrre servizi.
Un finanziamento assegnato non è un servizio erogato.
Un progetto approvato non è un'opera conclusa.
Una spesa rendicontata non coincide necessariamente con un miglioramento della vita quotidiana.
Il denaro pubblico diventa sviluppo quando produce effetti duraturi. Prima è soltanto una possibilità.
La domanda sull'emergenza: che cosa accade mentre aspettiamo?
Durante l'intervista a Gallo ho insistito su un aspetto che considero decisivo.
Le procedure richiedono tempo.
Ma l'inverno non aspetta.
Le piogge non attendono la conclusione delle conferenze di servizi.
Le strade dell'Aspromonte non diventano più sicure perché esiste un progetto.
Ho chiesto quindi se, accanto agli interventi strutturali, fosse previsto un piano capace di affrontare immediatamente le emergenze.
L'assessore ha richiamato gli investimenti già destinati ai Comuni e ai territori, sottolineando la necessità di una maggiore capacità di progettazione e spesa.
Ha inoltre indicato nel turismo lento, sostenibile e distribuito lungo le stagioni una possibile occasione di crescita per territori che conservano importanti caratteristiche ambientali e culturali.
È una prospettiva di sviluppo.
Ma la questione dell'emergenza resta distinta.
Una strategia di lungo periodo non può sostituire la manutenzione urgente. E la manutenzione urgente non può diventare l'unica politica per la montagna.
Servono entrambe.
Interventi immediati per garantire sicurezza e accessibilità.
Programmazione strutturale per ridurre la vulnerabilità futura.
Se manca la prima, le persone continuano a subire i disagi.
Se manca la seconda, ogni stagione di piogge rischia di riportarci al punto di partenza.
Sandro Polimeni: una strada si ripara, un'altra comincia a cedere.
La concretezza di questo problema emerge dall'intervista a Sandro Polimeni, sindaco di San Lorenzo.
Gli ho chiesto a che punto fossero i lavori sulla strada interrotta.
Polimeni, riferendo le informazioni ricevute dalla Città Metropolitana e dall'ingegnere Benestare, ha spiegato che mancava circa una settimana di lavoro per il ripristino dell'accesso.
I gabbioni erano già stati portati al livello della sede stradale.
Una previsione incoraggiante, che richiede naturalmente una verifica dell'effettiva riapertura.
Ma subito dopo è emerso un altro problema.
In contrada Croce, circa cinquecento-seicento metri più avanti, gli operatori del trasporto pubblico avevano segnalato un nuovo punto nel quale il manto stradale stava cedendo.
Il sindaco ha annunciato l'intenzione di sollecitare l'intervento della Città Metropolitana.
La vicenda potrebbe sembrare piccola rispetto ai grandi numeri della SNAI.
Non lo è.
Perché racconta una condizione ricorrente.
Si interviene su una criticità mentre un'altra si manifesta poco distante.
E chi vive in montagna continua a domandarsi se domani potrà raggiungere il lavoro, la scuola, il medico.
La manutenzione preventiva dovrebbe essere considerata parte integrante della strategia di sviluppo.
Non una voce accessoria.
Perché una strada non è soltanto asfalto: è la possibilità di partecipare alla vita sociale ed economica del territorio.
La viabilità metropolitana: undici milioni di danni e il peso del dissesto.
Nel convegno, il dirigente del settore Viabilità della Città Metropolitana ha illustrato una situazione complessa.
Frane, erosione delle fiumare, dissesti, precipitazioni intense e una rete stradale che richiede interventi costanti.
Secondo la ricognizione presentata, gli eventi meteorologici delle settimane precedenti avrebbero provocato danni stimati in circa undici milioni di euro.
Sono stati ricordati anche finanziamenti recuperati nell'ambito dei Patti per il Sud, per importi di circa due milioni e un milione e mezzo di euro.
Risorse significative.
Ma il confronto tra danni stimati e disponibilità richiamate restituisce la dimensione del problema.
La rete stradale dell'Area Grecanica non può essere affrontata soltanto con interventi isolati.
Occorre stabilire priorità fondate sulla sicurezza, sull'accessibilità dei servizi e sulla funzione sociale dei collegamenti.
Una strada che serve una scuola, un presidio sanitario o un centro abitato particolarmente isolato non può essere valutata soltanto attraverso il numero dei veicoli che la percorrono.
In montagna, anche pochi utenti possono dipendere interamente da un collegamento.
E la sua interruzione può produrre conseguenze sproporzionate.
Per questo servono monitoraggio del dissesto, manutenzione ordinaria, prevenzione e capacità di intervento rapido.
Il problema non è soltanto ricostruire ciò che cede.
È evitare, quando possibile, che continui a cedere.
Ercole Nucera: senza strade non si ripopola Roccaforte del Greco.
Il sindaco di Roccaforte del Greco, Ercole Nucera, ha espresso questo concetto con particolare chiarezza.
Gli ho chiesto se il suo Comune potesse avere un ruolo nella SNAI.
La risposta è stata netta.
Roccaforte potrà cogliere le opportunità della strategia soltanto se verranno affrontati i problemi della viabilità.
Nucera ha chiesto un'attenzione congiunta alla Regione, alla Città Metropolitana e al Governo nazionale.
Il suo ragionamento parte da una constatazione elementare.
Nessuno può essere seriamente incoraggiato a trasferirsi in un paese se non esistono condizioni adeguate per raggiungerlo.
Si possono recuperare case.
Si possono finanziare attività.
Si possono promuovere percorsi turistici.
Ma tutto diventa più difficile se la strada rappresenta una preoccupazione quotidiana.
Nucera ha parlato anche in qualità di presidente dell'Associazione dei sindaci dell'Area Grecanica – Versante Ionico Meridionale.
Ha insistito sulla necessità di costruire una collaborazione concreta tra i Comuni, superando appartenenze ideologiche e contrapposizioni politiche.
Ogni centro deve conservare la propria identità, ha spiegato, ma contribuire a un progetto comune.
È una posizione che incontra uno dei principi fondamentali della SNAI.
Un'area interna non può essere amministrata come una somma di municipi che competono per ottenere ciascuno una piccola quota di risorse.
Deve funzionare come un territorio.
I servizi associati: una soluzione semplice, spesso trascurata
Durante l'intervista abbiamo affrontato un esempio concreto.
Roccaforte del Greco non dispone di un vigile urbano.
Se un altro Comune ha personale disponibile, perché non valutare forme di condivisione del servizio?
Ha ricordato Nucera che la gestione associata delle funzioni e dei servizi rientra tra le possibilità previste dalla strategia.
Il sindaco ha riconosciuto la necessità di riprendere e attuare questa linea.
Il tema merita attenzione.
Perché molti piccoli Comuni non hanno soltanto problemi finanziari.
Hanno problemi di personale.
Mancano tecnici, competenze specialistiche, capacità amministrativa.
Condividere alcune funzioni, quando giuridicamente e organizzativamente possibile, può aiutare a garantire servizi che il singolo Comune non riuscirebbe a sostenere.
Non è la cancellazione delle autonomie.
È un modo per renderle più capaci di rispondere ai cittadini.
La Regione e i piccoli Comuni: chi progetta quando manca il tecnico?
Questo problema l'ho posto direttamente all'assessore Gallo.
Come può un Comune come Roccaforte del Greco utilizzare le opportunità della SNAI se non dispone neppure di un tecnico per elaborare i progetti?
La risposta ha richiamato gli uffici di piano territoriali e la possibilità di ottenere assistenza tecnica regionale.
Gallo ha confermato la disponibilità a valutare ulteriori necessità.
È un impegno che individua una direzione precisa.
Ma la sua efficacia dovrà essere misurata sul campo.
Quanti Comuni ricevono effettivamente assistenza?
In quali tempi?
Per quali attività?
Con quali risultati?
Se l'accesso ai finanziamenti dipende dalla capacità progettuale, il rischio è che i Comuni meglio organizzati riescano a utilizzare le risorse prima di quelli più fragili.
Sarebbe un esito paradossale per una strategia nata proprio per ridurre gli squilibri territoriali.
Per questo l'assistenza tecnica non dovrebbe essere considerata un favore eventuale.
Dovrebbe essere una componente stabile dell'attuazione.
Non si può chiedere ai piccoli Comuni di correre e poi lasciarli senza le scarpe.
Leonardo Suraci: il Comune capofila e i pilastri della strategia.
L'intervento istituzionale del sindaco di Montebello Jonico, Leonardo Suraci, ha collocato la discussione nella prospettiva della responsabilità territoriale.
Montebello Jonico svolge il ruolo di Comune capofila.
Un compito delicato.
Perché deve contribuire a tenere insieme amministrazioni diverse, priorità locali, progetti complessi e rapporti con gli enti sovraordinati.
Nell'intervista ho chiesto a Suraci che cosa si potesse realizzare concretamente per rimettere in moto lo sviluppo.
Il sindaco ha individuato nello spopolamento il problema principale.
La SNAI, ha spiegato, deve arrestare questa tendenza e, se possibile, avviare un processo di ripopolamento.
Per riuscirci occorre intervenire sui servizi essenziali, che costituiscono il diritto di cittadinanza, e sulle condizioni economiche che permettono alle persone di vivere e lavorare.
Suraci ha insistito sulla collaborazione tra Stato, Regione, Città Metropolitana e Comuni.
Una cooperazione verticale tra livelli istituzionali e orizzontale tra amministrazioni dello stesso territorio.
Alla mia domanda sulle risorse ha parlato di oltre venti milioni di euro riferiti alla strategia dell'Area Grecanica.
Si tratta di un importo relativo a un ambito diverso dai 28 milioni indicati da Gallo per le tre nuove aree.
Il sindaco ha riconosciuto che molto è stato fatto e molto resta da fare.
Ha poi utilizzato una metafora.
La strategia è un edificio sorretto da più pilastri.
Se uno di questi cede, l'intera costruzione rischia di diventare instabile.
L'immagine riassume bene il senso della SNAI.
Scuola, sanità, mobilità, abitare e sviluppo economico non sono capitoli indipendenti.
Si sostengono a vicenda.
Ma la metafora suggerisce anche una responsabilità.
Non basta progettare tutti i pilastri.
Occorre costruirli.
E occorre farlo prima che l'edificio resti senza abitanti.
Santo Monorchio: la Smart School e il valore di una scuola di montagna.
Tra gli interventi più significativi del convegno, quello del sindaco di Bagaladi, Santo Monorchio, ha riportato al centro la scuola.
Una scuola di montagna non è soltanto un luogo dove si tengono lezioni.
È un presidio di comunità.
È il luogo in cui i bambini si incontrano, le famiglie si riconoscono e un paese continua a immaginare il proprio futuro.
Quando una scuola chiude, non scompare soltanto un servizio.
Si indebolisce una delle ragioni per restare.
Monorchio ha ricordato il lungo percorso che ha condotto alla definizione della strategia, a partire dal 2017.
Nell'intervista ha rivendicato il lavoro svolto e ha espresso una valutazione critica sul cambiamento del Comune capofila, al quale attribuisce una fase di rallentamento.
È la sua ricostruzione, che va distinta da un accertamento delle responsabilità amministrative.
Ma il sindaco ha anche dichiarato di voler guardare avanti, mettendosi a disposizione degli altri amministratori.
Il progetto più rappresentativo è la Smart School di Bagaladi.
Laboratori, tecnologie interattive, strumenti scientifici e stampanti 3D: un investimento che punta a offrire agli studenti opportunità innovative anche in un piccolo centro.
È una prospettiva importante.
Ma il progetto dovrà essere valutato non soltanto in base alle attrezzature acquistate.
Occorrerà verificare la formazione dei docenti, l'utilizzo effettivo dei laboratori, le attività didattiche, il numero degli studenti coinvolti e l'accessibilità della scuola.
Perché una stampante 3D chiusa in un laboratorio non rappresenta un risultato educativo.
Rappresenta un bene acquistato.
L'innovazione comincia quando quello strumento viene utilizzato per insegnare, sperimentare, creare competenze.
Monorchio, durante l'intervista, ha definito la SNAI un contenitore strategico capace di attrarre finanziamenti e opportunità di sviluppo sostenibile.
La definizione è utile.
Ma un contenitore vale per ciò che riesce a produrre.
La Smart School potrà essere un esempio concreto se diventerà un servizio stabile e accessibile.
E se sarà collegata a un sistema di trasporti adeguato.
Perché sarebbe assurdo costruire una scuola tecnologicamente avanzata e lasciare che raggiungerla rimanga un problema.
Sanità e telemedicina: il diritto di curarsi non può dipendere dalla distanza.
Nel convegno Monorchio ha affrontato anche la questione della sanità territoriale.
Un tema che, per chi vive nelle aree interne, ha un peso particolare.
Si può rinunciare alla vicinanza di un cinema.
Si può vivere lontano da un grande centro commerciale.
Ma è molto più difficile accettare che un'emergenza sanitaria possa diventare una corsa contro il tempo.
La telemedicina prevista dalla strategia può rappresentare uno strumento utile.
Può favorire il monitoraggio di alcuni pazienti, consentire prestazioni a distanza e ridurre spostamenti non necessari.
Ma non deve essere scambiata per la sostituzione della presenza sanitaria.
La tecnologia funziona se esiste una rete.
Servono medici, personale, strumenti, collegamenti digitali adeguati e percorsi di assistenza chiaramente organizzati.
Soprattutto, occorre sapere che cosa accade quando la tecnologia non basta.
Chi interviene?
Dove?
Con quali tempi?
La risposta a queste domande è decisiva per la qualità della vita.
Il diritto alla salute non può diventare più debole soltanto perché una persona ha scelto di abitare in montagna.
E nessuna politica contro lo spopolamento può ignorare questo principio.
Pierpaolo Zavettieri: la burocrazia e il rischio delle scadenze.
Al sindaco di Roghudi e consigliere metropolitano Pierpaolo Zavettieri ho rivolto una domanda volutamente provocatoria.
La SNAI è forse un supermercato di finanziamenti?
Zavettieri ha spiegato che si tratta di una strategia complessa, nella quale intervengono numerosi soggetti attuatori: Comuni, Regione, Città Metropolitana, scuole e altre istituzioni.
La distribuzione delle responsabilità, la complessità burocratica, l'avvicendamento delle amministrazioni, la pandemia e le emergenze idrogeologiche hanno contribuito, secondo la sua ricostruzione, ad allungare i tempi.
Oggi, ha precisato, alcuni interventi sono partiti, altri sono in fase di avvio e la programmazione è già stata definita.
Ma ha richiamato un rischio: le scadenze potrebbero diventare particolarmente stringenti.
È un problema serio.
Perché dopo anni di procedure si può arrivare a una fase nella quale il tempo residuo per realizzare gli interventi diventa insufficiente.
E allora la fretta rischia di produrre errori.
Oppure di impedire la piena utilizzazione delle risorse.
La soluzione non è eliminare i controlli.
È organizzare meglio il lavoro.
Occorrono responsabilità riconoscibili, cronoprogrammi realistici, assistenza tecnica e capacità di intervenire rapidamente quando un progetto incontra un ostacolo.
Una buona amministrazione non è quella che promette di fare tutto subito.
È quella che sa dire che cosa farà, entro quando e con quali strumenti.
Melito Porto Salvo: quei 250 metri che raccontano un problema più grande.
Tra i casi illustrati dalla Città Metropolitana, quello dell'hub di mobilità di Melito Porto Salvo è particolarmente istruttivo.
Il progetto, del valore di circa un milione di euro, mira a realizzare un punto di interscambio tra trasporto su autobus e ferrovia.
L'obiettivo è migliorare i collegamenti tra l'entroterra, la fascia ionica e Reggio Calabria.
Un'esigenza evidente.
Ma il dirigente competente ha raccontato le difficoltà incontrate nell'individuazione dell'area.
Dopo circa tre anni di interlocuzioni con Rete Ferroviaria Italiana, non sarebbe stato possibile ottenere lo spazio inizialmente individuato vicino alla stazione.
Sono state esaminate soluzioni alternative.
Alla fine è stata individuata un'area pubblica.
Con un problema.
Si trova a circa 250 metri dalla stazione ferroviaria.
Duecentocinquanta metri.
Sulla carta sembrano pochi.
Ma possono diventare un ostacolo per un anziano, una persona con disabilità, una madre con un passeggino, un pendolare con una valigia.
Il punto non è soltanto la distanza numerica.
È la qualità del percorso, la sicurezza, l'accessibilità, la facilità del trasferimento tra mezzi.
Nel suo intervento conclusivo Gallo ha invitato a riaprire il confronto con RFI.
Un passaggio che indica la possibilità di cercare una soluzione più funzionale.
Perché un hub di interscambio deve facilitare l'interscambio.
Sembra una banalità.
Ma spesso le banalità sono proprio ciò che le procedure rischiano di dimenticare.
Accanto all'hub, il convegno ha richiamato progetti per minibus, mezzi polivalenti e sistemi di infomobilità.
Anche qui la questione decisiva riguarda la gestione.
Chi guiderà i mezzi?
Con quali orari?
Chi sosterrà i costi di esercizio?
Come verranno garantite le corse nel tempo?
Acquistare un autobus è un investimento.
Garantire un servizio affidabile è un impegno continuativo.
E per chi vive nelle aree interne è il secondo a fare la differenza.
Il bergamotto: dieci startup, un milione di euro e il problema del lavoro.
Tra i progetti presentati dalla Città Metropolitana figura un intervento dedicato al bergamotto.
Circa un milione di euro per sostenere dieci iniziative imprenditoriali, con contributi fino all'80 per cento delle spese ammissibili e un massimo di 100.000 euro per progetto, secondo quanto illustrato nel convegno.
L'obiettivo è favorire trasformazione, innovazione e diversificazione della filiera.
È un'opportunità interessante.
Il bergamotto rappresenta una produzione identitaria della Calabria ionica.
Ma la sua importanza culturale non garantisce automaticamente la sostenibilità economica delle imprese.
Il problema non è soltanto avviare dieci attività.
È fare in modo che riescano a operare, vendere, crescere e creare occupazione.
Servono competenze imprenditoriali, accesso ai mercati, collaborazione tra produttori, trasformazione locale, ricerca e capacità commerciale.
Per troppo tempo molte produzioni meridionali hanno visto nascere il proprio valore nel territorio e una parte importante dei benefici economici consolidarsi altrove.
La sfida consiste nel trattenere una quota maggiore di quel valore vicino ai luoghi di origine.
Un'eccellenza territoriale diventa sviluppo quando produce reddito e lavoro per la comunità che la custodisce.
Giuseppe Bombino: l'Area Grecanica non è periferia, è un mondo con una propria centralità.
Il professor Giuseppe Bombino ha offerto una chiave di lettura culturale e territoriale.
Alla mia domanda sulla via per il rilancio delle aree interne ha risposto partendo dal significato stesso dell'espressione area interna.
Secondo Bombino, questa definizione può evocare una condizione di marginalità che non restituisce la vera identità dei luoghi.
L'Area Grecanica possiede una propria centralità.
È un territorio nel quale si sovrappongono storia, antropologia, paesaggio, ambiente, natura, lingua e produzioni identitarie.
Tra queste, il bergamotto.
Il professore invita dunque a modificare lo sguardo.
Non considerare le aree interne soltanto per ciò che manca.
Riconoscerle anche per ciò che possiedono.
È un passaggio importante.
Perché una comunità raccontata continuamente come marginale rischia di essere percepita soltanto come destinataria di assistenza.
Ma un territorio può essere fragile e, nello stesso tempo, possedere risorse culturali, ambientali ed economiche straordinarie.
La fragilità non cancella il valore.
Semmai rende più urgente proteggerlo e trasformarlo in opportunità.
Il GAL e la struttura tecnica ancora da completare
Quando ho chiesto a Bombino a che punto fosse il lavoro del GAL, è emersa una criticità organizzativa.
Il professore ha spiegato che la struttura tecnica non era ancora pienamente costituita e che erano in corso le procedure di valutazione delle candidature per formare un gruppo di competenze progettuali, amministrative e finanziarie.
Solo attraverso queste professionalità, ha osservato, sarebbe stato possibile accelerare concretamente la progettazione.
Il GAL Area Grecanica può rappresentare uno strumento importante per sostenere imprese, attività agricole, iniziative extra-agricole e valorizzazione delle risorse locali.
Ma deve disporre della capacità operativa necessaria.
Perché lo sviluppo non nasce automaticamente dall'esistenza di un bando.
Richiede accompagnamento, competenze, selezione di progetti sostenibili e continuità.
Un'impresa finanziata ma incapace di sopravvivere dopo il contributo non risolve il problema dello spopolamento.
Può diventare, al contrario, l'ennesima occasione incompiuta.
Il finanziamento dovrebbe essere l'inizio dell'attività.
Non la sua unica ragione di esistere.
Settemilasettecento case vuote: il paradosso di una terra che perde abitanti.
Uno dei dati più significativi presentati durante il convegno riguarda il patrimonio abitativo inutilizzato.
Circa 7.700 abitazioni vuote nell'area considerata.
Un numero che racconta un paradosso.
Abbiamo case senza abitanti.
E persone che non trovano condizioni sufficienti per abitare questi territori.
È stato illustrato un progetto da circa 1,157 milioni di euro finalizzato a favorire il recupero degli immobili e l'insediamento di nuovi residenti.
Tra le ipotesi presentate figura un'agenzia sociale capace di mettere in relazione proprietari e persone interessate a trasferirsi.
È una proposta concreta.
Ma il recupero immobiliare, da solo, non basta.
Una casa ristrutturata non crea automaticamente una comunità.
Chi vi si trasferisce deve poter lavorare, mandare i figli a scuola, ricevere assistenza sanitaria, spostarsi e partecipare alla vita sociale.
Nel convegno sono stati richiamati anche dati relativi a circa 2.800 cittadini stranieri appartenenti a 52 nazionalità, nell'ambito territoriale esaminato.
L'integrazione può rappresentare una possibilità importante per rafforzare comunità che perdono popolazione.
Ma deve essere accompagnata da percorsi linguistici, lavoro, istruzione, servizi e partecipazione.
Non si tratta semplicemente di occupare edifici vuoti.
Si tratta di costruire relazioni e appartenenza.
Una politica dell'abitare che non dialoga con scuola, sanità, trasporti e lavoro rischia di recuperare case destinate a restare nuovamente inutilizzate.
Non basta riaprire una porta. Bisogna dare a qualcuno una ragione per attraversarla ogni giorno.
L'Università Mediterranea e l'Osservatorio del paesaggio grecanico.
Il convegno ha dedicato spazio anche al contributo dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, attraverso la presentazione dell'Osservatorio del paesaggio grecanico.
Il progetto, sviluppato in collaborazione con la Città Metropolitana, prevede un percorso di circa ventiquattro mesi tra ricerca, sensibilizzazione, supporto alle amministrazioni, monitoraggio e laboratori partecipativi.
È una prospettiva che riguarda qualcosa di più della tutela ambientale.
Il paesaggio non è soltanto ciò che si vede.
È la relazione tra i luoghi e le persone che li hanno abitati, coltivati, attraversati e raccontati.
Africo Vecchio e Roghudi Vecchio sono esempi emblematici.
Luoghi dai quali gli abitanti si sono allontanati, ma che continuano a vivere nella memoria, nelle tradizioni e nei legami familiari.
L'Osservatorio può contribuire a riconoscere e valorizzare questo patrimonio.
Può aiutare le amministrazioni a progettare con maggiore consapevolezza.
Può coinvolgere le comunità nella definizione delle priorità.
È stata richiamata anche la possibilità di partecipare al Premio Nazionale del Paesaggio.
Un'occasione di visibilità.
Ma la visibilità non deve essere confusa con il risultato finale.
Il rischio, altrimenti, è trasformare l'Area Grecanica in un magnifico oggetto di studio mentre le persone continuano ad andarsene.
La cultura deve restare viva.
E una cultura resta viva quando esiste una comunità capace di trasmetterla.
La lingua grecanica: non basta conservarla negli archivi.
Nel suo intervento, Gallo ha richiamato la valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche calabresi.
Grecanica, arbëreshë e occitana.
Ha prospettato un intervento finanziario di cinque milioni di euro attraverso risorse POC, da verificare nei relativi atti di programmazione e attuazione.
La tutela linguistica è una questione di identità.
Ma non può essere ridotta alla produzione di materiale promozionale o all'organizzazione di eventi occasionali.
Una lingua sopravvive quando viene parlata.
Quando viene insegnata.
Quando i bambini la incontrano nella vita quotidiana.
Quando le famiglie possono trasmetterla.
Quando la comunità che la custodisce continua a esistere.
La lingua grecanica non è un ornamento folkloristico.
È una parte della storia culturale della Calabria.
Ma la sua tutela è inseparabile dal futuro dei paesi nei quali quella storia ha preso forma.
Non si può difendere una lingua ignorando le condizioni di vita delle persone che dovrebbero continuarla a parlare.
«Pensare più alle persone e meno alle cose»: la frase da trasformare in metodo.
Nel suo intervento conclusivo, Gallo ha pronunciato una frase che merita di essere ricordata:
«Dobbiamo pensare più alle persone e meno alle cose».
È una distinzione importante.
Perché l'amministrazione pubblica tende spesso a misurare il proprio lavoro attraverso ciò che realizza materialmente.
Un edificio.
Una strada.
Un mezzo acquistato.
Un laboratorio allestito.
Ma ogni investimento dovrebbe essere giudicato anche attraverso il servizio che produce.
Una scuola è utile se viene frequentata e offre opportunità educative.
Un autobus è utile se effettua corse affidabili.
Un ambulatorio è utile se permette di ricevere assistenza.
Un'abitazione recuperata è utile se torna a essere vissuta.
Un finanziamento alle imprese è utile se contribuisce a creare attività economicamente sostenibili.
La frase dell'assessore, dunque, può diventare un criterio operativo.
Per ogni progetto, una domanda:
Quale problema concreto delle persone risolve?
E una seconda:
Come verificheremo che lo abbia davvero risolto?
Sono interrogativi semplici.
Ma obbligano la politica e l'amministrazione a guardare oltre la cerimonia inaugurale.
La vera sfida: tenere insieme ciò che oggi procede separatamente.
Il convegno di Saline Joniche ha mostrato una quantità considerevole di progetti.
Smart School.
Telemedicina.
Viabilità.
Hub di mobilità.
Minibus.
Startup del bergamotto.
Recupero delle abitazioni.
Integrazione dei nuovi residenti.
Osservatorio del paesaggio.
Tutela delle minoranze linguistiche.
Servizi associati.
Assistenza tecnica ai Comuni.
Sono interventi che rispondono a esigenze reali.
Ma il loro valore dipenderà anche dalla capacità di integrarli.
Una scuola innovativa senza trasporti adeguati rischia di restare isolata.
Una casa recuperata senza lavoro rischia di restare vuota.
Un'impresa finanziata senza collegamenti e mercati rischia di chiudere.
Un hub realizzato in posizione poco funzionale rischia di offrire meno benefici di quelli previsti.
Una lingua tutelata senza comunità vive rischia di sopravvivere soprattutto nei libri.
La SNAI dovrebbe servire proprio a evitare queste contraddizioni.
La sua forza non è la somma dei singoli progetti.
È la relazione tra i progetti.
Per questo la collaborazione tra Comuni non può essere una formula diplomatica.
Deve diventare un metodo di lavoro.
E il Comune capofila deve essere il garante di una visione territoriale, non il centro di una competizione per le risorse.
Chi controlla i risultati? La proposta di un monitoraggio pubblico.
C'è una domanda che attraversa tutte le interviste e tutti gli interventi del convegno.
Chi misurerà i risultati della SNAI?
Non basta sapere quanti milioni sono stati programmati.
Occorre sapere quanti progetti sono stati avviati.
Quanti sono conclusi.
Quanti servizi sono operativi.
Quante persone ne usufruiscono.
Quali interventi sono in ritardo.
Per quali ragioni.
Chi deve intervenire per sbloccarli.
Sarebbe utile istituire un sistema pubblico di monitoraggio dell'Area Grecanica, accessibile ai cittadini e aggiornato periodicamente.
Uno strumento semplice, nel quale ogni progetto sia accompagnato da informazioni comprensibili.
Per la Smart School: quanti studenti utilizzano i laboratori?
Per la telemedicina: quali prestazioni sono disponibili e in quali sedi?
Per la viabilità: quali interventi sono conclusi e quali tratti restano critici?
Per l'hub di Melito: qual è la soluzione definitiva e quando entrerà in funzione?
Per le startup del bergamotto: quante imprese sono state avviate e quante continuano a operare?
Per le case vuote: quanti immobili sono tornati abitati?
Per i servizi associati: quali Comuni condividono effettivamente personale e funzioni?
Per l'Osservatorio del paesaggio: quali attività coinvolgono le comunità?
Non sono domande ostili.
Sono domande normali.
E una politica pubblica matura dovrebbe essere in grado di fornire risposte normali.
La partecipazione non può limitarsi alla presenza in sala durante un convegno.
Deve comprendere il diritto di conoscere e valutare ciò che viene realizzato.
Le responsabilità: nessuno può fare tutto, nessuno può chiamarsi fuori.
Sarebbe troppo facile attribuire tutte le responsabilità alla Regione.
Oppure ai Comuni.
Oppure alla Città Metropolitana.
Oppure allo Stato.
La realtà è più complessa.
Ogni livello istituzionale ha competenze, vincoli e responsabilità.
La Regione programma e accompagna.
I Comuni progettano e realizzano una parte degli interventi.
La Città Metropolitana gestisce funzioni e infrastrutture di propria competenza.
Gli altri soggetti attuatori devono trasformare gli impegni in attività concrete.
Ma proprio questa distribuzione delle responsabilità rende indispensabile il coordinamento.
Se un progetto si ferma, il cittadino deve poter capire perché.
Non può essere costretto a inseguire un rimpallo di competenze.
Non può sentirsi rispondere indefinitamente che manca un parere, che la procedura è complessa o che il problema appartiene a un altro ufficio.
Le difficoltà amministrative esistono.
Vanno riconosciute.
Ma devono essere affrontate.
E soprattutto non possono diventare una spiegazione permanente.
La collaborazione istituzionale non consiste nel sedersi allo stesso tavolo.
Consiste nel risolvere insieme problemi che nessuno riuscirebbe a risolvere da solo.
Il rischio più grande: arrivare con le soluzioni quando non c'è più nessuno.
C'è una crudeltà particolare nei ritardi delle politiche contro lo spopolamento.
Una strada può essere riparata dopo anni.
Una scuola può essere attrezzata.
Un edificio può essere recuperato.
Un progetto può essere finalmente finanziato.
Ma le persone che nel frattempo sono partite potrebbero non tornare.
Un giovane che ha trovato lavoro altrove potrebbe aver costruito lì la propria famiglia.
Un bambino trasferito in un'altra città potrebbe non conoscere più il paese dei nonni se non durante le vacanze.
Una casa chiusa per dieci anni potrebbe diventare soltanto un ricordo.
E allora il rischio è evidente.
Realizzare interventi corretti.
Ma realizzarli troppo tardi.
Per questo la velocità dell'attuazione non è soltanto un problema burocratico.
È una questione demografica.
Ogni anno perduto può ridurre il numero delle persone che potranno beneficiare dei progetti.
Ogni rinvio può rendere più difficile invertire la tendenza.
La SNAI non deve arrivare puntuale soltanto rispetto alle scadenze amministrative.
Deve arrivare in tempo rispetto alla vita delle comunità.
La mia terra non chiede pietà. Chiede rispetto.
Scrivo da uomo legato all'Aspromonte, alla sua storia e alla sua gente.
Conosco il significato di appartenere a una terra difficile.
Una terra che viene celebrata per la sua bellezza e troppo spesso lasciata sola davanti ai suoi problemi.
Non credo che Roccaforte del Greco, Roghudi, Bagaladi e gli altri centri dell'Area Grecanica debbano diventare musei a cielo aperto.
Non credo che la nostalgia possa fermare lo spopolamento.
La nostalgia conserva i ricordi.
Il lavoro, la scuola, la sanità e i servizi permettono di costruire una vita.
Chi ama questi luoghi deve avere il coraggio di riconoscere che il loro futuro non può dipendere soltanto dall'attaccamento sentimentale degli abitanti.
Occorrono condizioni concrete.
E occorre una politica capace di distinguere l'annuncio dal risultato.
Non chiedo miracoli.
Chiedo strade sicure.
Scuole vive.
Servizi sanitari accessibili.
Trasporti affidabili.
Case abitate.
Imprese capaci di creare lavoro.
Uffici comunali messi nelle condizioni di funzionare.
Risorse spese con responsabilità.
E soprattutto chiedo che nessun cittadino debba sentirsi obbligato a lasciare il proprio paese perché vivere lì è diventato troppo difficile.
Il giudizio finale: i soldi sono una possibilità, i risultati saranno la risposta.
Le interviste raccolte a Saline Joniche e gli interventi dell'intero convegno restituiscono un quadro articolato.
Gianluca Gallo ha indicato le risorse disponibili, la necessità di accelerare la spesa e l'impegno regionale a sostenere i territori.
Sandro Polimeni ha mostrato quanto l'emergenza stradale sia concreta e quanto sia importante anticipare nuove criticità.
Santo Monorchio ha rivendicato il lavoro di costruzione della strategia e ha indicato nella Smart School una possibilità di innovazione educativa.
Pierpaolo Zavettieri ha spiegato il peso delle procedure, dei diversi soggetti attuatori e delle scadenze.
Ercole Nucera ha ricordato che senza viabilità e servizi condivisi il ripopolamento resta un obiettivo difficilmente raggiungibile.
Giuseppe Bombino ha invitato a riconoscere la centralità culturale dell'Area Grecanica, segnalando al tempo stesso la necessità di rafforzare la struttura tecnica del GAL.
Leonardo Suraci ha individuato nello spopolamento il problema decisivo e nell'integrazione tra servizi e sviluppo la strada da percorrere.
La Città Metropolitana ha illustrato le difficoltà della rete viaria, il progetto dell'hub di Melito e le opportunità per la filiera del bergamotto.
Le strutture regionali hanno ricostruito il quadro della programmazione e dell'attuazione.
L'Università Mediterranea ha mostrato il valore del paesaggio come relazione tra luoghi, memoria e comunità.
Sono contributi diversi.
Nessuno, da solo, risolve il problema.
Ma insieme indicano una direzione.
Non basta finanziare.
Bisogna progettare.
Non basta progettare.
Bisogna realizzare.
Non basta realizzare.
Bisogna far funzionare i servizi.
E non basta far funzionare i servizi se non si riesce a ricostruire, intorno a essi, una prospettiva di vita.
Fra dieci anni il giudizio sulla SNAI non dipenderà dalla quantità di conferenze organizzate o dalla lunghezza delle relazioni tecniche.
Dipenderà da una domanda molto più semplice.
Nei paesi dell'Area Grecanica ci saranno ancora bambini che entrano a scuola, giovani che lavorano, anziani che ricevono assistenza e famiglie che scelgono di restare?
Se la risposta sarà sì, la strategia avrà contribuito a raggiungere il suo scopo.
Se la risposta sarà no, potremo forse contare opere realizzate e finanziamenti utilizzati.
Ma dovremo anche domandarci perché non siano bastati.
L'Area Grecanica non è una periferia da assistere.
È una parte della Calabria che possiede storia, cultura, risorse e persone.
E che ha ancora il diritto di vivere.
A Saline Joniche la politica ha parlato.
Le istituzioni hanno illustrato i progetti.
I sindaci hanno raccontato le difficoltà.
I tecnici hanno spiegato i percorsi.
Il territorio ha ascoltato.
Adesso non servono altre parole per dimostrare che il problema è stato compreso.
Servono i fatti per dimostrare che si è capaci di affrontarlo.
Perché un paese non si salva quando viene inserito in una strategia.
Si salva quando una famiglia, guardando al proprio futuro, trova finalmente una ragione per non partire.
Luigi Palamara
Giornalista, scrittore e artista aspromontano di Roccaforte del Greco
detto «L'Arciere»
CartaStraccia.News
Nel nome la provocazione, nei contenuti la sostanza.
Note.

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