CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

7/recent/post-list

DUE UOMINI, UN SOLO NOME: JESÚS. E UNA TRAGEDIA CHE IL CALCIO NON DIMENTICHERÀ

DUE UOMINI, UN SOLO NOME: JESÚS. E UNA TRAGEDIA CHE IL CALCIO NON DIMENTICHERÀ

Jesús de Miguel, trent'anni, muore dopo uno scontro con il portiere Jesús Owono. Una singolare coincidenza lega i protagonisti di una vicenda che lascia dolore, interrogativi e una vita spezzata.

di Luigi Palamara 

Jesús de Miguel aveva trent'anni. Un'età in cui si fanno progetti, si inseguono sogni e si pensa che il domani sia una certezza. Quel lunedì sera era entrato in campo per giocare a pallone. Non per morire.

Uno scontro violento con il portiere dell'Andorra, Jesús Owono. Un colpo al torace, l'arresto cardiaco, la corsa disperata in ospedale. Poi la notizia più terribile.

Jesús non ce l'ha fatta.

E c'è una coincidenza singolare, quasi crudele, in questa tragedia: entrambi i protagonisti si chiamano Jesús.

Lo stesso nome, due destini improvvisamente legati. Uno ha perso la vita. L'altro dovrà convivere con il peso di quell'istante.

Un nome che richiama, nella tradizione cristiana, il sacrificio, la sofferenza e il perdono. Una coincidenza che non spiega nulla, naturalmente, ma che rende questa storia ancora più difficile da dimenticare.

«Non ci sono parole di conforto», ha scritto il Tenerife. Ed è vero. Perché una squadra perde un compagno, i tifosi un giocatore, ma una famiglia perde una parte della propria vita.

E mentre qualcuno piangeva, dagli spalti si sarebbe levato un grido contro il portiere: «Assassino».

Una parola terribile, pronunciata prima ancora di conoscere la verità.

La giustizia dovrà accertare eventuali responsabilità. Ma il dolore non autorizza la crudeltà. E forse proprio quel nome condiviso dovrebbe ricordarci il valore della pietà, anche verso chi è coinvolto in una tragedia.

Adesso arriveranno i minuti di silenzio, gli applausi, le condoglianze. Ma sarebbe importante che questa morte lasciasse qualcosa di più: una riflessione sulla sicurezza e sul valore della vita.

Perché il calcio è diventato un mondo di milioni, interessi e passioni esasperate. E qualche volta dimentichiamo che rimane soltanto un gioco.

Due uomini. Lo stesso nome, Jesús. Uno non tornerà più a casa. L'altro porterà con sé il ricordo di quel giorno.

Il calcio troverà un altro attaccante. La sua famiglia non troverà mai un altro Jesús.

E forse la lezione più grande di questa tragedia è proprio questa: prima di cercare un colpevole, dovremmo imparare a rispettare il dolore. E prima di giudicare un uomo, ricordarci che siamo tutti fragili.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

Posta un commento

0 Commenti