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Restare come dovere: la memoria di Cosimo Fazio e la scelta di Antonino.

Restare come dovere: la memoria di Cosimo Fazio e la scelta di Antonino.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

A Reggio Calabria il coraggio non si annuncia con i manifesti né si misura a decibel. Qui il coraggio è una pratica quotidiana, spesso muta, quasi sempre solitaria. È la scelta di restare quando partire sembra l’unica forma di intelligenza. Restare quando l’amarezza diventa metodo e il cinismo una comoda corazza.

Antonino Fazio compie quarantacinque anni e, invece di concedersi il lusso dell’autocompiacimento, sceglie il rischio dell’esposizione. Annuncia la sua candidatura al Consiglio comunale con Fratelli d’Italia non come chi cerca un’investitura, ma come chi accetta un peso. Un peso che non promette successo, ma chiede coerenza. A Reggio Calabria, chi si espone davvero lo fa sapendo che la politica non è un rifugio, ma un fronte.

Non c’è eroismo in questa decisione, e proprio per questo merita rispetto. Portare la battaglia contro l’illegalità dentro le istituzioni significa rinunciare alla comodità dell’indignazione sterile per affrontare la fatica lenta, spesso ingrata, della responsabilità. È una scelta che non fa rumore, ma lascia segni.

Il cognome Fazio, in questa città, non è un ornamento né una rendita. È una memoria che pesa. Cosimo Fazio, Colonnello dei Carabinieri, è morto in servizio il 15 agosto 2013, mentre svolgeva il suo dovere di Comandante dei Vigili Urbani della Città di Reggio Calabria. In quel giorno di festa coordinava personalmente le operazioni di sbarco di centinaia di immigrati al Porto di Reggio Calabria. È caduto così: lavorando, servendo, proteggendo. Sino all’ultimo secondo della sua vita al servizio della gente. Dei più deboli.

Quella non è una morte da commemorare con frasi di circostanza. È una morte che giudica. Perché chi muore in servizio non chiede retorica, ma continuità morale. E chi ne porta il nome sa che la memoria non protegge: pretende. Non offre scorciatoie, alza l’asticella.

Quando Antonino Fazio afferma che il ruolo pubblico non è un privilegio ma una responsabilità, non sta facendo teoria politica. Sta richiamando una verità elementare, quasi dimenticata: le istituzioni non sono un corpo estraneo, sono il riflesso di ciò che siamo disposti a difendere. Servire senza servirsi non è uno slogan, è una disciplina.

In una terra dove troppe battaglie vengono raccontate come perse in partenza, dire “non perdiamo nemmeno questa” non è presunzione. È una forma di resistenza civile. È il rifiuto di accettare il declino come destino naturale, l’idea che nulla possa cambiare perché nulla è mai cambiato.

Poi, come è giusto, saranno i cittadini a decidere. Il tempo farà il suo mestiere, che è quello di smascherare le intenzioni e pesare i fatti.
Ma intanto resta il gesto. E a Reggio Calabria, città abituata a vedere andare via e troppo raramente a vedere restare, il gesto di restare è già una presa di posizione.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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1 Commenti

  1. Calogero Carollo - Cefalù19 dicembre 2025 alle ore 15:20

    Grandissimo Nino!!!! Se i tuoi concittadini ti investiranno di questa responsabilità, ne trarranno grande vantaggio in termini di onestà, capacità, impegno, coerenza e fedeltà verso le Istituzioni, anche nel ricordo del sacrificio del Comandante Cosimo, che rimane il faro che indica il porto sicuro a cui approdare per servire al meglio la Comunità civile. Un caro abbraccio da noi tutti e un mondo di sinceri auguri. Calogero Carollo.

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