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La giustizia non è una bandiera. Difendere i fragili non è un’opinione.

La giustizia non è una bandiera.
Difendere i fragili non è un’opinione.
L'Editoriale di Luigi Palamara 


La legge nasce per difendere i più fragili. Non per investitura politica dei magistrati, non per zelo ideologico, non per supplire alle debolezze di una classe dirigente che ha smesso di decidere. È un principio elementare, quasi scolastico. Eppure, in Italia, le ovvietà sono le prime a finire sotto processo.

Qui la legge non è più una bussola: è diventata una trincea. E chi dovrebbe applicarla viene trascinato, volente o nolente, dentro una guerra che non gli appartiene. Il risultato è un cortocircuito pericoloso: la giustizia chiamata a colmare il vuoto della politica, la politica che si nasconde dietro la giustizia. E in mezzo, come sempre, i più fragili. Usati, evocati, mai davvero protetti.

Così una questione di principio diventa un referendum. Non sulla legge, ma sulla paura. Non sui diritti, ma sulle bandiere. E il Paese si divide, non per capire, ma per tifare. Come se la fragilità fosse un’opinione e non una condizione. Come se la tutela fosse una concessione e non un dovere.

In questa confusione, nessuno sembra ricordare l’essenziale: la legge non deve essere coraggiosa, né creativa, né militante. Deve essere giusta. E la giustizia, quando smette di essere sobria, smette di essere tale.

Il resto è rumore. E l’Italia, di rumore, ne produce già abbastanza.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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