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PASSAPAROLA. PRENDERSI CURA DELLA CASA COMUNE

“PRENDERSI CURA DELLA CASA COMUNE”


La cura della casa comune richiede di vedere la terra non come un possesso, ma come un dono prezioso da condividere con le generazioni future; per noi cristiani, questa visione è assunta come una nuova opera di misericordia.

Afferma infatti Papa Francesco, nell’udienza del 30 giugno 2016:
“A causa dei mutamenti del mondo globalizzato si sono moltiplicate alcune povertà materiali e spirituali; per questo dobbiamo dare spazio alla giustizia della carità, per individuare nuove modalità di custodire la casa comune. In questo modo, la via della misericordia diventerà sempre più concreta”.

E poi continua:
“Come nuova opera di misericordia spirituale, la cura della casa comune richiede prima di tutto:

  • una contemplazione riconoscente del mondo, che ci permette di scoprire, attraverso ogni cosa, qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare;
  • e, come opera di misericordia corporale, richiede semplici gesti quotidiani con i quali tentiamo di spezzare la logica della violenza, dello sfruttamento e dell’egoismo, in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore”.

Maltrattare la natura significa maltrattare ogni essere vivente; per questo dobbiamo ascoltare sia il grido della terra sia il grido dei poveri e degli sfruttati.

Questa è una presa di coscienza che incoraggia comportamenti con un’incidenza diretta e importante nella cura dell’ambiente, come per esempio:

  • evitare, per quanto possibile, l’uso della plastica;
  • ridurre il consumo di acqua;
  • differenziare i rifiuti;
  • cucinare solo ciò che ragionevolmente possiamo consumare;
  • trattare con cura gli altri esseri viventi;
  • piantare alberi;
  • spegnere le luci quando non servono, e così via.

Per questo, prendersi cura è molto più che amministrare bene le cose: a un amministratore, infatti, non è chiesto di amare, come invece è chiesto ai genitori che si prendono cura dei figli, arrivando a sacrificare tante cose per loro.

Così deve essere anche per noi quando, per esempio, diamo da mangiare a chi è nel bisogno: se siamo mossi dalla misericordia, non si tratta solo di un atto esteriore, ma diventa un movimento del cuore.

È per questo che Papa Francesco ha aggiunto alle parole di Gesù “avevo fame e mi avete dato da mangiare” queste altre parole: “…e avete cercato di migliorare le condizioni della nostra casa comune, affinché tutti potessero essere sfamati”.

Com’è vero, ed è anche emozionante, il fatto che, nonostante le nostre fragilità, è sempre lo Spirito Santo che conduce la Chiesa affinché sia, in ogni luogo e in ogni tempo, faro di luce, di amore e di fraternità.

Pensate allora che dono e che grazia enorme è per noi essere cristiani!

Don Nino Carta
17 marzo 2026

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