FANGO RUSSO SU GIORGIA: SE L’INSULTO DI REGIME DIVENTA L’UNICA ARMA DI CHI NON SA PENSARE
Vladimir Solovyov la butta in caciara sessista: non è politica, è spazzatura da bettola. Difendere la Meloni dall'aggressione volgare dei megafoni di Mosca non è una scelta di parte, ma un dovere di civiltà e dignità nazionale.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono insulti che degradano anzitutto chi li pronuncia. E poi ci sono quelli che, oltre a essere triviali, pretendono persino di spacciarsi per analisi politica. Le volgarità vomitate dal conduttore russo Vladimir Solovyov contro Giorgia Meloni appartengono a questa seconda, misera categoria: non sono un giudizio, non sono una critica, non sono neppure propaganda ben confezionata. Sono solo fango.
Si può essere in radicale disaccordo con Meloni, con il suo governo, con la sua linea internazionale, con il suo lessico, con la sua idea d’Italia. In democrazia è normale, anzi salutare. Ma qui non siamo nel territorio del dissenso. Qui siamo davanti all’aggressione personale, sessista, sguaiata, scientemente offensiva. E un attacco del genere non può essere condiviso da nessuno che conservi il minimo senso della misura, della dignità e della civiltà politica.
Quando il confronto scade nell’insulto osceno, non si colpisce soltanto l’avversario: si colpisce il linguaggio pubblico, si ferisce il principio stesso per cui le idee si combattono con altre idee e non con il turpiloquio da bettola. Chiamare una donna, e per di più il capo del governo di un Paese alleato, con espressioni da fogna non è coraggio. È miseria morale. È l’arroganza del potente di regime travestita da sarcasmo. È il riflesso condizionato di chi sa obbedire, non argomentare.
C’è poi un punto che dovrebbe essere chiaro a tutti, amici e avversari della premier: difendere Giorgia Meloni da un insulto del genere non significa aderire alla sua politica. Significa difendere una soglia minima di decenza. Perché se quella soglia salta, se ci abituiamo a considerare normale che il dibattito pubblico venga infestato da queste esibizioni di volgarità, allora avremo già perso qualcosa di più importante di una polemica televisiva: avremo perso il rispetto delle istituzioni e, prima ancora, il rispetto di noi stessi.
Solovyov non ha mostrato forza. Ha mostrato il contrario: la debolezza di chi non convince e allora schiuma, di chi non persuade e allora insulta, di chi non ragiona e allora degrada tutto al livello più basso. È un metodo che può far comodo alla propaganda, ma che resta indecente. E l’indecenza, in politica come nella vita, non merita complicità, né indulgenza, né silenzio.
Su una cosa, dunque, bisognerebbe essere netti: un attacco così non è “colore”, non è “eccesso”, non è “provocazione”. È spazzatura verbale. E la spazzatura non si discute, si riconosce per quello che è.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.