Reggio Calabria e la frittata del degrado.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Bisogna avere un talento speciale per riuscire a camminare in una stanza piena di uova e fingere, con aria innocente, di non essere stati proprio noi a fare la frittata. Eppure accade. Accade qui. Accade oggi. Accade in una città che continua a vedere la politica esibirsi non nel governo della cosa pubblica, ma nella sua caricatura più squallida.
Quella che vi abbiamo raccontato è stata una giornata di ordinaria follia. Ma sarebbe quasi un sollievo se fosse soltanto follia. No: è qualcosa di peggio. È il fondo etico toccato con ostinazione, quasi con metodo. È la prova plastica di quanto in basso possa precipitare una classe dirigente quando smette di sentire il peso della dignità, del limite, perfino della vergogna.
E questa giornata, 22 aprile 2026, non va archiviata nel cassetto della cronaca. Va inchiodata alla memoria pubblica. Va ripetuta, raccontata, ricordata ogni giorno della campagna elettorale, perché l’oblio è l’alleato naturale di chi spera sempre che il cittadino dimentichi, confonda, sorvoli. Noi non sorvoleremo.
Lo faremo ogni giorno, senza tregua, per restituire ai fatti la loro giusta dimensione e al degrado il suo nome. Perché qui non siamo davanti a una semplice caduta di stile. Siamo davanti a un logoramento morale che ormai pretende perfino di essere normale. E invece normale non è. Né accettabile.
Dire che siamo delusi e amareggiati sarebbe troppo comodo, e forse anche troppo poco. La delusione è un sentimento passivo, l’amarezza un lusso interiore. A noi, francamente, in questo momento non interessa nessuno dei due. Noi siamo motivati. Motivati a dire con chiarezza che non vi vogliamo più alla guida della città. Motivati a impiegare ogni energia, ogni parola, ogni spazio di libertà per far comprendere a quanti più reggini possibile quale abisso etico sia stato scavato sotto i loro piedi.
Fra pochi giorni, come sempre accade quando le liste saranno state presentate, dichiarerò pubblicamente la mia scelta elettorale per il Comune di Reggio Calabria. Non sarò imparziale. Non lo sono mai stato quando c’era da scegliere tra il conformismo e la chiarezza. Ma cercherò di restare credibile, che è una cosa ben più difficile e ben più seria dell’imparzialità esibita come una medaglia da chi, spesso, è soltanto ambiguo.
La mia dichiarazione di voto non cambierà il mondo. Non rovescerà da sola i rapporti di forza. Non farà tremare i palazzi. Ma sarà, ancora una volta, un gesto di trasparenza. E in tempi di opacità elevata a sistema, anche la trasparenza diventa una forma di combattimento.
Non c’è alcun vincolo ideologico in questa scelta. Non ho mai avuto devozioni di bandiera. Scelgo, come sempre, le persone. In questo caso tre: due candidati al consiglio comunale, un uomo e una donna, e un candidato sindaco. Nessuno scandalo, nessun mistero, nessun retroscena da operetta. Solo una scelta limpida, personale, dichiarata.
Dopo, continuerò a raccontare questa campagna elettorale dal mio punto di vista. Che è il punto di vista di chi non deve niente a nessuno e non vuole niente da nessuno. Di chi non cerca protezioni, prebende, benevolenze. Di chi prova semplicemente a chiamare le cose col loro nome. E oggi il nome giusto è questo: degrado.
Sic et simpliciter. Con buona pace di chi preferisce il silenzio, l’equivoco, o la conveniente smemoratezza.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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