DEMOCRAZIA SPETTACOLO E RUOLI CAPOVOLTI
Reggio Calabria, il "teatrino" dei confronti: dove tutti interrogano i candidati tranne i giornalisti
Associazioni e comitati trasformano la campagna elettorale in una sfilata di micro-interessi: l’informazione ridotta a comparsa o arredamento, mentre la città annega tra domande di comodo e passerelle rivendicative.
Il punto: Una domanda che non disturba nessuno, spesso, non serve a nessuno. È ora di smetterla di confondere la partecipazione con la sostituzione dei ruoli: senza giornalismo, la politica resta un monologo.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Una moda, a Reggio Calabria come altrove, ha ormai superato il limite della decenza politica e del buon senso: quella dei confronti elettorali organizzati da associazioni, comitati, sigle, entità varie e assortite, dove tutti interrogano i candidati tranne chi, per mestiere, dovrebbe farlo davvero.
I giornalisti.
Già, perché in questa bizzarra stagione della democrazia spettacolo, accade che il candidato a sindaco venga convocato, sistemato al suo posto, esposto a domande spesso legittime ma quasi sempre parziali, settoriali, costruite attorno all’interesse di chi organizza. E intanto chi racconta la politica ogni giorno, chi segue consigli comunali, campagne elettorali, promesse, tradimenti, cadute e resurrezioni, resta ai margini. Invitato, talvolta, a fare da spettatore. O peggio: da arredamento.
È un rovesciamento grottesco dei ruoli.
Non perché associazioni e cittadini non abbiano diritto di chiedere, pretendere, incalzare. Ce l’hanno, eccome. Ma altra cosa è trasformare ogni appuntamento pubblico in una passerella rivendicativa, dove il confronto politico diventa un rosario di domande a tema, mentre l’approfondimento vero, quello scomodo, quello che collega i fatti alle responsabilità, viene sacrificato sull’altare della rappresentanza di turno.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: candidati costretti a un tour de force estenuante, spesso ripetitivo, talvolta persino umiliante; giornalisti ridotti a comparse; cittadini privati di un confronto serio, libero, documentato. E la politica, invece di essere interrogata nel merito della sua visione complessiva, viene spezzettata in mille micro-interessi, ciascuno convinto di essere il centro del mondo.
È una deriva. E come tutte le derive, è nata forse con buone intenzioni. Ma ora rischia di diventare una caricatura.
Reggio Calabria meriterebbe altro. Meriterebbe confronti veri, condotti da chi conosce la città, la sua storia amministrativa, i suoi fallimenti, le sue promesse mancate, le sue ferite ancora aperte. Meriterebbe domande non accomodanti, non ornamentali, non piegate alla convenienza di chi organizza l’evento. Domande giornalistiche, appunto: precise, libere, documentate, talvolta sgradevoli. Perché una domanda che non disturba nessuno, spesso, non serve a nessuno.
È giunta l’ora di restituire spazio all’informazione. Non per corporativismo, ma per rispetto dei cittadini. Non per vanità di categoria, ma perché senza giornalismo la politica diventa monologo, recita, propaganda.
E allora sì: ben vengano i confronti. Ma non si confonda la partecipazione con la sostituzione dei ruoli. Le associazioni portino temi, istanze, sensibilità. I candidati rispondano. Ma siano i giornalisti, soprattutto quelli che la politica la raccontano ogni giorno, a incalzare, verificare, collegare, smascherare.
Perché una città che non pretende buona informazione è una città che si accontenta della superficie.
E Reggio Calabria, almeno questo, non può più permetterselo.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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