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Reggio Calabria. Mercatini Rionali. Luigi Catalano e il coraggio semplice di riaprire ciò che altri hanno chiuso

Luigi Catalano e il coraggio semplice di riaprire ciò che altri hanno chiuso

Alcune battaglie politiche nascono nei convegni, tra grafici, slogan e parole lucidate per non dire nulla. E poi ci sono battaglie che nascono per strada, dove la città respira davvero: tra le bancarelle, le voci, i piccoli commercianti, le famiglie che si alzano presto, i cittadini che cercano convenienza, socialità, identità.



Luigi Catalano, candidato al Consiglio Comunale di Reggio Calabria per il Centrodestra, nella lista Reggio Futura a sostegno di Francesco Cannizzaro sindaco, ha scelto una di queste battaglie: la riapertura del mercatino rionale.

Una scelta che può sembrare minuta soltanto a chi non conosce la vita reale. Perché il mercatino non è un dettaglio urbano. Non è un ingombro da rimuovere con un’ordinanza e qualche applauso di circostanza. È un pezzo di città. È economia popolare. È lavoro. È incontro. È memoria. È quella microeconomia concreta che non finisce nei discorsi solenni, ma tiene in piedi famiglie, quartieri, relazioni.

Catalano dice una cosa semplice, e proprio per questo politicamente forte: non si punisce una comunità intera per gli errori di pochi. Se ci sono stati abusi, si intervenga. Se ci sono irregolarità, si regolarizzi. Se c’è disordine, si metta ordine. Ma chiudere tutto significa scegliere la scorciatoia più comoda e meno giusta: quella che spegne il problema invece di governarlo.

È qui che la posizione di Catalano assume valore politico. Non propone nostalgia, propone amministrazione. Non difende l’abusivismo, difende il lavoro onesto. Non chiede il ritorno al caos, chiede regole, dignità e ripartenza.

Reggio Calabria, come tante città del Sud, ha bisogno di recuperare fiducia nelle cose semplici. Non sempre servono opere faraoniche, annunci monumentali, promesse che costano milioni e poi restano appese ai cartelli. A volte serve una decisione concreta: riaprire uno spazio, restituire ordine a un’attività, rimettere in movimento il commercio locale, consentire a centinaia di persone di lavorare e a migliaia di cittadini di ritrovare un servizio.

Il mercato rionale, nelle grandi città italiane ed europee, non è considerato una vergogna. È spesso un’attrazione, un simbolo, un luogo vivo. A Palermo, a Roma, a Torino, a Milano, i mercati raccontano la città meglio di tanti manifesti turistici. Perché il mercato è carne viva: odori, dialetti, volti, prezzi, fatica, scambio. È una città che non finge di essere altro da sé.

Perché Reggio dovrebbe rinunciare a questo? Perché dovrebbe cancellare un pezzo della propria identità invece di disciplinarlo e valorizzarlo?

Catalano pone una domanda scomoda, ma necessaria. Ed è proprio qui che si misura la serietà di una candidatura. Non nel promettere tutto a tutti, ma nel prendere posizione su qualcosa che riguarda davvero la vita quotidiana.

La sua scelta politica accanto a Francesco Cannizzaro non appare, dunque, come un semplice posizionamento elettorale. Appare come l’adesione a un’idea di amministrazione operativa, concreta, meno innamorata delle parole e più interessata ai fatti. Catalano sceglie il Centrodestra e Reggio Futura perché vede in quella proposta la possibilità di rimettere mano ai problemi veri: lavoro, quartieri, servizi, economia locale, decoro senza persecuzione, regole senza ingiustizia.

Il 24 e 25 maggio 2026 Reggio Calabria sarà chiamata a scegliere non soltanto un sindaco e un Consiglio comunale, ma un metodo. Da una parte la politica che chiude, archivia, cancella. Dall’altra la politica che prova a riaprire, ordinare, ricostruire.

Luigi Catalano si colloca con chiarezza in questa seconda strada. E lo fa partendo da un mercatino, cioè da un luogo che molti considerano piccolo. Ma spesso è proprio dalle cose piccole che si capisce se un’amministrazione ha cuore, testa e coraggio.

Perché una città non si governa soltanto dai palazzi. Si governa anche dalle sue piazze, dai suoi quartieri, dai suoi banchi di mercato, dai suoi lavoratori dimenticati.

E quando un candidato dice che non bisogna sacrificare centinaia di famiglie per colpire pochi irregolari, non sta facendo propaganda. Sta ricordando alla politica il suo primo dovere: distinguere, capire, risolvere.

Non applaudire una chiusura.
Ma costruire una riapertura.
Non cancellare un problema.
Ma governarlo.
Non voltare le spalle alla città reale.
Ma ricominciare da lì.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

Luigi Catalano e il coraggio semplice di riaprire ciò che altri hanno chiuso Alcune battaglie politiche nascono nei convegni, tra grafici, slogan e parole lucidate per non dire nulla. E poi ci sono battaglie che nascono per strada, dove la città respira davvero: tra le bancarelle, le voci, i piccoli commercianti, le famiglie che si alzano presto, i cittadini che cercano convenienza, socialità, identità.  Luigi Catalano, candidato al Consiglio Comunale di Reggio Calabria per il Centrodestra, nella lista Reggio Futura a sostegno di Francesco Cannizzaro sindaco, ha scelto una di queste battaglie: la riapertura del mercatino rionale. Una scelta che può sembrare minuta soltanto a chi non conosce la vita reale. Perché il mercatino non è un dettaglio urbano. Non è un ingombro da rimuovere con un’ordinanza e qualche applauso di circostanza. È un pezzo di città. È economia popolare. È lavoro. È incontro. È memoria. È quella microeconomia concreta che non finisce nei discorsi solenni, ma tiene in piedi famiglie, quartieri, relazioni. Catalano dice una cosa semplice, e proprio per questo politicamente forte: non si punisce una comunità intera per gli errori di pochi. Se ci sono stati abusi, si intervenga. Se ci sono irregolarità, si regolarizzi. Se c’è disordine, si metta ordine. Ma chiudere tutto significa scegliere la scorciatoia più comoda e meno giusta: quella che spegne il problema invece di governarlo. È qui che la posizione di Catalano assume valore politico. Non propone nostalgia, propone amministrazione. Non difende l’abusivismo, difende il lavoro onesto. Non chiede il ritorno al caos, chiede regole, dignità e ripartenza. Reggio Calabria, come tante città del Sud, ha bisogno di recuperare fiducia nelle cose semplici. Non sempre servono opere faraoniche, annunci monumentali, promesse che costano milioni e poi restano appese ai cartelli. A volte serve una decisione concreta: riaprire uno spazio, restituire ordine a un’attività, rimettere in movimento il commercio locale, consentire a centinaia di persone di lavorare e a migliaia di cittadini di ritrovare un servizio. Il mercato rionale, nelle grandi città italiane ed europee, non è considerato una vergogna. È spesso un’attrazione, un simbolo, un luogo vivo. A Palermo, a Roma, a Torino, a Milano, i mercati raccontano la città meglio di tanti manifesti turistici. Perché il mercato è carne viva: odori, dialetti, volti, prezzi, fatica, scambio. È una città che non finge di essere altro da sé. Perché Reggio dovrebbe rinunciare a questo? Perché dovrebbe cancellare un pezzo della propria identità invece di disciplinarlo e valorizzarlo? Catalano pone una domanda scomoda, ma necessaria. Ed è proprio qui che si misura la serietà di una candidatura. Non nel promettere tutto a tutti, ma nel prendere posizione su qualcosa che riguarda davvero la vita quotidiana. La sua scelta politica accanto a Francesco Cannizzaro non appare, dunque, come un semplice posizionamento elettorale. Appare come l’adesione a un’idea di amministrazione operativa, concreta, meno innamorata delle parole e più interessata ai fatti. Catalano sceglie il Centrodestra e Reggio Futura perché vede in quella proposta la possibilità di rimettere mano ai problemi veri: lavoro, quartieri, servizi, economia locale, decoro senza persecuzione, regole senza ingiustizia. Il 24 e 25 maggio 2026 Reggio Calabria sarà chiamata a scegliere non soltanto un sindaco e un Consiglio comunale, ma un metodo. Da una parte la politica che chiude, archivia, cancella. Dall’altra la politica che prova a riaprire, ordinare, ricostruire. Luigi Catalano si colloca con chiarezza in questa seconda strada. E lo fa partendo da un mercatino, cioè da un luogo che molti considerano piccolo. Ma spesso è proprio dalle cose piccole che si capisce se un’amministrazione ha cuore, testa e coraggio. Perché una città non si governa soltanto dai palazzi. Si governa anche dalle sue piazze, dai suoi quartieri, dai suoi banchi di mercato, dai suoi lavorato

♬ audio originale - Luigi Palamara

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