Anna De Gaio: la figlia del panettiere
Il riscatto contro gli insulti d'odio: la replica del governatore Occhiuto agli attacchi alla neo-sindaca di Castrovillari
«Orgoglio e farina»: la lezione di Anna De Gaio, la figlia del panettiere che non ha dimenticato le radici del popolo
Dalla bottega al comune, la forza dei fatti mette a tacere il veleno della politica meschina. Il parallelismo del Presidente della Regione Roberto Occhiuto con la propria infanzia: «Il lavoro dei padri non è un’onta da cancellare, ma una dignità da custodire».
L’hanno presa in giro perché era figlia di un panettiere.
Come se il pane fosse una colpa. Come se nascere dietro un banco, tra farina, fatica e sveglie all’alba, fosse un marchio d’infamia invece che una medaglia. Come se appartenere al popolo fosse una vergogna, e non il più antico e il più nobile dei titoli.
Anna De Gaio oggi è Sindaco di Castrovillari. E già questo basterebbe a chiudere molte bocche. Non con l’arroganza della rivincita, ma con la forza silenziosa dei fatti. Quelli che non urlano, non insultano, non diffamano. Arrivano. E restano.
Ma in questa vicenda c’è stato un momento che merita di essere ricordato. Non per cortigianeria, non per appartenenza, non per il teatrino stanco della politica che applaude sé stessa. Merita di essere ricordato perché, per una volta, la politica ha saputo parlare una lingua umana.
Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria, ha difeso Anna De Gaio non con la formula gelida del comunicato, ma con una testimonianza personale. E in quel momento ha fatto qualcosa che la politica raramente sa fare: ha smesso di recitare e ha cominciato a dire la verità.
Ha detto che appartenere al popolo non è una macchia. È un titolo di merito.
Parole semplici. Ma le parole semplici, quando sono vere, pesano più dei discorsi solenni.
Occhiuto ha ricordato un bambino calabrese. Un bambino che non era figlio di un panettiere, ma di un uomo con la quinta elementare che vendeva frutta e di una donna con la terza elementare. Un bambino che, quando la maestra dava troppi compiti e diceva agli alunni di farsi aiutare dai genitori, sapeva già che a casa non avrebbe trovato qualcuno capace di spiegargli le lezioni. Semmai era lui, quel bambino, a leggere le lettere ai suoi genitori.
Quel bambino, un giorno, è diventato Presidente della Regione Calabria.
E qui sta il punto. Non nel curriculum. Non nella carriera. Non nella bandiera di partito. Sta nel ricordo della scala salita un gradino alla volta, senza ascensori, senza scorciatoie, senza padrini eleganti a spingere da dietro.
Chi viene dal popolo e non lo rinnega sa una cosa che molti professionisti della politica hanno dimenticato: la fatica non è un difetto. La povertà non è una vergogna. Il lavoro dei padri non è un’onta da cancellare, ma una radice da custodire.
In questo caso Occhiuto ha dimostrato sensibilità e acume. Ha visto oltre la rissa, oltre il veleno, oltre quella politica falsa, becera e meschina che troppo spesso si nutre di piccole cattiverie perché non possiede grandi idee.
Ha capito che l’attacco ad Anna De Gaio non era soltanto un attacco a una candidata. Era un attacco a un mondo intero: a chi si alza presto, a chi impasta il pane, a chi vende frutta, a chi non ha titoli altisonanti ma ha dignità da vendere.
E allora sì: buon lavoro, Anna De Gaio, neo Sindaco di Castrovillari.
Buon lavoro alla figlia del panettiere.
E vergogna a chi ha pensato che il pane, in Calabria, potesse essere usato come insulto.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno detto L'Arciere
@luigi.palamara Anna De Gaio: la figlia del panettiere Il riscatto contro gli insulti d'odio: la replica del governatore Occhiuto agli attacchi alla neo-sindaca di Castrovillari «Orgoglio e farina»: la lezione di Anna De Gaio, la figlia del panettiere che non ha dimenticato le radici del popolo Dalla bottega al comune, la forza dei fatti mette a tacere il veleno della politica meschina. Il parallelismo del Presidente della Regione Roberto Occhiuto con la propria infanzia: «Il lavoro dei padri non è un’onta da cancellare, ma una dignità da custodire». L'Editoriale di Luigi Palamara L’hanno presa in giro perché era figlia di un panettiere. Come se il pane fosse una colpa. Come se nascere dietro un banco, tra farina, fatica e sveglie all’alba, fosse un marchio d’infamia invece che una medaglia. Come se appartenere al popolo fosse una vergogna, e non il più antico e il più nobile dei titoli. Anna De Gaio oggi è Sindaco di Castrovillari. E già questo basterebbe a chiudere molte bocche. Non con l’arroganza della rivincita, ma con la forza silenziosa dei fatti. Quelli che non urlano, non insultano, non diffamano. Arrivano. E restano. Ma in questa vicenda c’è stato un momento che merita di essere ricordato. Non per cortigianeria, non per appartenenza, non per il teatrino stanco della politica che applaude sé stessa. Merita di essere ricordato perché, per una volta, la politica ha saputo parlare una lingua umana. Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria, ha difeso Anna De Gaio non con la formula gelida del comunicato, ma con una testimonianza personale. E in quel momento ha fatto qualcosa che la politica raramente sa fare: ha smesso di recitare e ha cominciato a dire la verità. Ha detto che appartenere al popolo non è una macchia. È un titolo di merito. Parole semplici. Ma le parole semplici, quando sono vere, pesano più dei discorsi solenni. Occhiuto ha ricordato un bambino calabrese. Un bambino che non era figlio di un panettiere, ma di un uomo con la quinta elementare che vendeva frutta e di una donna con la terza elementare. Un bambino che, quando la maestra dava troppi compiti e diceva agli alunni di farsi aiutare dai genitori, sapeva già che a casa non avrebbe trovato qualcuno capace di spiegargli le lezioni. Semmai era lui, quel bambino, a leggere le lettere ai suoi genitori. Quel bambino, un giorno, è diventato Presidente della Regione Calabria. E qui sta il punto. Non nel curriculum. Non nella carriera. Non nella bandiera di partito. Sta nel ricordo della scala salita un gradino alla volta, senza ascensori, senza scorciatoie, senza padrini eleganti a spingere da dietro. Chi viene dal popolo e non lo rinnega sa una cosa che molti professionisti della politica hanno dimenticato: la fatica non è un difetto. La povertà non è una vergogna. Il lavoro dei padri non è un’onta da cancellare, ma una radice da custodire. In questo caso Occhiuto ha dimostrato sensibilità e acume. Ha visto oltre la rissa, oltre il veleno, oltre quella politica falsa, becera e meschina che troppo spesso si nutre di piccole cattiverie perché non possiede grandi idee. Ha capito che l’attacco ad Anna De Gaio non era soltanto un attacco a una candidata. Era un attacco a un mondo intero: a chi si alza presto, a chi impasta il pane, a chi vende frutta, a chi non ha titoli altisonanti ma ha dignità da vendere. E allora sì: buon lavoro, Anna De Gaio, neo Sindaco di Castrovillari. Buon lavoro alla figlia del panettiere. E vergogna a chi ha pensato che il pane, in Calabria, potesse essere usato come insulto. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno detto L'Arciere #robertoocchiuto #annadegaio #editoriale #luigipalamara #castrovillari ♬ audio originale - Luigi Palamara
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