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​L’insopportabile dipendenza dei lettori indignati

La curiosità dei detrattori

​L’insopportabile dipendenza dei lettori indignati

Il paradosso dei censori digitali che detestano un autore ma non si perdono un suo articolo

​Tra insulti, borbottii e superiorità morale, i detrattori seriali si nutrono del lavoro altrui per colmare il proprio vuoto. Ma lo spazio di un giornalista non è una panchina pubblica: se un testo vi provoca orticaria, internet è grande. Andate a commentare altrove.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Una categoria umana che meriterebbe un trattato, se non fosse che dedicarle troppe pagine significherebbe farle un favore: quella dei lettori indignati per professione, dei censori da marciapiede digitale, degli instancabili giudici del lavoro altrui.

Sono quelli che arrivano, leggono, commentano, disprezzano. Poi tornano. Rileggono, ricommentano, ridisprezzano. Non gli piaci, ma ti seguono. Non apprezzano ciò che scrivi, ma non se ne perdono una riga. Non stimano ciò che fai, ma sono sempre lì, puntuali come una tassa e utili come un raffreddore ad agosto.

La pochezza, in fondo, funziona così: non crea, non costruisce, non propone. Giudica. E quasi sempre giudica in negativo, perché il negativo è il rifugio più comodo di chi non ha abbastanza luce propria per accendere una frase, un’idea, una posizione. Dire “non vali” costa poco. Scrivere qualcosa che valga, invece, costa fatica. E la fatica, si sa, non è materia per tutti.

C’è poi il paradosso più divertente: il disprezzo vorace. Quello di chi ti accusa di essere noioso, confuso, prolisso, inutile, e intanto divora ogni cosa che pubblichi. Un articolo? Letto. Un post? Letto. Un libro? Magari criticato, ma sfogliato, annusato, inseguito. È una forma di dipendenza mascherata da superiorità morale. Una fame che si vergogna di chiamarsi curiosità.

Le questioni, a questo punto, sono due. La prima è elementare: se un giornalista non ti piace, non leggerlo. Nessuno ti obbliga. Non c’è un carabiniere alla porta, non c’è una sentenza del tribunale, non c’è un medico che prescriva “tre articoli al giorno di Luigi Palamara dopo i pasti”. Internet è vasto, sterminato, generoso. Offre spiagge infinite anche ai naufraghi del commento acido. Vai, esplora. Respira. Salvati da ciò che dici di detestare.

La seconda questione è ancora più semplice: chi ti ha chiesto un giudizio?

Perché il punto non è la critica. La critica, quando è intelligente, è ossigeno. Il dissenso, quando è argomentato, è perfino necessario. Ma qui non siamo davanti alla critica: siamo davanti al borbottio. Alla smorfia. Al commento buttato lì come una cicca sul marciapiede. Non un’idea contro un’altra idea, ma una piccola sassata lanciata da chi poi pretende pure ospitalità nel cortile altrui.

E allora bisogna dirlo senza giri di parole: questo spazio non è un confessionale per frustrati, né una panchina pubblica dove chiunque possa sedersi a sputare sentenze. È il mio spazio. Ci entro con ciò che penso, con ciò che scrivo, con ciò che sono. Può piacere o non piacere. Ma nessuno ha il diritto di trasformare la propria mediocrità in una tassa sul tempo degli altri.

Dunque la domanda sorge spontanea, inevitabile, perfino educata nella sua brutalità: se ciò che scrivo ti pesa, se ciò che faccio ti infastidisce, se la mia firma ti provoca orticaria intellettuale, perché resti?

Perché continui a leggere?

Perché commenti?

Perché torni?

Forse perché il problema non sono io. Forse il problema è che ti servo: ti servo per sentirti migliore, per avere qualcuno da sminuire, per riempire il vuoto con un giudizio qualunque. Ma il vuoto, caro mio, resta vuoto anche quando fa rumore.

Internet è grande. Immenso. C’è spazio per tutti, anche per chi confonde la libertà di parola con il diritto di molestare il prossimo. Ma non necessariamente qui. Non nel mio perimetro, non sotto ogni mio scritto, non a ogni mia parola.

Perciò sì, con tutta la franchezza possibile e con il minimo indispensabile di pazienza: vai pure a rompere il cazzo altrove.

E soprattutto, smetti di farmi perdere tempo.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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