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PASSAPAROLA. LA VOCE DELLA COSCIENZA

PASSAPAROLA. LA VOCE DELLA COSCIENZA


Parole del Concilio Vaticano II:

“Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale deve obbedire. È quella voce che, al momento opportuno, risuona nell’intimità del cuore e che chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male. Per questo la coscienza è il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità” (Gaudium et spes, 16).

Che cos’è, allora, la coscienza?

È la voce di Dio che parla a ogni uomo, creato a sua immagine e somiglianza, capace di bene e di male; è, per questo, il criterio ultimo e definitivo del nostro pensare, parlare e agire.

Nella Bibbia non c’è un nome specifico per designare la coscienza ma, sottolineando il dono chiesto da Salomone per essere un re secondo il cuore di Dio, ecco una delle espressioni fondamentali con cui poterla definire: “cuore che ascolta”.

Un cuore, allora, capace di ascoltare in profondità la voce di Dio, verità e sapienza che indica il cammino.

È per questo che Paolo, nella Lettera ai Romani, afferma: “Tutto ciò che non viene dalla coscienza è peccato” (Rm 14,23).

Essa, infatti, è un’eco dello Spirito Santo in noi, pur nella consapevolezza che su di noi possono pesare tanti condizionamenti: la nostra storia personale, sociale e familiare; le strutture che ci condizionano e la cultura nella quale siamo immersi, anche senza rendercene conto.

La bellezza di una coscienza libera è dovuta al fatto che non si tratta di una legge già definita, da applicare in modo meccanico; al contrario, essa richiede creatività e spirito di profezia per discernere in situazioni che cambiano continuamente.

Chiaramente, è l’esperienza dell’amore che ci aiuta a scoprire eventuali errori e, senza la luce della comunione, la nostra coscienza è a rischio.

Profonde sono le parole di John Henry Newman:

“Se dovessi portare la religione in un brindisi dopo pranzo... allora brinderei per il Papa. Ma... prima per la coscienza e poi, sì, per il Papa”.

E queste non sono parole contraddittorie. Infatti, solo se siamo nell’amore vero scopriremo che le due scelte coincidono, perché la coscienza senza la comunione è l’inferno dell’egolatria, mentre la comunione senza la coscienza può diventare schiavitù e morte per tutti.

Morire nella comunione per amore presuppone il saper ascoltare fino in fondo la voce della coscienza, passando dal “perché?” al “nelle tue mani”.

Interessante, allora: solo “morendo” la coscienza e la comunione riescono a esprimere il Risorto.

C’è modo più profondo di ascoltare la voce della coscienza?

Don Nino Carta
3.6.2026

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