PASSAPAROLA. «ANNUNCIARE L’AMORE DI DIO»
Una delle grazie più belle dei miei ormai quasi sessantatré anni di sacerdozio è stata la scoperta, sia in Italia sia durante la missione in Brasile, della vita di comunione con altri sacerdoti: non soltanto a livello di servizio pastorale, ma soprattutto come esperienza di autentica fraternità, come vera vita di famiglia.
E poiché il vero amore è diffusivum sui, ossia non può non diffondersi, ecco nascere, quasi come una vocazione nella vocazione, lo stupendo impegno di annunciarlo con la vita e, in mille occasioni, attraverso incontri, ritiri e tante altre esperienze.
In seminario, soprattutto ai miei tempi, prima del Concilio Vaticano II, quasi mai si parlava dell’esperienza di fraternità e di comunione tra noi presbiteri. La formazione era basata soprattutto sulla preghiera, sulle pratiche di pietà, sull’incontro personale con il Signore e sulla preparazione al servizio pastorale. Pensavamo che la vita fraterna fosse un’esperienza tipica della vita religiosa.
Eppure, ancora oggi, nonostante si parli molto dell’importanza della comunione tra i sacerdoti, ho l’impressione che, concretamente, la nostra mentalità sia rimasta ancorata a una spiritualità prevalentemente individualista.
Come preti — e non lo dico assolutamente per puntare il dito contro qualcuno, ma perché l’ho sperimentato anch’io nei primi anni di ministero — siamo esposti alla tentazione, talvolta inconsapevole, di impegnarci ad annunciare l’amore di Dio attraverso uno sforzo personale il più generoso possibile, dimenticando che la forza e la fecondità dell’annuncio del Vangelo nascono prima di tutto dall’amore: «Guardate come si amano!».
Per questo trovo sempre significativo il fatto che Gesù invii i settantadue discepoli a due a due, poveri di tutto tranne che della comunione tra loro. È come se volesse sottolineare che la forza dell’annuncio non risiede nei nostri mezzi o nei nostri programmi pastorali, ma soprattutto nella comunione tra noi, ossia nella presenza di Gesù che nasce continuamente fra coloro che sono uniti nel suo amore.
Umanamente sarebbe naturale chiederci: «Se ci sono tanti luoghi e tante parrocchie in cui mancano annunciatori del Vangelo, perché “sprecare” risorse inviandoli a due a due? Non sarebbe sufficiente mandarne uno solo, così da raggiungere un maggior numero di persone?».
E invece ecco il passaparola di oggi, che ci ricorda come il primo annuncio debba essere proprio quello dell’amore di Dio, reso visibile attraverso l’esperienza di comunione tra noi. Il nostro annuncio conquista e affascina soprattutto quando è frutto della comunione.
Soltanto l’amore reciproco annuncia in profondità il Vangelo, perché porta in sé la presenza viva dello stesso Gesù. Ce lo ha ricordato anche Papa Leone nella sua prima omelia, sottolineando più volte che saremo autentici annunciatori della Parola e testimoni dell’amore e della pace soltanto vivendo l’unità tra noi.
Annunciare l’amore di Dio, certamente, ma attraverso una vita di comunione realmente vissuta!
Don Nino Carta
28 luglio 2026
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