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PASSAPAROLA. «DEDICARSI ALLA PREGHIERA»

PASSAPAROLA. «DEDICARSI ALLA PREGHIERA»


Mi ha fatto tanto bene rileggere e meditare un passaparola di qualche anno fa, proprio sul «dedicarsi alla preghiera». Se è vero che la preghiera è un immergersi in Dio e nel cielo, camminando per le strade del mondo, dedicarsi ad essa richiede un continuo e impegnativo sforzo per non uscire da questo cielo: uscirne, infatti, è un po’ come morire.

Quando dedichiamo poco tempo alla preghiera, è come se la nostra anima smettesse di respirare. Essa, infatti, riesce a respirare soltanto con due polmoni: il nostro e quello di Dio.

Se viene a mancare il polmone di Dio, perché dedichiamo poco tempo alla preghiera, l’ossigeno diventa insufficiente e, piano piano, il polmone si inaridisce e si blocca, come se fosse attaccato da un malefico virus spirituale che spegne lentamente ogni soffio vitale. Insomma, è come pretendere di volare con una sola ala!

Pregare significa aprire la porta del cuore a Dio, sentire il suo respiro, ascoltare la Parola e lasciarci trasformare da essa:

«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Samuele 3,9).

È come sentirci ripetere, soavemente e all’infinito: «Ti amo, ti amo». Non perché si tratti di un amore meritato, ma perché è un amore eternamente donato.

Non basta, però! Dopo l’ascolto e l’emozione di sentirci amati, ecco il secondo momento della preghiera: voler rispondere amando. Una risposta che diventa lode, adorazione e anche parola:

«Sono qui, mio Signore, perché anch’io ti amo».

È chiaro che ognuno vive questi momenti a modo proprio, secondo il proprio stile, che dipende dalla profondità del cammino spirituale personale e dalla situazione concreta nella quale si trova. Ci sono tanti modi di pregare quante sono le persone che pregano.

Non occorre preoccuparsi troppo di ripetere formule o riti, ma è necessario avere la consapevolezza e la volontà di compiere ogni cosa alla presenza di Dio.

Così la preghiera diventa un’offerta continua dei nostri spazi, dei nostri affetti e dei nostri desideri; dei nostri dolori, delle nostre gioie e delle nostre delusioni; delle nostre speranze, delle persone che amiamo e, soprattutto, di coloro che non ci amano: un’offerta di tutto e di tutti.

Per me diventa offerta del mio sacerdozio e della gioia inestimabile di poter celebrare, spezzando la Parola e il Pane. Diventa offerta della casa che Dio mi ha donato perché vi abitassi e del parco vestito di verde e di festa, in questa estate curiosa che, tuttavia, non smette di inventare vita.

Ecco, vi ho suggerito alcuni momenti nei quali perseverare nella preghiera può diventare una realtà entusiasmante durante la giornata. Ognuno, poi, avrà modo di scoprire altri momenti personali, forse anche sofferti, nei quali poter respirare a pieni polmoni l’aria del cielo e sperimentare che la preghiera è un vero camminare di cielo in cielo… respirando Dio.

Ecco, è così che acquistano certamente spessore divino anche dentro di noi le parole:

«Sine intermissione orate».

Don Nino Carta
27 luglio 2026

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