Perché i luoghi d'origine diventano spesso vittime di due menzogne opposte.
La prima dice:
“Qui è tutto meraviglioso.”
La seconda:
“Qui è tutto marcio.”
Non è vero né l'uno né l'altro.
Roccaforte è stata per Luigi madre e matrigna.
Gli ha restituito la memoria e gli ha dato umiliazioni.
Gli ha offerto Caterina e gli ha mostrato l'indifferenza.
Gli ha dato fame e ciliegie.
Freddo e fuoco.
Solitudine e appartenenza.
Gli ha tolto illusioni e restituito radici.
Forse amare davvero un luogo significa precisamente questo:
smettere di assolverlo.
Smettere di condannarlo.
Guardarlo.
Vederlo per ciò che è.
E continuare, nonostante tutto, a riconoscersi nelle sue pietre.
Luigi guarda le due stelle e dice:
«Sono fiero di essere vostro figlio.»
Forse Peppino, uomo dell'Aspromonte, avrebbe risposto con poche parole.
Forse Angelina avrebbe sorriso.
Non lo sappiamo.
Ma sappiamo una cosa.
Quel ragazzo che un giorno non aveva nemmeno i soldi per le sigarette, che aspettava una busta della spesa mai arrivata, che invidiava venti euro guadagnati spostando legna, oggi dipinge, scrive, racconta.
Non perché la sofferenza sia stata giusta.
Non lo era.
Non perché le umiliazioni fossero necessarie.
Non lo erano.
Ma perché un uomo può decidere che ciò che ha sofferto non sarà l'ultima parola sulla propria vita.
E forse è questo il significato di quelle due stelle sopra Roccaforte.
Non proteggono Luigi dalle cadute.
Non cancellano la fame.
Non riscrivono il passato.
Gli ricordano soltanto da dove viene.
E qualche volta sapere da dove veniamo è l'unico modo per capire dove dobbiamo andare.
Fuori rimane il freddo dell'Aspromonte.
Dentro una vecchia stufa continua a bruciare.
Le scintille salgono.
I fuochi d'artificio dei poveri, avrebbe detto il bambino.
No.
I fuochi d'artificio della memoria.
E quelli, finché qualcuno saprà raccontarli, non si spengono.
Estratto dal libro di Luigi Palamara: Aspromonte, dove l'anima non muore.
In uscita per Natale 2026
PRENOTALO ADESSO.
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@luigi.palamara Perché i luoghi d'origine diventano spesso vittime di due menzogne opposte. La prima dice: “Qui è tutto meraviglioso.” La seconda: “Qui è tutto marcio.” Non è vero né l'uno né l'altro. Roccaforte è stata per Luigi madre e matrigna. Gli ha restituito la memoria e gli ha dato umiliazioni. Gli ha offerto Caterina e gli ha mostrato l'indifferenza. Gli ha dato fame e ciliegie. Freddo e fuoco. Solitudine e appartenenza. Gli ha tolto illusioni e restituito radici. Forse amare davvero un luogo significa precisamente questo: smettere di assolverlo. Smettere di condannarlo. Guardarlo. Vederlo per ciò che è. E continuare, nonostante tutto, a riconoscersi nelle sue pietre. Luigi guarda le due stelle e dice: «Sono fiero di essere vostro figlio.» Forse Peppino, uomo dell'Aspromonte, avrebbe risposto con poche parole. Forse Angelina avrebbe sorriso. Non lo sappiamo. Ma sappiamo una cosa. Quel ragazzo che un giorno non aveva nemmeno i soldi per le sigarette, che aspettava una busta della spesa mai arrivata, che invidiava venti euro guadagnati spostando legna, oggi dipinge, scrive, racconta. Non perché la sofferenza sia stata giusta. Non lo era. Non perché le umiliazioni fossero necessarie. Non lo erano. Ma perché un uomo può decidere che ciò che ha sofferto non sarà l'ultima parola sulla propria vita. E forse è questo il significato di quelle due stelle sopra Roccaforte. Non proteggono Luigi dalle cadute. Non cancellano la fame. Non riscrivono il passato. Gli ricordano soltanto da dove viene. E qualche volta sapere da dove veniamo è l'unico modo per capire dove dobbiamo andare. Fuori rimane il freddo dell'Aspromonte. Dentro una vecchia stufa continua a bruciare. Le scintille salgono. I fuochi d'artificio dei poveri, avrebbe detto il bambino. No. I fuochi d'artificio della memoria. E quelli, finché qualcuno saprà raccontarli, non si spengono. Estratto dal libro di Luigi Palamara: Aspromonte, dove l'anima non muore. In uscita per Natale 2026 PRENOTALO ADESSO. #libro #aspromonte #roccafortedelgreco #reggiocalabria #luigipalamara ♬ Hard Woman - Mick Jagger
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