PASSAPAROLA. “RICONOSCERE LE PROPRIE FRAGILITÀ”
Guardare dentro il nostro cuore richiede un grande coraggio, quel coraggio che molte volte il mondo scambia per debolezza. Ci vuole, infatti, molto coraggio per riconoscere le nostre fragilità.
Quante volte ci sforziamo di apparire forti, invincibili e magari impeccabili agli occhi degli altri, costruendoci corazze di orgoglio per nascondere i nostri limiti, le nostre ferite, le nostre paure e, forse, anche i nostri fallimenti.
Ma la Parola di Dio ci ricorda continuamente che il Signore non cerca una perfezione esteriore, bensì un cuore contrito e sincero.
Ed è per questo che, nel cammino della grazia, le nostre fragilità non sono necessariamente un ostacolo, ma possono diventare vere feritoie attraverso le quali Dio fa entrare la sua luce.
Ricordiamo san Paolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Quando ammettiamo di non bastare a noi stessi, smettiamo di confidare soltanto nelle nostre forze e finalmente facciamo spazio all’azione del Signore.
Riconoscersi fragili significa anche smettere di giudicare gli altri, diventando più misericordiosi verso le loro debolezze e le loro ferite.
Coraggio, allora: non temiamo le nostre fragilità. Portiamole ogni giorno con fiducia all’altare, soprattutto nell’atto penitenziale della Messa, perché è proprio lì che Cristo si fa vicino, ci prende per mano, ci rialza e ci rimette nuovamente in cammino.
Per questo, una grazia che dovremmo chiedere ogni giorno al Signore, in particolare nel momento dell’atto penitenziale, è proprio quella dell’umiltà. È attraverso di essa che il Signore può risorgere dentro di noi, trasformando le nostre fragilità in feritoie di speranza e in strumenti del suo amore, che non smette mai di generare comunione.
Forse è arrivato il momento di vivere con maggiore serietà e profondità l’atto penitenziale che, tante volte, abbiamo vissuto distrattamente e quasi senza coinvolgere il cuore.
Iniziamo da oggi a viverlo con tutta l’anima, nella speranza che ogni atto penitenziale, vissuto così, possa diventare per noi un continuo risorgere.
Don Nino Carta
26.8.2026
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