PASSAPAROLA. “NON AVER PAURA DI OSARE”
Nel linguaggio del Vangelo, questa non è un’esortazione all’imprudenza umana, né una spinta all’orgoglio o alla presunzione. Nella prospettiva di una profonda spiritualità cristiana, significa invece sperimentare il coraggio della fede, fidandoci a tal punto di Dio da osare compiere qualche passo in più fuori dalla nostra “zona di comfort”.
Proprio come Pietro, che ascolta l’invito di Gesù a camminare sulle acque o a gettare nuovamente le reti dopo una notte sterile e deludente.
Tante volte, infatti, la paura può diventare la prigione più sottile del nostro spirito, fino a bloccarci nella mediocrità, facendoci scegliere la logica di uno spento calcolo umano e convincendoci che stare fermi sia più sicuro che osare.
Dio, invece, è per sua natura un Padre Creatore che invita sempre alla vita, al movimento e al “di più” dell’amore.
Pensiamo alla parabola dei talenti: il servo che viene rimproverato non è quello che ha sbagliato o che ha rischiato di perdere qualcosa, ma quello che si è lasciato paralizzare dalla paura, sotterrando così il talento ricevuto.
Osare, allora, significa non sotterrare ciò che siamo e ciò che ci è stato donato. Osare vuol dire amare per primi senza pretendere il contraccambio; perdonare quando la logica umana chiederebbe vendetta; custodire ancora la speranza là dove gli altri vedono soltanto macerie.
Significa, ancora, non accontentarsi di una vita a “basso consumo”, ma fare la nostra parte, cercando di trasformare persino la nostra debolezza in uno strumento di bene.
Sì! Solo quando oseremo affidare il nostro poco nelle mani di Dio potremo scoprire che Lui è sempre pronto a fare cose grandi.
Non dobbiamo, allora, aver paura di osare, rischiando per ciò che porta in sé un valore eterno. Come ha affermato, in una prospettiva laica, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg:
«Il rischio più grande è non correre alcun rischio. In un mondo che cambia molto rapidamente, l’unica strategia che garantisce il fallimento è non rischiare.»
È meglio, un giorno, poter esclamare “Ti ricordi?”, con un pizzico di follia, piuttosto che rimanere con un “Chissà…” pieno di rimpianti.
Chi osa, a volte, può fallire; ma chi non osa rischia di aver già fallito in partenza.
È chiaro che il nostro osare cristiano deve sempre trovare sostegno in una vita di comunione, che non ci faccia mai mancare la luce e il discernimento dello Spirito Santo.
Osare “insieme” significa attingere dal cuore di Dio la certezza di essere sulla buona strada!
Don Nino Carta
9 agosto 2026
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