Una scimmia non è un souvenir: la popolarità non cancella la responsabilità.
Il caso del cucciolo esotico in Egitto e le domande irrisolte
Dalle immagini social di Rita De Crescenzo all'ombra del traffico di animali esotici: riflessione sui confini tra legalità, viralità e rispetto della natura.
Una scimmia non è un souvenir
L'Editoriale di Luigi Palamara
Certe immagini ci fanno sorridere. Altre cu fanno pensare. E poi ce ne sono alcune che dovrebbero indurci, prima di tutto, a fare domande.
Quelle che mostrano Rita De Crescenzo in Egitto con una piccola scimmia in braccio appartengono a quella delle domande.
Il punto non è fare un processo a una persona attraverso i social. I processi si fanno altrove, con prove, regole e responsabilità precise. Il punto è capire che cosa sia successo davvero.
Quel cucciolo da dove viene?
Chi lo ha venduto?
Era possibile venderlo?
Era possibile detenerlo?
E se, come si sente dire nel video, le scimmiette fossero state due, dove si trova la seconda?
Sono domande semplici. E proprio per questo meritano risposte semplici.
La legge viene prima di tutto. Se la vendita e la detenzione erano regolari, sarà bene chiarirlo. Se non lo erano, toccherà alle autorità competenti intervenire.
Ma c’è un problema che viene ancora prima della legge.
Una scimmia così piccola non è un oggetto curioso da mostrare in vacanza.
È un animale.
E un animale selvatico, soprattutto quando è ancora cucciolo, ha bisogno della propria madre, del proprio gruppo, del proprio ambiente e di cure adeguate. Non di diventare il protagonista di un video.
Qui nasce la questione più importante.
Non sappiamo ancora se dietro quelle immagini ci sia un illecito. Sarebbe scorretto affermarlo senza accertamenti. Ma sappiamo che esiste un commercio di animali esotici che in molti casi si alimenta proprio del desiderio di possedere qualcosa di raro, insolito, fotografabile.
Ed è un commercio che merita attenzione.
Perché dietro un animale venduto possono esserci catture, separazioni, trasporti, sofferenze.
A volte tutto questo non si vede.
Nel video si vede soltanto la scimmietta.
Ma spesso il problema comincia molto prima.
C’è poi il tema dei social.
Oggi chi ha molti seguaci ha un potere particolare. Non firma leggi, non governa città, ma può influenzare comportamenti.
Questo comporta una responsabilità.
Se una persona molto seguita mostra un animale selvatico come qualcosa di divertente, qualcuno può pensare che sia normale.
E ciò che viene mostrato molte volte, alla fine, rischia di sembrare normale anche quando non lo è.
Non serve demonizzare nessuno.
Serve ricordare una cosa elementare.
La popolarità non elimina la responsabilità.
Semmai la aumenta.
Per questo sarebbe utile che questa vicenda venisse chiarita senza clamore inutile e senza indulgenza.
Sapere da dove vengono gli animali.
Sapere chi li ha venduti.
Sapere se la vendita era consentita.
Sapere in quali condizioni vivevano.
E sapere che fine faranno.
Il resto appartiene alla polemica.
Queste domande, invece, appartengono ai fatti.
E i fatti, quando si parla di animali, contano più delle visualizzazioni.
Una scimmia non è un giocattolo.
Non è un accessorio.
Non è un souvenir.
E forse questa è la cosa più semplice da capire.
Anche senza essere esperti di legge.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Una scimmia non è un souvenir: la popolarità non cancella la responsabilità. Il caso del cucciolo esotico in Egitto e le domande irrisolte Dalle immagini social di Rita De Crescenzo all'ombra del traffico di animali esotici: riflessione sui confini tra legalità, viralità e rispetto della natura. Una scimmia non è un souvenir L'Editoriale di Luigi Palamara Certe immagini ci fanno sorridere. Altre cu fanno pensare. E poi ce ne sono alcune che dovrebbero indurci, prima di tutto, a fare domande. Quelle che mostrano Rita De Crescenzo in Egitto con una piccola scimmia in braccio appartengono a quella delle domande. Il punto non è fare un processo a una persona attraverso i social. I processi si fanno altrove, con prove, regole e responsabilità precise. Il punto è capire che cosa sia successo davvero. Quel cucciolo da dove viene? Chi lo ha venduto? Era possibile venderlo? Era possibile detenerlo? E se, come si sente dire nel video, le scimmiette fossero state due, dove si trova la seconda? Sono domande semplici. E proprio per questo meritano risposte semplici. La legge viene prima di tutto. Se la vendita e la detenzione erano regolari, sarà bene chiarirlo. Se non lo erano, toccherà alle autorità competenti intervenire. Ma c’è un problema che viene ancora prima della legge. Una scimmia così piccola non è un oggetto curioso da mostrare in vacanza. È un animale. E un animale selvatico, soprattutto quando è ancora cucciolo, ha bisogno della propria madre, del proprio gruppo, del proprio ambiente e di cure adeguate. Non di diventare il protagonista di un video. Qui nasce la questione più importante. Non sappiamo ancora se dietro quelle immagini ci sia un illecito. Sarebbe scorretto affermarlo senza accertamenti. Ma sappiamo che esiste un commercio di animali esotici che in molti casi si alimenta proprio del desiderio di possedere qualcosa di raro, insolito, fotografabile. Ed è un commercio che merita attenzione. Perché dietro un animale venduto possono esserci catture, separazioni, trasporti, sofferenze. A volte tutto questo non si vede. Nel video si vede soltanto la scimmietta. Ma spesso il problema comincia molto prima. C’è poi il tema dei social. Oggi chi ha molti seguaci ha un potere particolare. Non firma leggi, non governa città, ma può influenzare comportamenti. Questo comporta una responsabilità. Se una persona molto seguita mostra un animale selvatico come qualcosa di divertente, qualcuno può pensare che sia normale. E ciò che viene mostrato molte volte, alla fine, rischia di sembrare normale anche quando non lo è. Non serve demonizzare nessuno. Serve ricordare una cosa elementare. La popolarità non elimina la responsabilità. Semmai la aumenta. Per questo sarebbe utile che questa vicenda venisse chiarita senza clamore inutile e senza indulgenza. Sapere da dove vengono gli animali. Sapere chi li ha venduti. Sapere se la vendita era consentita. Sapere in quali condizioni vivevano. E sapere che fine faranno. Il resto appartiene alla polemica. Queste domande, invece, appartengono ai fatti. E i fatti, quando si parla di animali, contano più delle visualizzazioni. Una scimmia non è un giocattolo. Non è un accessorio. Non è un souvenir. E forse questa è la cosa più semplice da capire. Anche senza essere esperti di legge. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #ritadecrescenzo #scimmia #luigipalamara #egitto #social ♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara Una scimmia non è un souvenir: la popolarità non cancella la responsabilità. Il caso del cucciolo esotico in Egitto e le domande irrisolte Dalle immagini social di Rita De Crescenzo all'ombra del traffico di animali esotici: riflessione sui confini tra legalità, viralità e rispetto della natura. Una scimmia non è un souvenir L'Editoriale di Luigi Palamara Certe immagini ci fanno sorridere. Altre cu fanno pensare. E poi ce ne sono alcune che dovrebbero indurci, prima di tutto, a fare domande. Quelle che mostrano Rita De Crescenzo in Egitto con una piccola scimmia in braccio appartengono a quella delle domande. Il punto non è fare un processo a una persona attraverso i social. I processi si fanno altrove, con prove, regole e responsabilità precise. Il punto è capire che cosa sia successo davvero. Quel cucciolo da dove viene? Chi lo ha venduto? Era possibile venderlo? Era possibile detenerlo? E se, come si sente dire nel video, le scimmiette fossero state due, dove si trova la seconda? Sono domande semplici. E proprio per questo meritano risposte semplici. La legge viene prima di tutto. Se la vendita e la detenzione erano regolari, sarà bene chiarirlo. Se non lo erano, toccherà alle autorità competenti intervenire. Ma c’è un problema che viene ancora prima della legge. Una scimmia così piccola non è un oggetto curioso da mostrare in vacanza. È un animale. E un animale selvatico, soprattutto quando è ancora cucciolo, ha bisogno della propria madre, del proprio gruppo, del proprio ambiente e di cure adeguate. Non di diventare il protagonista di un video. Qui nasce la questione più importante. Non sappiamo ancora se dietro quelle immagini ci sia un illecito. Sarebbe scorretto affermarlo senza accertamenti. Ma sappiamo che esiste un commercio di animali esotici che in molti casi si alimenta proprio del desiderio di possedere qualcosa di raro, insolito, fotografabile. Ed è un commercio che merita attenzione. Perché dietro un animale venduto possono esserci catture, separazioni, trasporti, sofferenze. A volte tutto questo non si vede. Nel video si vede soltanto la scimmietta. Ma spesso il problema comincia molto prima. C’è poi il tema dei social. Oggi chi ha molti seguaci ha un potere particolare. Non firma leggi, non governa città, ma può influenzare comportamenti. Questo comporta una responsabilità. Se una persona molto seguita mostra un animale selvatico come qualcosa di divertente, qualcuno può pensare che sia normale. E ciò che viene mostrato molte volte, alla fine, rischia di sembrare normale anche quando non lo è. Non serve demonizzare nessuno. Serve ricordare una cosa elementare. La popolarità non elimina la responsabilità. Semmai la aumenta. Per questo sarebbe utile che questa vicenda venisse chiarita senza clamore inutile e senza indulgenza. Sapere da dove vengono gli animali. Sapere chi li ha venduti. Sapere se la vendita era consentita. Sapere in quali condizioni vivevano. E sapere che fine faranno. Il resto appartiene alla polemica. Queste domande, invece, appartengono ai fatti. E i fatti, quando si parla di animali, contano più delle visualizzazioni. Una scimmia non è un giocattolo. Non è un accessorio. Non è un souvenir. E forse questa è la cosa più semplice da capire. Anche senza essere esperti di legge. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #ritadecrescenzo #scimmia #luigipalamara #egitto #social ♬ audio originale - Luigi Palamara
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