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Vinitaly and the City a Reggio Calabria: dalla festa sul Lungomare alla sfida dell'internazionalizzazione

Vinitaly and the City a Reggio Calabria: dalla festa sul Lungomare alla sfida dell'internazionalizzazione

La grande kermesse del vino non deve restare un fuoco di paglia: la scommessa politica ed economica per trasformare un evento di successo in un sistema duraturo e competitivo.

La Calabria nel bicchiere, purché non resti soltanto nel bicchiere

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Alcuni eventi sono ciò che una città ospita. E poi ci sono eventi che, se funzionano davvero, finiscono per raccontarla.

Vinitaly and the City, a Reggio Calabria, appartiene al racconto della città. 

Perché sul Lungomare Falcomatà non è andata in scena soltanto una festa del vino. È andata in scena, semmai, un’idea di città. Una Reggio che prova a smettere i panni della periferia e a presentarsi come capitale mediterranea di cultura, produzioni, bellezza e identità.

E questa volta la parola “grande evento”, spesso abusata fino a diventare una formula vuota, ha un fondamento concreto.

Per Reggio Calabria questo è, in assoluto, uno degli appuntamenti capaci di occupare l’intera scena cittadina: il Lungomare, il Museo Archeologico, l’Arena dello Stretto, le cantine, la gastronomia, la musica, il pubblico. Non un convegno chiuso in una sala, non una manifestazione confinata agli addetti ai lavori, ma una città che diventa essa stessa palcoscenico.

C’erano le istituzioni, naturalmente.

C’era Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. C’era Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura. E la loro presenza non può essere letta come un dettaglio di protocollo. Quando si parla di vino calabrese si parla inevitabilmente di agricoltura, imprese, export, filiere, territori. Si parla, cioè, di una delle leve economiche sulle quali la Calabria può costruire una parte consistente della propria credibilità.

E poi c’era Francesco Cannizzaro.

Qui la questione diventa ancora più interessante.

Perché Cannizzaro oggi è sindaco di Reggio Calabria, ma Vinitaly and the City appartiene a una visione maturata prima che diventasse sindaco. L’evento è stato intuito, cercato e colto quando Palazzo San Giorgio era ancora un traguardo politico e non il luogo dal quale amministrare la città.

E questo particolare conta.

Conta perché racconta una concezione di Reggio che Cannizzaro vuole proiettare oltre i suoi confini naturali: internazionalizzare la città, sottrarla alla tentazione di pensarsi come estrema periferia d’Italia e restituirle una dimensione mediterranea, nazionale ed europea.

È una parola ambiziosa, internazionalizzazione. E proprio per questo bisogna usarla con prudenza.

Una città non diventa internazionale perché lo scrive su un manifesto, perché organizza un convegno sull’Europa o perché invita qualche ospite straniero a tagliare un nastro. Diventa internazionale quando riesce a entrare stabilmente nei circuiti nei quali circolano persone, capitali, cultura, turismo, imprese e reputazione.

Vinitaly and the City, da questo punto di vista, è certamente un buon punto di partenza.

Forse uno dei migliori possibili.

Perché Vinitaly non è semplicemente vino. È un marchio conosciuto ben oltre i confini italiani. È una rete di produttori, operatori, giornalisti, ristoratori, esperti e mercati. Portarne una declinazione urbana a Reggio significa mettere il nome della città accanto a un brand che parla una lingua comprensibile nel mondo.

Ed è esattamente questo che Reggio deve imparare a fare.

Non chiedere agli altri dove si trova.

Dare agli altri una ragione per venirci.

La differenza è enorme.

Per decenni Reggio Calabria ha posseduto alcune delle caratteristiche che tante città spendono milioni per costruirsi artificialmente: un waterfront straordinario, lo Stretto, una posizione geografica unica nel Mediterraneo, un patrimonio archeologico di valore mondiale, un clima favorevole, una cultura gastronomica riconoscibile.

Eppure possedere qualcosa non significa automaticamente saperla utilizzare.

I Bronzi di Riace possono essere due capolavori custoditi in un museo oppure diventare la porta d’ingresso di un sistema culturale internazionale. Il Lungomare può essere soltanto un magnifico luogo nel quale passeggiare oppure trasformarsi nel teatro naturale di grandi appuntamenti. Lo Stretto può restare lo sfondo delle fotografie oppure diventare parte del marchio di Reggio.

La sfida di Cannizzaro, allora, è tutta qui: trasformare le qualità della città da patrimonio statico a capitale internazionale.

Vinitaly and the City indica una strada.

Non basta, naturalmente.

Un evento, per quanto riuscito, non internazionalizza una città. Ma può cambiare il modo in cui quella città comincia a raccontarsi. Può attrarre relazioni. Può creare consuetudini. Può convincere operatori e visitatori che Reggio non è soltanto un luogo nel quale arrivare una volta, ma una città nella quale vale la pena tornare.

E soprattutto può rompere un antico vizio meridionale: quello di considerare “grande” tutto ciò che riesce bene per una sera.

La vera grandezza comincia il giorno dopo.

Se Cannizzaro vuole davvero fare dell’internazionalizzazione uno dei tratti distintivi della sua amministrazione, dovrà partire proprio da qui: trasformare l’evento in sistema.

Fare in modo che Vinitaly and the City non produca soltanto presenze sul Lungomare, ma contatti internazionali; non soltanto degustazioni, ma relazioni commerciali; non soltanto servizi televisivi, ma reputazione; non soltanto una folla, ma nuovi flussi turistici.

Perché internazionalizzare Reggio significa anche questo: portare Reggio nel mondo e, contemporaneamente, portare il mondo a Reggio.

È un’ambizione che richiede molto più di una manifestazione. Richiede collegamenti, aeroporto, accoglienza, servizi, programmazione culturale, università, imprese, capacità congressuale, promozione turistica e una strategia che duri più di una stagione politica.

Ma ogni percorso ha bisogno di un punto dal quale cominciare.

E Vinitaly and the City ha un vantaggio che non andrebbe sottovalutato: non parte da una teoria. Parte da qualcosa che la città ha già visto funzionare.

Il cuore pulsante della manifestazione è stato rappresentato dalle cinque “isole” dedicate alle province calabresi, dove le cantine hanno raccontato i propri territori attraverso degustazioni, incontri e approfondimenti.

Sembra una frase da comunicato stampa.

Ma dentro quella frase c’è una questione politica, economica e perfino morale.

Che cosa vuole diventare la Calabria?

Vuole continuare a presentarsi con il cappello in mano, aspettando che qualcuno venga a salvarla? Oppure vuole imparare a vendere, sì, vendere, parola nobilissima quando dietro c’è lavoro, ciò che possiede?

Il vino, l’olio, il bergamotto, i formaggi, i prodotti della terra, la cucina, l’artigianato, il paesaggio, la storia. E naturalmente quella gigantesca eredità culturale che a Reggio ha nei Bronzi di Riace il suo simbolo più conosciuto ma non certo l’unico.

Basta entrare in una cantina per capire che la Calabria racconta un’altra storia.

Una storia fatta di uomini e donne che piantano vigne dove sarebbe più semplice abbandonare tutto. Che lavorano pendii, custodiscono vitigni, recuperano tradizioni, inventano imprese e provano, verbo che in Calabria dovrebbe essere inciso sui municipi, a restare.

Ecco perché le cinque isole dedicate alle province calabresi sono state forse la parte più seria della manifestazione.

Non perché vi si degustasse vino.

Ma perché, dietro ogni bicchiere, appariva un territorio.

Cosenza. Catanzaro. Crotone. Vibo Valentia. Reggio Calabria.

Nomi geografici, certo. Ma anche differenze, dialetti, paesaggi, fatiche, famiglie, economie. Un mosaico che troppo spesso chiamiamo semplicemente “Calabria”, come se bastasse una parola per contenere una regione che cambia volto ogni cinquanta chilometri.

Le cantine hanno raccontato i propri territori. E questa, più che una degustazione, è stata una dichiarazione d’esistenza.

Per troppo tempo questa terra ha accettato che fossero gli altri a definirla.

Terra difficile. Terra lontana. Terra problematica. Terra da assistere, da compatire, da promettere.

Raramente terra da ascoltare.

Ora invece prova a raccontarsi attraverso quello che sa fare.

Ed è una differenza enorme.

Lo stesso vale per il rapporto tra Comune e Regione.

La presenza di Occhiuto e Gallo assume un significato che supera il protocollo soltanto se rappresenta una saldatura istituzionale: Comune, Regione, sistema produttivo, promozione nazionale e apertura verso l’estero.

Perché nessuna città del Mezzogiorno può internazionalizzarsi da sola.

Ha bisogno di reti.

E forse proprio qui il vino offre la metafora migliore.

Una buona bottiglia può nascere in un piccolo paese della Calabria, ma per diventare grande deve arrivare su una tavola di Milano, Berlino, Londra, New York o Tokyo.

Lo stesso vale per Reggio.

Può continuare a contemplare la propria bellezza dalla riva dello Stretto.

Oppure può decidere di esportarla.

Cannizzaro sembra voler scegliere la seconda strada. Vinitaly and the City è un primo banco di prova serio di questa ambizione.

Ma sarebbe un errore trasformare tutto questo in una celebrazione personale.

Perché quando un progetto diventa istituzione cittadina, smette di appartenere a chi lo ha inventato.

Appartiene alla città.

Ed è proprio questo il passaggio che dovrà compiersi.

Vinitaly and the City non dovrà essere “l’evento di Cannizzaro”, né “l’evento di Occhiuto”, né “l’evento della Regione”.

Dovrà essere l’evento di Reggio Calabria.

Le amministrazioni passano.

I presidenti passano.

Gli assessori passano.

Le maggioranze cambiano.

I grandi appuntamenti, quando sono davvero grandi, restano.

La vera ambizione deve essere questa: fare in modo che, un giorno, dicendo Vinitaly and the City venga naturale pensare a Reggio Calabria.

Non è una battaglia di campanile.

È marketing territoriale nella sua forma più seria.

E dietro il marketing deve esserci la sostanza.

I cooking show, le masterclass, il “Piatto della Rinascita” di Gerardo Sacco, la musica, l’Arena dello Stretto hanno dimostrato che la formula funziona proprio perché non parla soltanto agli enologi.

Parla alle famiglie.

Ai turisti.

Ai giovani.

A chi vuole bere.

A chi vuole mangiare.

A chi vuole ascoltare musica.

A chi vuole semplicemente esserci.

E un grande evento cittadino si riconosce precisamente da questo: dal fatto che anche chi non appartiene al settore finisce per sentirlo proprio.

Poi le luci si spengono.

Ed è sempre allora che comincia l’esame più severo.

Occhiuto tornerà alle questioni della Regione. Gallo alle politiche agricole. Cannizzaro a Palazzo San Giorgio.

Il Lungomare tornerà Lungomare.

Le bottiglie verranno rimesse nelle casse.

Resterà però una domanda.

Che cosa vogliamo fare di tutto questo?

Perché alla Calabria non servono soltanto manifestazioni riuscite. Servono manifestazioni che lascino conseguenze.

Il successo di pubblico è importante, ma non basta.

Le fotografie del Lungomare pieno fanno piacere, ma durano ventiquattr’ore.

La domanda vera è un’altra: quanti rapporti commerciali nascono? Quante bottiglie calabresi entrano in nuovi mercati? Quanti visitatori tornano? Quante imprese comprendono che associarsi a un marchio forte può diventare un moltiplicatore?

E soprattutto: Vinitaly and the City saprà diventare definitivamente l’appuntamento simbolo di Reggio?

Le condizioni ci sono tutte.

C’è uno scenario che nessun organizzatore potrebbe costruire artificialmente.

C’è il Museo Archeologico.

C’è il Lungomare.

C’è lo Stretto.

C’è una tradizione enologica che finalmente comincia a liberarsi di antichi complessi d’inferiorità.

E c’è una città che sembra avere finalmente compreso che la propria bellezza non basta ammirarla.

Bisogna trasformarla in reputazione.

L’internazionalizzazione, alla fine, non si proclama.

Si misura da quanti conoscevano Reggio ieri, da quanti la conoscono oggi e, soprattutto, da quanti domani decideranno di venirci, investirci, lavorarci e tornarci.

Ed è su questo terreno che Vinitaly and the City può diventare molto più di un evento.

Può diventare il biglietto da visita di una città che pretende di essere guardata non dalla periferia verso il centro, ma dal Mediterraneo verso il mondo.

Il brindisi, dunque, va bene.

Purché domani si torni al lavoro.

Reggio Calabria 8 e 9 agosto 2026

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara 🍷 VINITALY AND THE CITY SBARCA A REGGIO CALABRIA! Taglio del nastro al MArRC – Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria per la prima edizione di Vinitaly and the City. A dare ufficialmente il via all’evento, Francesco Cannizzaro, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e l’assessore regionale Gianluca Gallo. 🥂 Vino, territorio, cultura e promozione delle eccellenze calabresi protagonisti nel cuore di Reggio Calabria. 📍 Reggio Calabria 📅 8 agosto 2026 #VinitalyAndTheCity #ReggioCalabria #Calabria #Vinitaly #MArRC ♬ originalljud - Aeriva
@luigi.palamara

Vinitaly and the City a Reggio Calabria: dalla festa sul Lungomare alla sfida dell'internazionalizzazione. La grande kermesse del vino non deve restare un fuoco di paglia: la scommessa politica ed economica per trasformare un evento di successo in un sistema duraturo e competitivo. La Calabria nel bicchiere, purché non resti soltanto nel bicchiere L'Editoriale di Luigi Palamara Alcuni eventi sono ciò che una città ospita. E poi ci sono eventi che, se funzionano davvero, finiscono per raccontarla. Vinitaly and the City, a Reggio Calabria, appartiene al racconto della città. Perché sul Lungomare Falcomatà non è andata in scena soltanto una festa del vino. È andata in scena, semmai, un’idea di città. Una Reggio che prova a smettere i panni della periferia e a presentarsi come capitale mediterranea di cultura, produzioni, bellezza e identità. E questa volta la parola “grande evento”, spesso abusata fino a diventare una formula vuota, ha un fondamento concreto. Per Reggio Calabria questo è, in assoluto, uno degli appuntamenti capaci di occupare l’intera scena cittadina: il Lungomare, il Museo Archeologico, l’Arena dello Stretto, le cantine, la gastronomia, la musica, il pubblico. Non un convegno chiuso in una sala, non una manifestazione confinata agli addetti ai lavori, ma una città che diventa essa stessa palcoscenico. C’erano le istituzioni, naturalmente. C’era Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. C’era Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura. E la loro presenza non può essere letta come un dettaglio di protocollo. Quando si parla di vino calabrese si parla inevitabilmente di agricoltura, imprese, export, filiere, territori. Si parla, cioè, di una delle leve economiche sulle quali la Calabria può costruire una parte consistente della propria credibilità. E poi c’era Francesco Cannizzaro. Qui la questione diventa ancora più interessante. Perché Cannizzaro oggi è sindaco di Reggio Calabria, ma Vinitaly and the City appartiene a una visione maturata prima che diventasse sindaco. L’evento è stato intuito, cercato e colto quando Palazzo San Giorgio era ancora un traguardo politico e non il luogo dal quale amministrare la città. E questo particolare conta. Conta perché racconta una concezione di Reggio che Cannizzaro vuole proiettare oltre i suoi confini naturali: internazionalizzare la città, sottrarla alla tentazione di pensarsi come estrema periferia d’Italia e restituirle una dimensione mediterranea, nazionale ed europea. È una parola ambiziosa, internazionalizzazione. E proprio per questo bisogna usarla con prudenza. Una città non diventa internazionale perché lo scrive su un manifesto, perché organizza un convegno sull’Europa o perché invita qualche ospite straniero a tagliare un nastro. Diventa internazionale quando riesce a entrare stabilmente nei circuiti nei quali circolano persone, capitali, cultura, turismo, imprese e reputazione. Vinitaly and the City, da questo punto di vista, è certamente un buon punto di partenza. Forse uno dei migliori possibili. Perché Vinitaly non è semplicemente vino. È un marchio conosciuto ben oltre i confini italiani. È una rete di produttori, operatori, giornalisti, ristoratori, esperti e mercati. Portarne una declinazione urbana a Reggio significa mettere il nome della città accanto a un brand che parla una lingua comprensibile nel mondo. Ed è esattamente questo che Reggio deve imparare a fare. Non chiedere agli altri dove si trova. Dare agli altri una ragione per venirci. La differenza è enorme. Per decenni Reggio Calabria ha posseduto alcune delle caratteristiche che tante città spendono milioni per costruirsi artificialmente: un waterfront straordinario, lo Stretto, una posizione geografica unica nel Mediterraneo, un patrimonio archeologico di valore mondiale, un clima favorevole, una cultura gastronomica riconoscibile. Eppure possedere qualcosa non significa automaticamente saperla utilizzare. I Bronzi di Riace possono essere due capolavori custoditi in un museo oppure diventare la port

♬ Farfalla dill Asprumunti - Luigi Palamara
@luigi.palamara 🍷 VINITALY AND THE CITY SBARCA A REGGIO CALABRIA! Taglio del nastro al MArRC – Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria per la prima edizione di Vinitaly and the City. A dare ufficialmente il via all’evento, Francesco Cannizzaro, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e l’assessore regionale Gianluca Gallo. 🥂 Vino, territorio, cultura e promozione delle eccellenze calabresi protagonisti nel cuore di Reggio Calabria. 📍 Reggio Calabria 📅 8 agosto 2026 #VinitalyAndTheCity #ReggioCalabria #Calabria #Vinitaly #MArRC ♬ son original - Just Married Band

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