UNA SQUADRA PER REGGIO CALABRIA
Oltre l’uomo solo al comando: la sfida del sindaco Cannizzaro e la necessità di una comunità che si riprenda la città
Il governo del territorio non può gravare sulle spalle di un unico regista: servono amministratori competenti, periferie vive, confronto democratico e una partecipazione adulta per trasformare l’energia del cambiamento in una casa comune.
Una città non si cambia da soli
L'Editoriale di Luigi Palamara
Certe conversazioni nascono senza scaletta e finiscono per dire più di molti convegni preparati con settimane di anticipo.
Quella tra Luigi Palamara e Nuccio Azzarà, registrata sul lungomare di Reggio Calabria, è stata una piacevole intervista-disamina sui temi più importanti che riguardano la città e la sua area metropolitana. Un confronto condotto “senza rete e senza confini”, un Faccia a Faccia come soltanto due persone libere possono permettersi di fare: senza copioni, senza infingimenti, senza la necessità di compiacere qualcuno.
Palamara e Azzarà si sono definiti, con una formula ironica ma efficace, due “post-individualisti”: persone abituate a pensare con la propria testa, ma capaci di comprendere che l’individualità, quando incontra un’altra individualità, può trasformarsi in partecipazione e persino in comunità.
È stato un confronto sorridente, originale e serrato, con il cuore a portata di mano. Un dialogo nato dal desiderio di parlare di Reggio mentre la città sembra ricominciare a respirare, a cambiare verso, a modificare il proprio modo di pensare e, forse, a recuperare il diritto alla speranza.
Uno gira a piedi, l’altro in bicicletta. Il primo più lento, il secondo più veloce. Ma per conoscere davvero una città, osserva Azzarà, bisogna andare piano.
È una buona regola anche per la politica.
Andare piano non significa restare fermi. Significa guardare le strade, le periferie, i borghi e le persone; capire dove la città soffre e dove, nonostante tutto, continua a sperare. Significa non confondere il clamore con il cambiamento e non scambiare un annuncio per un risultato.
Reggio sembra attraversare una stagione nuova. Francesco Cannizzaro, sindaco giovane, ha trasmesso energia e ha alzato l’asticella. La città, abituata per troppo tempo a considerare eccezionale persino la normalità, ha colto il segnale.
Dire che il mare appartiene a tutti dovrebbe essere ovvio. Installare sistemi di videosorveglianza, affrontare il degrado, occuparsi delle periferie e intervenire sulle emergenze dovrebbero appartenere all’ordinaria amministrazione. Eppure, quando l’ordinario manca a lungo, il suo ritorno assume quasi il valore di una rivoluzione.
Questo entusiasmo, però, porta con sé una responsabilità.
Un sindaco può indicare la direzione, imprimere velocità, mettere il proprio corpo e il proprio tempo dentro le emergenze. Non può caricarsi indefinitamente l’intera città sulle spalle.
Nella metafora calcistica usata da Azzarà, Cannizzaro è il regista e forse anche il fuoriclasse. Ma nessuna partita si vince con un uomo solo. Servono il portiere, i difensori, i centrocampisti e chi sappia segnare. Servono assessori, dirigenti, funzionari, consiglieri comunali e rappresentanti delle circoscrizioni capaci non soltanto di occupare un ruolo, ma di esercitarlo.
Una squadra non è la somma delle nomine. È la distribuzione delle responsabilità.
Il sindaco deve poter fare il sindaco: costruire una visione, coordinare le energie, indicare gli obiettivi e controllare che vengano raggiunti. Non può sostituirsi permanentemente a ogni pezzo della macchina amministrativa. L’energia personale può dare una scossa, ma soltanto un’organizzazione solida può trasformarla in governo.
Questo vale per la Giunta e per il Consiglio comunale, dove la presenza di molti giovani e di un numero maggiore di donne può rappresentare un investimento sul futuro. Ma la giovinezza e la rappresentanza non bastano da sole. Devono diventare competenza, ascolto, capacità di decidere e disponibilità ad assumersi responsabilità.
La politica lascia un segno quando non si limita a gestire il presente, ma forma persone che sapranno governare domani.
La prima prova sarà il rapporto tra il centro e le periferie.
Mosorrofa non diventa parte di Reggio perché una linea amministrativa la comprende sulla mappa. Lo diventa quando le strade sono percorribili, i trasporti funzionano, i servizi arrivano e chi vi abita non si sente un cittadino lontano.
Lo stesso vale per Catona, Gallico, Bocale, Sbarre, Santa Caterina, Sant’Agostino e per tutti i quartieri che compongono la città reale, spesso più vasta e complessa di quella descritta nei discorsi ufficiali.
La policentricità è una parola elegante. Ma deve tradursi in autobus, manutenzione, sicurezza, infrastrutture e attenzione quotidiana.
Non si costruisce una città policentrica incollando sulla stessa carta geografica il centro e le periferie. Bisogna collegarli materialmente e culturalmente. Occorre fare in modo che ogni territorio si senta parte di un progetto comune senza perdere la propria identità.
Da qui nasce l’idea di una Grande Reggio Calabria policentrica: non una città che assorbe e cancella le differenze, ma una comunità capace di valorizzare i rioni, i borghi, le cittadine viciniori e i comuni dell’area metropolitana.
È una visione che deve ispirare identità, cultura, partecipazione e nuove strategie politiche. Deve proteggere i territori interni dallo spopolamento, sostenere le economie locali, migliorare la mobilità e riconoscere il valore delle comunità che vivono lontano dal centro.
La Città metropolitana non può essere soltanto una nuova denominazione amministrativa. Deve diventare una rete reale di servizi, opportunità e relazioni.
Coinvolgere figure provenienti da territori diversi può trasformarsi in una forza di aggregazione oppure ridursi a una distribuzione geografica degli incarichi. La differenza la farà la capacità di costruire una visione comune.
I comuni interni, minacciati dall’erosione demografica, non possono essere considerati territori marginali. Le funzioni delegate, il rapporto con la Regione e con il Governo, la possibile integrazione con Messina sono opportunità importanti. Ma le opportunità diventano risultati soltanto quando vengono trasformate in atti, servizi e infrastrutture.
Poi c’è la dimensione culturale.
I rioni di un tempo erano comunità. Avevano identità diverse, ma sapevano riconoscersi nei momenti decisivi della vita cittadina. C’erano le porte aperte, le relazioni di vicinato, una forma di educazione collettiva.
Non tutto era migliore, naturalmente. Il passato diventa spesso più bello quando lo si guarda da lontano. Ma quella capacità di appartenere a un luogo senza chiudersi agli altri merita di essere recuperata.
Per farlo, non bastano il sindaco e gli amministratori.
Servono cittadini, associazioni, scuole, parrocchie, scout, gruppi dell’Azione cattolica, volontari, professionisti, comitati e persone di cultura disposte a offrire un contributo senza presentare immediatamente il conto.
La città ha bisogno di chi parla, ma soprattutto di chi ascolta. Di chi propone senza pretendere un incarico. Di chi critica senza trasformare ogni dissenso in un’offesa personale.
È anche questo il senso dell’intervista tra Palamara e Azzarà: aprire un confronto rivolto a chi possiede interesse, voglia e caratura per dibattere, fornire idee e proporre progetti.
Non servono soltanto spettatori. Servono interlocutori.
Una città non migliora quando tutti pensano allo stesso modo. Migliora quando persone diverse decidono di parlarsi.
La dialettica non è un disturbo della democrazia. È la democrazia.
Tesi, antitesi, discussione. Anche la polemica può essere utile, purché non diventi insulto, rancore o pettegolezzo. Il confronto serve quando apre una strada, non quando viene usato per chiudere una porta.
Reggio, come molte città del Mezzogiorno, ha conosciuto l’individualismo, la diffidenza e la tentazione di considerare ogni successo altrui come una minaccia personale. Sono atteggiamenti che logorano una comunità più delle buche nelle strade.
Perché una città non è fatta soltanto di palazzi, negozi e marciapiedi. È fatta dai rapporti tra le persone.
Palamara e Azzarà hanno mostrato che due individualisti possono incontrarsi senza rinunciare alla propria libertà. Possono discutere, dissentire, sorridere e arrivare a una conclusione comune: da soli non si va lontano.
Il “post-individualismo” evocato nell’intervista non è la rinuncia alla propria identità. È il superamento dell’autosufficienza. È comprendere che avere un’opinione non basta: bisogna metterla in relazione con quella degli altri.
L’umiltà, ricorda Azzarà, non ha mai ucciso nessuno. Neppure un sorriso o un abbraccio dato al momento giusto. Sembrano considerazioni lontane dalla politica. In realtà, ne riguardano la sostanza.
Governare significa anche creare un clima nel quale i cittadini tornino a fidarsi gli uni degli altri e delle istituzioni.
Questo vale soprattutto per i giovani.
È inutile chiedere loro di restare o di tornare, se la città non offre opportunità, lavoro, formazione e speranza. Le esortazioni non sostituiscono una prospettiva.
Esiste già un mondo giovanile attivo e generoso, spesso lontano dai partiti: associazioni, movimenti religiosi, volontariato e gruppi civici. La politica dovrebbe incontrarlo, non per appropriarsene, ma per ascoltarlo e coinvolgerlo.
I giovani non hanno bisogno di essere celebrati. Hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di partecipare.
Cannizzaro ha dato un segnale. Ha mostrato che la città può essere rimessa in movimento. Ora deve essere aiutato a non restare solo.
Non con l’adesione acritica. Non con la corte degli elogiatori. Ma con una partecipazione adulta, capace di sostenere le decisioni giuste e di segnalare gli errori.
Dire «se vince Cannizzaro, vince Reggio» ha senso soltanto quando la vittoria del sindaco coincide con quella dei cittadini, dei quartieri, dei borghi e dell’intero territorio metropolitano.
La città, del resto, non appartiene a una parte politica. È una casa comune.
E una casa comune non si costruisce in solitudine.
Si discute, ci si contraddice, qualche volta si litiga. Poi si torna al tavolo, perché nessuno possiede da solo tutta la verità e nessuno può cambiare una città senza gli altri.
Palamara e Azzarà non pretendono di impartire lezioni. Hanno fatto qualcosa di più semplice e, forse, più utile: hanno parlato liberamente di Reggio Calabria.
In tempi in cui tutti comunicano e pochi conversano, non è poco.
L’auspicio è che questa conversazione “senza rete e senza confini” non resti un episodio isolato, ma diventi l’inizio di un confronto più ampio. Che altre persone raccolgano l’invito e contribuiscano, con idee e progetti, alla costruzione di una città realmente policentrica.
Reggio ha bisogno di persone che abbiano voglia di incontrarsi, discutere e proporre. Non per occupare uno spazio, ma per aprirlo agli altri.
Ha bisogno di una squadra amministrativa, certamente. Ma anche di una squadra civile.
Perché il primo segnale di risveglio di una città non è soltanto il rumore delle ruspe.
È il ritorno della parola condivisa.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno.
Reggio Calabria 2 agosto 2026
@luigi.palamara UNA SQUADRA PER REGGIO CALABRIA. Oltre l’uomo solo al comando: la sfida del sindaco Cannizzaro e la necessità di una comunità che si riprenda la città. Il governo del territorio non può gravare sulle spalle di un unico regista: servono amministratori competenti, periferie vive, confronto democratico e una partecipazione adulta per trasformare l’energia del cambiamento in una casa comune. Una città non si cambia da soli L'Editoriale di Luigi Palamara Certe conversazioni nascono senza scaletta e finiscono per dire più di molti convegni preparati con settimane di anticipo. Quella tra Luigi Palamara e Nuccio Azzarà, registrata sul lungomare di Reggio Calabria, è stata una piacevole intervista-disamina sui temi più importanti che riguardano la città e la sua area metropolitana. Un confronto condotto “senza rete e senza confini”, un Faccia a Faccia come soltanto due persone libere possono permettersi di fare: senza copioni, senza infingimenti, senza la necessità di compiacere qualcuno. Editoriale completo a breve su CartaStraccia.News
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@luigi.palamara UNA SQUADRA PER REGGIO CALABRIA Oltre l’uomo solo al comando: la sfida del sindaco Cannizzaro e la necessità di una comunità che si riprenda la città Il governo del territorio non può gravare sulle spalle di un unico regista: servono amministratori competenti, periferie vive, confronto democratico e una partecipazione adulta per trasformare l’energia del cambiamento in una casa comune. Una città non si cambia da soli Ci sono conversazioni che nascono senza scaletta e finiscono per dire più di molti convegni preparati con settimane di anticipo. Quella tra Luigi Palamara e Nuccio Azzarà, registrata sul lungomare di Reggio Calabria, è stata una piacevole intervista-disamina sui temi più importanti che riguardano la città e la sua area metropolitana. Un confronto condotto “senza rete”, come soltanto due persone libere possono permettersi di fare: senza copioni, senza infingimenti, senza la necessità di compiacere qualcuno. Palamara e Azzarà si sono definiti, con una formula ironica ma efficace, due “post-individualisti”: persone abituate a pensare con la propria testa, ma capaci di comprendere che l’individualità, quando incontra un’altra individualità, può trasformarsi in partecipazione e persino in comunità. È stato un confronto sorridente, originale e serrato, con il cuore a portata di mano. Un dialogo nato dal desiderio di parlare di Reggio mentre la città sembra ricominciare a respirare, a cambiare verso, a modificare il proprio modo di pensare e, forse, a recuperare il diritto alla speranza. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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@luigi.palamara UNA SQUADRA PER REGGIO CALABRIA. Oltre l’uomo solo al comando: la sfida del sindaco Cannizzaro e la necessità di una comunità che si riprenda la città. Il governo del territorio non può gravare sulle spalle di un unico regista: servono amministratori competenti, periferie vive, confronto democratico e una partecipazione adulta per trasformare l’energia del cambiamento in una casa comune. Una città non si cambia da soli L'Editoriale di Luigi Palamara Certe conversazioni nascono senza scaletta e finiscono per dire più di molti convegni preparati con settimane di anticipo. Quella tra Luigi Palamara e Nuccio Azzarà, registrata sul lungomare di Reggio Calabria, è stata una piacevole intervista-disamina sui temi più importanti che riguardano la città e la sua area metropolitana. Un confronto condotto “senza rete e senza confini”, un Faccia a Faccia come soltanto due persone libere possono permettersi di fare: senza copioni, senza infingimenti, senza la necessità di compiacere qualcuno. Editoriale completo a breve su CartaStraccia.News
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