PASSAPAROLA. SERVIRE LIBERAMENTE
“Servire liberamente”: due parole che, messe insieme, sembrano esprimere un paradosso. Certo, lo è solo in apparenza, perché proprio questo apparente paradosso racchiude in sé il cuore della libertà umana.
È vero che, a prima vista, le due parole sembrano quasi scontrarsi: il “servire” richiama un vincolo con qualcosa o con qualcuno, mentre il “liberamente” evoca l’assenza di legami.
La novità sta proprio nel comprendere che la libertà più vera e profonda non consiste nel fare ciò che si vuole, ma nello scegliere a cosa o a chi donarsi!
Quando il servire nasce da un obbligo o dall’aspettativa di una ricompensa, inevitabilmente diventa un peso. Ma quando nasce come risposta spontanea a una chiamata interiore, il servizio cessa di essere un semplice dovere e diventa una delle espressioni più alte del proprio valore.
Con questo spirito, infatti, non serviamo perché “dobbiamo”, ma perché “siamo”. E così, l’atto di servire senza riserve trasforma chi lo compie, liberandolo dall’egocentrismo e mettendolo in profonda comunione con gli altri.
Il servire diventa così la forma più alta della sovranità personale: significa scegliere, con lucidità e amore, di mettere le proprie forze, il proprio tempo e il proprio cuore a disposizione degli altri e del mondo.
È un servire liberamente che ci fa comprendere sempre più profondamente che non esiste alcuna “catena” nell’amore che sceglie liberamente dove posarsi e a chi donarsi. E ci fa scoprire che solo quando ci mettiamo al servizio degli altri diventiamo davvero padroni, liberi e autentici, del nostro tempo e della nostra vita.
Servire liberamente è amare. E chi ama non può fare a meno di gettarsi, ogni giorno, nella gioia divina… del servire!
Beh, non è stupendo?
Don Nino Carta
12.10.2026
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