Reggio Calabria rialza la testa: una città che prova a tornare protagonista
Il nuovo corso amministrativo tra ambizione, visione metropolitana e grandi sfide aperte.
Dalle infrastrutture allo sport, passando per il rilancio della depurazione e il riscatto territoriale: la rotta tracciata dal sindaco Cannizzaro per trasformare le potenzialità in fatti concreti.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Certe città vivono di rendita. E altre che, a un certo punto della propria storia, scoprono di non poterselo più permettere.
Reggio Calabria semplicemente non può permetterselo.
Per troppo tempo ha avuto tutto ciò che serve per diventare grande e, contemporaneamente, tutte le ragioni per domandarsi perché non lo fosse ancora diventata abbastanza. Il mare, lo Stretto, una posizione geografica che basterebbe da sola a costruire una politica mediterranea, un aeroporto, un porto, università, cultura, sport, paesaggio, storia. Una ricchezza quasi imbarazzante, accompagnata però dalla vecchia maledizione meridionale delle occasioni rimandate.
Oggi Francesco Cannizzaro prova a rompere questa abitudine.
Non è necessario trasformare un sindaco in un uomo della Provvidenza,esercizio che la politica italiana ha praticato fin troppe volte, per riconoscere un dato: dalla sua elezione a sindaco di Reggio Calabria e dalla conseguente assunzione della guida della Città Metropolitana, Cannizzaro ha scelto di imprimere alla propria amministrazione un'immagine di movimento, ambizione e accelerazione. È stato proclamato sindaco il 4 giugno 2026 e ha assunto contestualmente la carica di sindaco metropolitano.
Ed è precisamente questa parola, ambizione, a meritare attenzione.
Perché al Sud l'ambizione è spesso guardata con sospetto. Si perdona più facilmente la rassegnazione. Chi dice «non si può fare» passa per prudente; chi dice «proviamoci» rischia immediatamente di essere accusato di arroganza.
Cannizzaro, almeno nel linguaggio politico che sta proponendo alla città, ha scelto la seconda strada.
Non amministrare soltanto. Dare una direzione.
Nell'intervista a Luigi Palamara c'è una frase che contiene forse più politica di molte conferenze programmatiche: bisogna spiegare alla gente dove si vuole andare.
Sembra banale.
Non lo è affatto.
Una città può avere assessori, uffici, bilanci, determine e delibere e tuttavia non possedere una direzione. Può amministrare il presente senza immaginare il futuro. Può tappare buche, materialmente e metaforicamente, senza sapere quale strada stia percorrendo.
Cannizzaro rivendica invece la necessità di una destinazione.
Reggio internazionale.
Reggio proiettata verso il Mediterraneo.
Reggio capace di mettere insieme porto e aeroporto, cultura e università, turismo e infrastrutture, spettacolo e formazione, sport professionistico e associazionismo di base.
È una dichiarazione di intenti. Ed essendo trascorsi soltanto pochi mesi dall'insediamento, sarebbe prematuro confondere gli obiettivi con i risultati.
Ma una direzione politica, per essere giudicata, deve prima essere dichiarata.
Cannizzaro lo sta facendo.
Una politica che vuole uscire dal Palazzo.
C'è poi un'altra questione.
La politica, quando perde il rapporto con la vita quotidiana, diventa liturgia. E la liturgia amministrativa interessa soltanto chi la celebra.
Il cittadino non vive di delibere.
Vive di acqua che arriva, mare pulito, strade, trasporti, scuole, impianti sportivi, opportunità per i figli, possibilità di lavorare senza dover necessariamente partire.
Ed è significativo che una delle iniziative presentate nei primi mesi dell'amministrazione abbia riguardato proprio un problema antico e concretissimo come la depurazione: nel luglio 2026 Cannizzaro ha illustrato, insieme alla struttura commissariale competente, un cronoprogramma di interventi per complessivi 145 milioni di euro destinati a Reggio e all'area metropolitana.
Qui finisce la retorica e comincia il terreno sul quale qualsiasi amministrazione dovrà essere misurata: tempi, cantieri, realizzazione.
Perché annunciare è politica.
Realizzare è amministrazione.
E soltanto quando le due cose coincidono una città cambia davvero.
Reggio Calabria non è soltanto i suoi problemi.
Nell'intervista emerge però un passaggio culturale ancora più interessante.
Reggio, sostiene Cannizzaro, non può continuare a essere raccontata esclusivamente attraverso ciò che non funziona.
È un punto delicato.
Nascondere i problemi sarebbe propaganda.
Pensare che i problemi siano l'unica identità possibile della città sarebbe però altrettanto miope.
Reggio è porto.
È aeroporto.
È università.
È formazione.
È cultura.
È musica.
È spettacolo.
È sport.
Ed è soprattutto una città collocata davanti a uno dei luoghi geograficamente e simbolicamente più straordinari d'Europa: lo Stretto.
Una politica amministrativa moderna dovrebbe riuscire esattamente in questo: correggere ciò che non funziona senza lasciare che ciò che non funziona diventi l'unico racconto possibile della comunità.
E poi c'è lo sport.
Qui Cannizzaro tocca probabilmente una delle questioni più sottovalutate dalla politica.
Lo sport viene ancora considerato troppo spesso un passatempo da confinare alla domenica pomeriggio.
Errore.
Lo sport è economia.
È turismo.
È prevenzione sociale.
È educazione.
È aggregazione.
È identità.
È una palestra, questa volta davvero, nella quale una comunità insegna ai ragazzi disciplina, competizione, rispetto delle regole, vittoria e sconfitta.
E soprattutto lo sport non comincia quando si accendono le telecamere.
Comincia molto prima.
Comincia nella palestra di periferia con trenta bambini e un allenatore che spesso fa miracoli.
Comincia sul campo di calcetto.
Sul parquet di una società giovanile.
Su un campo da tennis.
Nel padel.
Nel basket in carrozzina.
In quelle associazioni sconosciute ai grandi giornali che tengono insieme famiglie, quartieri e generazioni.
Cannizzaro nell'intervista lo comprende e mette sullo stesso orizzonte le realtà più visibili e quelle piccole.
La Pallacanestro Viola rappresenta storia, identità e ambizione.
La Reggina è un patrimonio sentimentale che supera il calcio.
La Domotek porta un'altra disciplina ad alto livello.
La BIC porta con sé il valore particolare dello sport in carrozzina.
Ma dietro queste realtà esiste una galassia di piccole società.
Ed è lì che una politica sportiva seria incontra inevitabilmente il grande problema dell'impiantistica.
Perché puoi chiedere ai ragazzi di praticare sport.
Puoi chiedere alle associazioni di organizzarsi.
Puoi chiedere agli allenatori di sacrificarsi.
Ma prima o poi devi dare loro un campo, una palestra, uno spogliatoio, strutture accessibili e luoghi dignitosi nei quali allenarsi.
È qui che l'affermazione pronunciata da Cannizzaro — lo sport come componente essenziale della rinascita di Reggio — smette di essere uno slogan e diventa una precisa responsabilità amministrativa.
I grandi e i piccoli, insieme.
C'è un'altra intuizione che merita di essere conservata.
Una città non cresce scegliendo fra eccellenza e base.
Ha bisogno di entrambe.
La grande squadra trascina.
La piccola società costruisce.
La prima produce simboli, pubblico, immagine.
La seconda produce atleti, educazione, comunità.
Sostenere soltanto le società maggiori significa costruire un magnifico tetto senza fondamenta.
Occuparsi soltanto dello sport di base dimenticando le eccellenze significa invece rinunciare a quei grandi catalizzatori capaci di portare il nome della città fuori dai propri confini.
Il disegno descritto nell'intervista prova a tenere insieme i due livelli.
E questa, più che una politica dello sport, sarebbe una politica della città.
Dalla città alla Città Metropolitana.
Poi bisogna superare un vizio antico: immaginare Reggio Calabria fermandosi ai confini comunali.
Cannizzaro oggi esercita contemporaneamente il ruolo di sindaco del capoluogo e quello di sindaco metropolitano. La Città Metropolitana ricorda istituzionalmente che il sindaco metropolitano rappresenta l'intera comunità dell'ente, non soltanto il Comune capoluogo.
Questo cambia la prospettiva.
Locride, area grecanica, Tirreno, Aspromonte e capoluogo non possono essere pensati come mondi separati che occasionalmente si incontrano a Palazzo Alvaro.
Una politica metropolitana degna del nome dovrebbe ragionare in termini di connessioni.
Turismo con trasporti.
Borghi con costa.
Aeroporto con territorio.
Università con imprese.
Sport con turismo.
Cultura con promozione internazionale.
Porto con sviluppo economico.
È questa rete, più ancora delle singole opere, che può determinare la capacità competitiva del territorio.
Il nuovo Consiglio metropolitano si è insediato il 29 luglio e nella prima seduta i sei punti all'ordine del giorno sono stati approvati all'unanimità, compresi gli atti relativi agli equilibri e all'assestamento del bilancio 2026-2028. È un fatto amministrativo circoscritto, non la prova definitiva di un'intera stagione politica, ma segnala l'avvio operativo del nuovo assetto dell'ente.
La politica con la P maiuscola?
Luigi Palamara, nell'intervista, usa un'espressione impegnativa: «la politica con la P maiuscola».
È un giudizio.
E come tutti i giudizi politici appartiene a chi lo pronuncia.
Ma dietro quella frase esiste una domanda molto più interessante.
Che cosa dovrebbe essere oggi la politica con la P maiuscola?
Forse non quella che promette di non sbagliare mai.
Quella non esiste.
Forse è quella che torna ad avere una visione.
Che stabilisce priorità.
Che apre dossier.
Che cerca risorse.
Che pretende tempi.
Che costruisce relazioni istituzionali.
Che non considera normale ciò che per troppo tempo è stato accettato come inevitabile.
E soprattutto una politica capace di restituire ai cittadini qualcosa che nei territori difficili vale quasi quanto un finanziamento: la possibilità di credere che il futuro non debba necessariamente assomigliare al passato.
«Siamo all'inizio dell'inizio dell'inizio».
Cannizzaro, peraltro, nell'intervista pronuncia forse la frase più prudente proprio quando potrebbe abbandonarsi all'entusiasmo:
«Siamo all'inizio dell'inizio dell'inizio.»
È una formula efficace perché contiene un'ammissione.
La strada è lunga.
E nessun primo mese di amministrazione autorizza bilanci definitivi.
Le città non cambiano con una conferenza stampa.
Non cambiano con un'intervista.
Non cambiano con cento comunicati.
Cambiano quando un progetto diventa finanziamento, il finanziamento diventa cantiere, il cantiere diventa opera e l'opera diventa servizio.
Il resto è promessa.
Ed è proprio questa la verifica che attende l'amministrazione Cannizzaro.
Però qualcosa è cambiato: il vocabolario.
C'è tuttavia un cambiamento che è già possibile osservare nell'impostazione politica descritta dall'intervista.
È cambiato il vocabolario.
Si parla di ambizione.
Di città internazionale.
Di sviluppo.
Di sport come politica pubblica.
Di grandi infrastrutture.
Di cultura.
Di università.
Di aeroporto.
Di porto.
Di turismo.
Di area metropolitana.
Parole, certamente.
Ma le città cominciano spesso a declinare prima ancora di impoverirsi materialmente: cominciano quando smettono di immaginarsi diverse.
E ricominciano, altrettanto spesso, quando qualcuno ricostruisce una possibilità.
Reggio Calabria deve pretendere.
Cannizzaro dice che vuole portare Reggio nel mondo.
La frase è enorme.
Proprio per questo dovrà essere accompagnata da risultati altrettanto concreti.
Una città internazionale non si proclama.
Si costruisce.
Con collegamenti efficienti.
Con infrastrutture.
Con servizi.
Con impianti sportivi.
Con cultura.
Con università competitive.
Con una costa valorizzata.
Con un aeroporto integrato nella strategia territoriale.
Con la capacità di ospitare eventi.
Con società sportive che competono e vivai nei quali crescono i bambini.
Con una Città Metropolitana che smette di essere soltanto un'espressione amministrativa e diventa una comunità territoriale realmente connessa.
Questa è la dimensione della sfida.
Non piccola.
Non facile.
E certamente non breve.
Il tempo, come sempre, sarà il giudice.
Esiste un'abitudine tutta italiana: giudicare un'amministrazione o troppo presto o troppo tardi.
Dopo poche settimane si cercano miracoli.
Dopo cinque anni si scopre che nessuno ha controllato abbastanza.
Sarebbe più utile fare il contrario.
Registrare oggi la direzione indicata e verificare domani, punto per punto, ciò che sarà stato realizzato.
Cannizzaro ha scelto un'ambizione molto alta per Reggio Calabria.
Adesso quell'ambizione produce una conseguenza inevitabile: alza altrettanto l'asticella con la quale la sua amministrazione dovrà essere misurata.
Ed è forse una buona notizia per la città.
Perché Reggio non ha bisogno di amministratori che le spieghino quanto sia difficile cambiare.
Le difficoltà i reggini le conoscono già.
Ha bisogno di istituzioni che provino a trasformarle.
Porto, aeroporto, università, cultura, turismo, infrastrutture, depurazione, sport, Pallacanestro Viola, Reggina, Domotek, BIC, tennis, padel, calcio, società giovanili e impianti di quartiere non sono capitoli separati.
Sono pezzi dello stesso racconto.
Il racconto di una città che deve decidere che cosa vuole diventare.
Francesco Cannizzaro ha indicato la sua direzione.
Ora viene la parte più difficile, quella che distingue la politica dalla retorica e l'ambizione dalla semplice speranza:
trasformare quella direzione in strada.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Reggio Calabria rialza la testa: una città che prova a tornare protagonista Il nuovo corso amministrativo tra ambizione, visione metropolitana e grandi sfide aperte. Dalle infrastrutture allo sport, passando per il rilancio della depurazione e il riscatto territoriale: la rotta tracciata dal sindaco Cannizzaro per trasformare le potenzialità in fatti concreti. L'Editoriale di Luigi Palamara Certe città vivono di rendita. E altre che, a un certo punto della propria storia, scoprono di non poterselo più permettere. Reggio Calabria semplicemente non può permetterselo. Per troppo tempo ha avuto tutto ciò che serve per diventare grande e, contemporaneamente, tutte le ragioni per domandarsi perché non lo fosse ancora diventata abbastanza. Il mare, lo Stretto, una posizione geografica che basterebbe da sola a costruire una politica mediterranea, un aeroporto, un porto, università, cultura, sport, paesaggio, storia. Una ricchezza quasi imbarazzante, accompagnata però dalla vecchia maledizione meridionale delle occasioni rimandate. Oggi Francesco Cannizzaro prova a rompere questa abitudine. Non è necessario trasformare un sindaco in un uomo della Provvidenza,esercizio che la politica italiana ha praticato fin troppe volte, per riconoscere un dato: dalla sua elezione a sindaco di Reggio Calabria e dalla conseguente assunzione della guida della Città Metropolitana, Cannizzaro ha scelto di imprimere alla propria amministrazione un'immagine di movimento, ambizione e accelerazione. È stato proclamato sindaco il 4 giugno 2026 e ha assunto contestualmente la carica di sindaco metropolitano. Ed è precisamente questa parola, ambizione, a meritare attenzione. Perché al Sud l'ambizione è spesso guardata con sospetto. Si perdona più facilmente la rassegnazione. Chi dice «non si può fare» passa per prudente; chi dice «proviamoci» rischia immediatamente di essere accusato di arroganza. Cannizzaro, almeno nel linguaggio politico che sta proponendo alla città, ha scelto la seconda strada. Non amministrare soltanto. Dare una direzione. Nell'intervista a Luigi Palamara c'è una frase che contiene forse più politica di molte conferenze programmatiche: bisogna spiegare alla gente dove si vuole andare. Sembra banale. Non lo è affatto. Una città può avere assessori, uffici, bilanci, determine e delibere e tuttavia non possedere una direzione. Può amministrare il presente senza immaginare il futuro. Può tappare buche, materialmente e metaforicamente, senza sapere quale strada stia percorrendo. Cannizzaro rivendica invece la necessità di una destinazione. Reggio internazionale. Reggio proiettata verso il Mediterraneo. Reggio capace di mettere insieme porto e aeroporto, cultura e università, turismo e infrastrutture, spettacolo e formazione, sport professionistico e associazionismo di base. È una dichiarazione di intenti. Ed essendo trascorsi soltanto pochi mesi dall'insediamento, sarebbe prematuro confondere gli obiettivi con i risultati. Ma una direzione politica, per essere giudicata, deve prima essere dichiarata. Cannizzaro lo sta facendo. Una politica che vuole uscire dal Palazzo. C'è poi un'altra questione. La politica, quando perde il rapporto con la vita quotidiana, diventa liturgia. E la liturgia amministrativa interessa soltanto chi la celebra. Il cittadino non vive di delibere. Vive di acqua che arriva, mare pulito, strade, trasporti, scuole, impianti sportivi, opportunità per i figli, possibilità di lavorare senza dover necessariamente partire. Editoriale completo su CartaStraccia.News #francescocannizzaro #reggiocalabria #cittametropolitana #sport #luigipalamara ♬ audio originale - Luigi Palamara
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