REGGIO CALABRIA, IL "VAFFA" ALLA VALIGIA: CANNIZZARO SI AFFIDA ALLA MEGLIO GIOVENTÙ PER RIBALTARE IL TAVOLO
Non la solita passerella di figurine da esibire in campagna elettorale, ma un’onda d’urto che chiede spazio, potere e dignità. In riva allo Stretto i ragazzi rompono il silenzio e impongono il "diritto di restare": il candidato sindaco raccoglie il guanto di sfida e promette un governo cittadino a trazione "under", dove i giovani non sono più l'ornamento ma il motore della decisione.
Centomila partenze in quindici anni sono una ferita che ancora sanguina, ma tra sogni di rientro e voglia di fare, la piazza di Cannizzaro rovescia il dogma del "domani": dalla sanità al lavoro, i professionisti della Generazione Z firmano il patto del presente per smettere di essere la periferia del Sud e tornare Capitale del Mediterraneo.
Reggio Calabria e i ragazzi che hanno deciso di non fuggire
L'Editoriale di Luigi Palamara
Una scena, in politica, vale più di cento manifesti elettorali: una piazza piena di giovani che non chiedono un favore, non elemosinano una promessa, non si accontentano della solita pacca sulla spalla. Una piazza di ragazzi che dice, semplicemente: noi ci siamo.
È accaduto a Reggio Calabria, attorno al progetto di Francesco Cannizzaro candidato sindaco. E sarebbe riduttivo liquidare tutto come una normale iniziativa elettorale. Perché lì, in quella platea giovane, non c’era solo entusiasmo. C’era una domanda precisa rivolta alla città: vogliamo ancora perdere i nostri figli o vogliamo finalmente metterli alla guida del cambiamento?
Cannizzaro lo ha capito e lo ha detto senza infingimenti: i giovani non possono essere il fiore all’occhiello da esibire in campagna elettorale e poi riporre in un cassetto. Devono stare nei luoghi in cui si decide. Nei consigli, negli assessorati, negli staff, nei processi amministrativi. Non come comparse, ma come responsabilità viva. Non domani. Adesso.
La parola più forte della giornata non è stata “futuro”. È stata “presente”. Perché ogni politico, quando non sa che dire, dice che i giovani sono il futuro. È una frase comoda, innocua, quasi funeraria. Cannizzaro invece ha rovesciato il tavolo: i giovani devono essere il presente. E attorno a questa affermazione si è costruito l’intero senso dell’incontro.
Santina, aprendo i lavori, ha dato voce al comitato giovani per Cannizzaro sindaco: non una sigla, ma un gesto politico. Ha ricordato il campus universitario, l’emendamento Cannizzaro, il bisogno di rendere i ragazzi protagonisti e non spettatori. Ha detto una cosa semplice: il futuro non può più aspettare. Ed era già un programma.
Poi è arrivato Bruno Siclari, 23 anni, con il dolore più antico di Reggio: vedere partire amici, parenti, coetanei. Ha parlato del diritto di restare. Non del privilegio. Del diritto. Studiare qui, allenarsi qui, piantare radici qui. In una città che non deve più rassegnarsi a essere stazione di partenza.
Sasha Sorgonà ha messo sul tavolo il numero che pesa come una condanna: centomila giovani andati via dalla Calabria in quindici anni. Centomila assenze. Centomila voti mancati. Centomila sedie vuote nelle case, nelle università, nelle imprese, nelle piazze. E ha indicato l’ambizione: riportare Reggio a essere capitale del Mediterraneo, non periferia lamentosa del Sud.
Carmen Polito ha portato un tema concreto, spesso dimenticato dalla politica dei grandi proclami: la salute. Educazione alimentare, prevenzione, screening gratuiti, ascolto per i disturbi del comportamento alimentare, attenzione alle scuole. Ha ricordato che una città civile si misura anche da questo: da come accompagna i suoi bambini, le sue famiglie, le fragilità silenziose.
Riccardo Latella ha dato il taglio più politico. Ha rivendicato il ruolo della coalizione di centrodestra e ha colpito là dove la polemica brucia: contro chi dei giovani si riempie la bocca senza averli davvero messi al centro. Ha parlato di ascolto, di pragmatismo, di discontinuità. E ha indicato in Cannizzaro non solo un candidato, ma la sintesi di una squadra.
Paolo Bilardi, da giovane avvocato e imprenditore, ha parlato di Reggio come terra da non considerare ultima. Turismo, agricoltura, commercio: tre parole che, in una città normale, sarebbero pilastri. A Reggio, troppo spesso, sono occasioni sciupate. Bilardi ha chiesto di tornare a pensare in grande. E ha ricordato che l’impossibile resta impossibile solo finché qualcuno non decide di farlo.
Ilenia Lento, giovane ingegnere, ha pronunciato una delle frasi più vere: non vogliamo partire da qui, vogliamo partire qui. È la differenza tra l’esilio e la radice. Tra chi usa Reggio come trampolino per scappare e chi la considera ancora casa, destino, battaglia. Ha parlato di turismo, progresso, coraggio e ambizione. Quattro parole che questa città dovrebbe scrivere sui muri del Municipio.
Nicola Falduto ha sintetizzato tutto in due diritti: tornare e restare. Non sono slogan. Sono il cuore della questione meridionale contemporanea. Perché una città che non garantisce il diritto di restare diventa un luogo di nostalgia. E una città che non garantisce il diritto di tornare diventa una madre che ha perduto i figli.
Giovanna D’Agostino, insegnante di 26 anni, ha parlato della nuova classe dirigente: giovani professionisti, laureati, ragazzi capaci, persone che non hanno smesso di credere nel territorio anche quando sembrava non crederci più nessuno. Ha detto una verità scomoda: per troppo tempo restare a Reggio è sembrata una scelta di serie B. E invece deve diventare motivo d’orgoglio.
Michela Minniti ha portato la voce di chi è dovuto andare via e oggi dice basta. Basta vedere giovani costretti a cercare altrove ciò che la propria città dovrebbe saper offrire. Basta considerare la partenza come destino naturale. Reggio può dare tanto, ha detto. E il punto è proprio questo: può. Ma deve volerlo.
Ciccio Malara ha trasformato la piazza in simbolo: una risposta concreta. Giovani, idee, sacrificio, forza d’animo. Ha detto che quella piazza era già un fatto politico. E aveva ragione. Perché spesso la politica promette partecipazione; lì, invece, la partecipazione era già avvenuta.
Maria Paola Dalmazio ha dato al suo intervento una parola rara: scelta. Ha raccontato di voler rientrare da Roma, sospendere la sua attività lavorativa da funzionario pubblico in un ente di ricerca, per collaborare a un progetto che considera concreto. Ha parlato di servizi essenziali, porto, aeroporto, circoscrizioni, presenza capillare nei quartieri. Non poesia: amministrazione. E senza amministrazione, le città muoiono.
Emanuela Iatì, 23 anni, ha rivendicato il lavoro nell’attività di famiglia e la scelta di rimanere. Ha detto che i giovani devono avere un ruolo di spicco nel Consiglio comunale e nell’amministrazione. Non un ruolo ornamentale. Non una foto di gruppo. Un ruolo vero.
Peppe Camera ha definito quella piazza un messaggio che “profuma di futuro”. Simone La Cava ha parlato di fiducia e nuova classe dirigente. Rocco Giordano ha portato la voce dell’impresa familiare e di chi chiede ascolto reale, non passerelle. Noemi Cristiano ha ricordato il cammino del movimento giovanile. Federico Milia ha ricondotto tutto al concetto decisivo: costruire una classe dirigente degna di Reggio. Ludovica Saraceno ha chiuso il cerchio con l’immagine di una piazza piena di idee fresche, giovani, capaci di cambiare aria.
E poi Francesco Cannizzaro.
Non ha fatto soltanto il candidato. Ha fatto una cosa più impegnativa: ha assunto un debito pubblico davanti ai giovani. Ha detto che senza di loro non ce la farà. Ha detto che la sua forza non sta nel ruolo parlamentare, non nell’etichetta di “uomo forte”, ma nella squadra giovane che ha accanto. E questa, politicamente, è una frase pesante. Perché trasforma l’entusiasmo in responsabilità.
Ha parlato di un assessorato alle politiche giovanili non come casella da riempire, ma come luogo di contenuti, economie, iniziative, startup, impresa, fondi europei, opportunità. Ha detto che le politiche giovanili non sono solo sport o divertimento, ma lavoro, autonomia, amministrazione, futuro produttivo. Soprattutto, ha lasciato intendere che a guidarle potrebbe essere proprio un giovane o una giovane di Reggio. Sarebbe un segnale. Ma dovrà essere anche una prova.
Ha parlato del campus universitario come di un’idea nata dai giovani e portata in Parlamento. Ha parlato degli anziani, dei disabili, dei ragazzi autistici, delle fasce deboli. Ha detto che una città va prima normalizzata e poi proiettata in una dimensione europea, internazionale, mediterranea. È una formula ambiziosa. Ma almeno ha un pregio: non finge che Reggio sia normale. Dice che deve tornare a esserlo.
C’è stato, nel suo discorso, anche un passaggio più intimo: il ragazzo che da Milano vuole tornare, rinunciando a uno stipendio, perché sente il richiamo di Reggio. Qui la retorica è pericolosa, perché il ritorno non si governa con il sentimento. Il mare, le montagne, il caffè pagato e l’abbraccio della comunità scaldano il cuore, ma non pagano un mutuo. Però senza quel sentimento non si costruisce nulla. La politica seria deve fare il resto: servizi, lavoro, infrastrutture, opportunità, dignità.
E allora il punto è questo: Cannizzaro ha acceso una speranza. Ora dovrà dimostrare che non è un fuoco di campagna elettorale.
Perché i giovani di Reggio non chiedono carezze. Chiedono spazio. Non chiedono di essere evocati nei discorsi. Chiedono di essere chiamati quando si decide. Non chiedono di essere il futuro, parola abusata e innocua. Chiedono di essere il presente, parola più dura, più rischiosa, più vera.
Quella piazza ha detto che una generazione non vuole più essere raccontata dagli altri. Vuole raccontarsi da sé. Bruno, Sasha, Carmen, Riccardo, Paolo, Ilenia, Nicola, Giovanna, Michela, Ciccio, Maria Paola, Emanuela, Santina, Simone, Rocco, Noemi, Federico, Ludovica e tutti gli altri non hanno recitato una parte: hanno mostrato una ferita e una volontà.
La ferita è l’abbandono.
La volontà è restare.
La sfida è governare.
Se questa energia verrà usata solo per vincere, sarà l’ennesima occasione perduta. Se invece verrà portata dentro le stanze dell’amministrazione, allora potrà nascere qualcosa di nuovo.
Reggio Calabria ha visto partire troppi figli. Ora vede una generazione che torna a parlare, a candidarsi, a proporre, a pretendere. E quando i giovani smettono di chiedere permesso, una città deve scegliere: o li ascolta, o confessa di avere paura del proprio futuro.
Cannizzaro ha scelto di ascoltarli.
Adesso dovrà avere il coraggio di affidarsi a loro.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Adesso Reggio con Francesco Cannizzaro Sindaco HIGHLIGHTS prima della presentazione della due liste a Piazza Camagna i Giovani incontrano Cannizzaro Sindaco. Reggio Calabria 9 maggio 2026 #giovani #francescocannizzaro #forzaitalia #piazzacamagna #reggiocalabria ♬ original sound - user30868087457
@luigi.palamara REGGIO CALABRIA, IL "VAFFA" ALLA VALIGIA: CANNIZZARO SI AFFIDA ALLA MEGLIO GIOVENTÙ PER RIBALTARE IL TAVOLO Non la solita passerella di figurine da esibire in campagna elettorale, ma un’onda d’urto che chiede spazio, potere e dignità. In riva allo Stretto i ragazzi rompono il silenzio e impongono il "diritto di restare": il candidato sindaco raccoglie il guanto di sfida e promette un governo cittadino a trazione "under", dove i giovani non sono più l'ornamento ma il motore della decisione. Centomila partenze in quindici anni sono una ferita che ancora sanguina, ma tra sogni di rientro e voglia di fare, la piazza di Cannizzaro rovescia il dogma del "domani": dalla sanità al lavoro, i professionisti della Generazione Z firmano il patto del presente per smettere di essere la periferia del Sud e tornare Capitale del Mediterraneo. Reggio Calabria e i ragazzi che hanno deciso di non fuggire L'Editoriale di Luigi Palamara  Una scena, in politica, vale più di cento manifesti elettorali: una piazza piena di giovani che non chiedono un favore, non elemosinano una promessa, non si accontentano della solita pacca sulla spalla. Una piazza di ragazzi che dice, semplicemente: noi ci siamo. È accaduto a Reggio Calabria, attorno al progetto di Francesco Cannizzaro candidato sindaco. E sarebbe riduttivo liquidare tutto come una normale iniziativa elettorale. Perché lì, in quella platea giovane, non c’era solo entusiasmo. C’era una domanda precisa rivolta alla città: vogliamo ancora perdere i nostri figli o vogliamo finalmente metterli alla guida del cambiamento? Cannizzaro lo ha capito e lo ha detto senza infingimenti: i giovani non possono essere il fiore all’occhiello da esibire in campagna elettorale e poi riporre in un cassetto. Devono stare nei luoghi in cui si decide. Nei consigli, negli assessorati, negli staff, nei processi amministrativi. Non come comparse, ma come responsabilità viva. Non domani. Adesso. La parola più forte della giornata non è stata “futuro”. È stata “presente”. Perché ogni politico, quando non sa che dire, dice che i giovani sono il futuro. È una frase comoda, innocua, quasi funeraria. Cannizzaro invece ha rovesciato il tavolo: i giovani devono essere il presente. E attorno a questa affermazione si è costruito l’intero senso dell’incontro. #francescocannizzaro #giovani #reggiocalabria #piazzacamagna #elezionicomunali ♬ True Love - Mai Mune
@luigi.palamara REGGIO CALABRIA, IL "VAFFA" ALLA VALIGIA: CANNIZZARO SI AFFIDA ALLA MEGLIO GIOVENTÙ PER RIBALTARE IL TAVOLO Non la solita passerella di figurine da esibire in campagna elettorale, ma un’onda d’urto che chiede spazio, potere e dignità. In riva allo Stretto i ragazzi rompono il silenzio e impongono il "diritto di restare": il candidato sindaco raccoglie il guanto di sfida e promette un governo cittadino a trazione "under", dove i giovani non sono più l'ornamento ma il motore della decisione. Centomila partenze in quindici anni sono una ferita che ancora sanguina, ma tra sogni di rientro e voglia di fare, la piazza di Cannizzaro rovescia il dogma del "domani": dalla sanità al lavoro, i professionisti della Generazione Z firmano il patto del presente per smettere di essere la periferia del Sud e tornare Capitale del Mediterraneo. Reggio Calabria e i ragazzi che hanno deciso di non fuggire L'Editoriale di Luigi Palamara  Una scena, in politica, vale più di cento manifesti elettorali: una piazza piena di giovani che non chiedono un favore, non elemosinano una promessa, non si accontentano della solita pacca sulla spalla. Una piazza di ragazzi che dice, semplicemente: noi ci siamo. È accaduto a Reggio Calabria, attorno al progetto di Francesco Cannizzaro candidato sindaco. E sarebbe riduttivo liquidare tutto come una normale iniziativa elettorale. Perché lì, in quella platea giovane, non c’era solo entusiasmo. C’era una domanda precisa rivolta alla città: vogliamo ancora perdere i nostri figli o vogliamo finalmente metterli alla guida del cambiamento? Cannizzaro lo ha capito e lo ha detto senza infingimenti: i giovani non possono essere il fiore all’occhiello da esibire in campagna elettorale e poi riporre in un cassetto. Devono stare nei luoghi in cui si decide. Nei consigli, negli assessorati, negli staff, nei processi amministrativi. Non come comparse, ma come responsabilità viva. Non domani. Adesso. La parola più forte della giornata non è stata “futuro”. È stata “presente”. Perché ogni politico, quando non sa che dire, dice che i giovani sono il futuro. È una frase comoda, innocua, quasi funeraria. Cannizzaro invece ha rovesciato il tavolo: i giovani devono essere il presente. E attorno a questa affermazione si è costruito l’intero senso dell’incontro. #francescocannizzaro #giovani #reggiocalabria #piazzacamagna #elezionicomunali ♬ audio originale - Luigi Palamara
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