Il successo del concerto del 10 maggio in Piazza Italia con il Complesso Bandistico Euterpe: un omaggio che va oltre la semplice ricorrenza
Mamme, musica e quel senso di comunità: se la banda in piazza diventa "resistenza"
Standing ovation e partecipazione vera per l’iniziativa voluta dalla presidente Silvana Valonà. In un'epoca di solitudini connesse, la musica di Catona ritrova l’identità di un popolo che sa ancora fermarsi, ascoltare e riconoscersi in un abbraccio collettivo.
La musica, le madri e quella parola dimenticata: comunità
L'editoriale di Luigi Palamara
Alcune giornate non chiedono grandi discorsi. Chiedono presenza. Chiedono silenzio, ascolto, memoria. La Festa della Mamma è una di queste. Non una ricorrenza qualunque, non una data da calendario, non una formula gentile da pronunciare per dovere. È, forse, la festa più intima che abbiamo. Perché tutti, in un modo o nell’altro, veniamo da lì: da una voce, da una carezza, da un sacrificio taciuto, da un amore che non ha avuto bisogno di spiegarsi.
E allora è giusto che la mattina del 10 maggio 2026, in Piazza Italia, non si sia celebrata soltanto una festa. Si è celebrato un legame. Quello con le madri presenti, con quelle lontane, con quelle che continuano ad accompagnarci anche quando non siedono più accanto a noi. Perché una madre non se ne va mai davvero. Resta in un gesto, in una parola, in un ricordo improvviso. Resta persino nella musica, che è forse il linguaggio più vicino all’amore: parla senza chiedere il permesso, entra senza bussare, consola senza predicare.
E se quella piazza era piena, se tanta gente ha seguito lo spettacolo con attenzione, emozione e partecipazione, applaudendo a lungo e tributando in più occasioni una standing ovation, significa che qualcosa è arrivato. Non solo alle orecchie, ma al cuore. Perché il pubblico, quando è vero, non applaude per abitudine: applaude quando riconosce un frammento di sé in ciò che ascolta.
E se oggi possiamo raccontare questa bella pagina, lo dobbiamo anche a chi ha creduto che i sogni non vadano soltanto raccontati, ma realizzati. Alla presidente Silvana Velonà va riconosciuto questo merito: avere trasformato un’idea in un fatto, una passione in un incontro, un’intuizione in una piazza viva. Non è poco, in un tempo in cui molti parlano e pochi costruiscono.
Protagonista di questa mattinata è stato il Complesso Bandistico Euterpe dell’Associazione Euterpe di Catona. Una banda, sì. Usiamola pure questa parola, senza vergognarcene. Perché la banda appartiene alla storia più vera dei nostri paesi, delle nostre città, delle nostre feste. Non ha la superbia dei salotti né la freddezza delle cerimonie ufficiali. La banda arriva, suona, chiama la gente, riempie l’aria, restituisce alla piazza la sua funzione più antica: farci stare insieme.
Ed è qui il punto. La musica non è soltanto bellezza. È appartenenza. È riconoscersi. È ricordare che una comunità esiste davvero solo quando sa ritrovarsi attorno a qualcosa che la supera: una festa, una memoria, una tradizione, un’emozione condivisa. Senza questo, restano le case, le strade, i balconi, ma non resta un popolo. Resta un insieme di individui, ciascuno chiuso nella propria solitudine.
Per questo il lavoro dell’Associazione Euterpe è prezioso. Non solo perché coltiva una tradizione musicale, ma perché custodisce un pezzo della nostra identità. E custodire l’identità non significa chiudersi al mondo. Significa sapere da dove si viene, per non camminare a caso.
Quella mattina, in Piazza Italia, la musica ha fatto esattamente questo: ha raccolto, ha unito, ha commosso. Ha trasformato una festa in un momento di comunità. E gli applausi, le ovazioni, il pubblico in piedi non sono stati un semplice contorno, ma la prova più sincera che quella comunità aveva capito, partecipato, risposto.
Oggi, dunque, celebriamo le madri. Celebriamo la musica. Celebriamo una piazza che, almeno per una mattina, ha scelto di fermarsi, ascoltare e riconoscersi. Non è retorica. È una piccola forma di resistenza. Resistenza alla distrazione, all’indifferenza, alla fretta, alla perdita di memoria.
E allora lasciamo che sia la musica a parlare. Perché quando la musica è vera, non ha bisogno di troppe parole. Le supera. Le corregge. A volte, persino, le salva.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Il successo del concerto del 10 maggio in Piazza Italia con il Complesso Bandistico Euterpe: un omaggio che va oltre la semplice ricorrenza Mamme, musica e quel senso di comunità: se la banda in piazza diventa "resistenza" Standing ovation e partecipazione vera per l’iniziativa voluta dalla presidente Silvana Valonà. In un'epoca di solitudini connesse, la musica di Catona ritrova l’identità di un popolo che sa ancora fermarsi, ascoltare e riconoscersi in un abbraccio collettivo. La musica, le madri e quella parola dimenticata: comunità L'editoriale di Luigi Palamara Alcune giornate non chiedono grandi discorsi. Chiedono presenza. Chiedono silenzio, ascolto, memoria. La Festa della Mamma è una di queste. Non una ricorrenza qualunque, non una data da calendario, non una formula gentile da pronunciare per dovere. È, forse, la festa più intima che abbiamo. Perché tutti, in un modo o nell’altro, veniamo da lì: da una voce, da una carezza, da un sacrificio taciuto, da un amore che non ha avuto bisogno di spiegarsi. E allora è giusto che la mattina del 10 maggio 2026, in Piazza Italia, non si sia celebrata soltanto una festa. Si è celebrato un legame. Quello con le madri presenti, con quelle lontane, con quelle che continuano ad accompagnarci anche quando non siedono più accanto a noi. Perché una madre non se ne va mai davvero. Resta in un gesto, in una parola, in un ricordo improvviso. Resta persino nella musica, che è forse il linguaggio più vicino all’amore: parla senza chiedere il permesso, entra senza bussare, consola senza predicare. E se quella piazza era piena, se tanta gente ha seguito lo spettacolo con attenzione, emozione e partecipazione, applaudendo a lungo e tributando in più occasioni una standing ovation, significa che qualcosa è arrivato. Non solo alle orecchie, ma al cuore. Perché il pubblico, quando è vero, non applaude per abitudine: applaude quando riconosce un frammento di sé in ciò che ascolta. E se oggi possiamo raccontare questa bella pagina, lo dobbiamo anche a chi ha creduto che i sogni non vadano soltanto raccontati, ma realizzati. Alla presidente Silvana Velonà va riconosciuto questo merito: avere trasformato un’idea in un fatto, una passione in un incontro, un’intuizione in una piazza viva. Non è poco, in un tempo in cui molti parlano e pochi costruiscono. Protagonista di questa mattinata è stato il Complesso Bandistico Euterpe dell’Associazione Euterpe di Catona. Una banda, sì. Usiamola pure questa parola, senza vergognarcene. Perché la banda appartiene alla storia più vera dei nostri paesi, delle nostre città, delle nostre feste. Non ha la superbia dei salotti né la freddezza delle cerimonie ufficiali. La banda arriva, suona, chiama la gente, riempie l’aria, restituisce alla piazza la sua funzione più antica: farci stare insieme. Ed è qui il punto. La musica non è soltanto bellezza. È appartenenza. È riconoscersi. È ricordare che una comunità esiste davvero solo quando sa ritrovarsi attorno a qualcosa che la supera: una festa, una memoria, una tradizione, un’emozione condivisa. Senza questo, restano le case, le strade, i balconi, ma non resta un popolo. Resta un insieme di individui, ciascuno chiuso nella propria solitudine. Per questo il lavoro dell’Associazione Euterpe è prezioso. Non solo perché coltiva una tradizione musicale, ma perché custodisce un pezzo della nostra identità. E custodire l’identità non significa chiudersi al mondo. Significa sapere da dove si viene, per non camminare a caso. Quella mattina, in Piazza Italia, la musica ha fatto esattamente questo: ha raccolto, ha unito, ha commosso. Ha trasformato una festa in un momento di comunità. E gli applausi, le ovazioni, il pubblico in piedi non sono stati un semplice contorno, ma la prova più sincera che quella comunità aveva capito, partecipato, risposto. Oggi, dunque, celebriamo le madri. Celebriamo la musica. Celebriamo una piazza che, almeno per una mattina, ha scelto di fermarsi, ascoltare e riconoscersi. Non è retori
♬ audio originale - Luigi Palamara
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