@luigi.palamara Scuole sicure e torrenti avvelenati: il “sistema” dei due fratelli che trasformava Messina in una discarica a cielo aperto Nella mattinata odierna, a Messina e provincia, la Direzione Investigativa Antimafia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia peloritana, ha eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale locale nei confronti di tre persone. Il provvedimento dispone gli arresti domiciliari per due fratelli e la misura interdittiva della sospensione dall’attività imprenditoriale per un anno nei confronti di un imprenditore edile. I tre sono accusati del reato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dalle finalità mafiose. Nell’ambito dell’operazione è stata sequestrata un’impresa edile della provincia di Messina, oltre a una vettura intestata a un prossimo congiunto di uno degli indagati. Contestualmente, la D.I.A., con il supporto della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Messina, ha avviato il sequestro preventivo di tre aree utilizzate per lo sversamento illecito di materiali di risulta derivanti da attività edilizie. Tali condotte, realizzate nel tempo dai due fratelli, hanno portato alla contestazione dei reati ambientali di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e di gestione non autorizzata di rifiuti. Per tali fattispecie sono in corso di notifica complessivamente 21 avvisi di garanzia. I provvedimenti cautelari riflettono un grave compendio indiziario raccolto durante una complessa indagine della D.I.A. di Messina. L’attività investigativa ha svelato la natura fittizia dell’intestazione all’imprenditore edile sia di due autocarri — in realtà acquistati dai due fratelli arrestati e impiegati per movimento terra e smaltimento di rifiuti — sia della stessa impresa, utilizzata come schermo per celare l’attività diretta dei germani nel settore. In particolare, è stato documentato il coinvolgimento dei fratelli in quattro appalti pubblici riguardanti la ristrutturazione e la messa in sicurezza di tre edifici, di cui due scuole, nonché i lavori per la riduzione del rischio alluvioni su alcuni torrenti messinesi. Proprio sulla base di tali risultanze, il GIP ha ritenuto sussistente l’aggravante mafiosa. Le indagini hanno inoltre accertato che i fratelli, dietro il medesimo paravento imprenditoriale, gestivano smaltimenti illeciti per conto di privati. Grazie all’ausilio di droni della D.I.A. e dei mezzi navali della Guardia di Finanza, è stato documentato come i due gestissero l’intera filiera dei rifiuti speciali da demolizione: dal ritiro allo smaltimento abusivo. Sono stati quantificati oltre 200 metri cubi di rifiuti sversati in discariche abusive individuate in diverse zone della città. Il sito maggiormente sfruttato era la foce di un torrente cittadino, con conseguente grave rischio idrogeologico. Gli sversamenti venivano effettuati anche in prossimità di gravi esondazioni, come documentato nei primi mesi del 2025, quando la D.I.A. ha filmato uno degli indagati mentre scaricava detriti sull’argine, a pochi metri dal mare. Un altro sito di sversamento è stato individuato in un terreno contiguo al torrente, di proprietà di una società le cui quote erano già state confiscate a uno dei fratelli. Le indagini hanno ricostruito oltre 50 episodi di trasporto e sversamento, che includevano persino rifiuti provenienti da lavori cimiteriali eseguiti presso il Cimitero Monumentale di Messina e quello di Granatari, smaltiti illegalmente in un terreno privato. Quanto sopra si comunica ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, e nel rispetto dei diritti degli indagati, i quali, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, sono da presumersi non colpevoli fino a sentenza irrevocabile. In sede di giudizio potrà essere provata l’assenza di ogni responsabilità e disposta la restituzione dei beni sequestrati. Messina, 14 maggio 2025
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