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PASSAPAROLA. CAMMINARE INSIEME

PASSAPAROLA. CAMMINARE INSIEME


Nella Bibbia, la ricerca di Dio — il Dio di Gesù, il Dio della Trinità — è raccontata come un viaggio al ritmo della carovana, tanto comune nei deserti della Palestina; al passo di una piccola comunità che cammina insieme, attenta sì alle stelle, ma soprattutto a procedere unita; che alza gli occhi verso il cielo, ma anche — eccome! — fissa gli occhi e il cuore su chi cammina al proprio fianco, rallentando o accelerando il passo secondo la misura e il ritmo degli altri, soprattutto di quelli che faticano di più.

È questa la dinamica della ricerca di Dio, che si ripete ogni volta che Egli chiama qualcuno a mettersi in viaggio. La chiamata è un continuo uscire, un continuo mettersi in cammino sullo stile e sulle orme di Abramo, nostro padre nella fede, e di tutti coloro che sono venuti dopo di lui. Essa è raffigurata in modo particolare nell’invito a uscire dall’Egitto: vera epopea di un popolo, fatta di vittorie e sconfitte, di entusiasmi e delusioni, di fame e sete, sempre con l’ideale di una terra dove poter vivere nella pace e nella prosperità.

Tutto questo comporta la difficoltà di doversi “disinstallare” a ogni chiamata, anche attraversando momenti di ribellione, come accade, per esempio, a Giona e a tanti altri profeti, che arrivano addirittura a “bisticciare con Dio”, chiedendogli di essere lasciati in pace.

Ma questo è impossibile!

“Uscire” per poter veramente “essere” è il mantra continuo di un popolo speciale, chiamato a essere modello per tutti i popoli. Gesù ha poi proposto questo ideale di vita e di società non a partire dalla forza e dalle armi, ma dall’amore e dal dono della vita, facendoci comprendere che solo camminando insieme, sinodalmente, possiamo diventare il suo Regno d’amore, sale della terra e luce del mondo.

Ecco, allora, la nostra vita: un continuo viaggio aperto al futuro, che, se da una parte entusiasma, dall’altra spaventa per le sue incertezze.

In questi tempi, nei quali milioni e milioni di persone si mettono in cammino alla ricerca di una vita più degna, rimango stupito dallo “stupore” di tanti, ormai “installati” in un benessere che, storicamente, è frutto di guerre e conquiste, di sfruttamento e schiavitù. Essi non si rendono conto che tutti siamo, essenzialmente, un popolo di nomadi, di viandanti e di pellegrini, oggi come ieri, alla ricerca di un mondo migliore.

La nostra stessa esistenza è una realtà in continua mutazione, così come deve esserlo sempre anche la Chiesa. Noi, infatti, rimaniamo fedeli a noi stessi e al progetto di Dio su di noi non quando difendiamo ciò che abbiamo raggiunto, ma quando abbracciamo la profezia del rimetterci in cammino.

Già Aristotele, uno dei grandi saggi della cultura greca, scriveva: “La vita è nel movimento...”. Per questo anche il nostro vivere non consiste soltanto nell’arrivare e nel raccogliere — anche! —, ma soprattutto nel partire e nel seminare.

Il passaparola di oggi, però, sottolinea anche, in sintonia con gli sforzi, le esigenze e le dinamiche della Chiesa di oggi, che il nostro partire e il nostro camminare devono avvenire sempre insieme.

Ricordo che, quando sono partito in missione, per consolarmi, gli amici mi dicevano: “Sì, Nino, hai ragione: veramente partire è un po’ morire”.

Oggi, ancora in missione dopo cinquant’anni, queste parole mi sembrano un po’ stonate e mi piace cambiarle in queste altre:

“No, partire, più che morire, è la continua opportunità di poter rinascere!”.

Ossia, riacquistare una vera verginità del cuore, che non consiste nella lotta per conservarla a tutti i costi, ma nel riconquistarla ogni giorno, insieme a tanti che, grazie a Dio, fanno la stessa scelta e affrontano profeticamente sfide sempre nuove.

L’unità e la comunione, come nella Trinità, non sono mai un possesso, ma sempre un dono; sono un uscire da noi stessi per poter ricominciare. Per questo significano sognare, albeggiare e lasciarsi accarezzare dalla brezza del mattino, sempre insieme, mano nella mano, cuore nel cuore, immersi continuamente nei raggi dell’amore trinitario, nell’eternità che continuamente si fa storia per aiutarci a portare insieme le preoccupazioni del cammino, ma soprattutto per farci vivere l’ebbrezza del ricominciare, del seminare e del fare della vita una continua missione.

L’avverbio più importante, quello che non può mai mancare nel nostro vocabolario, è... “insieme”!

Allora sì, via... a pieni polmoni!

Don Nino Carta
2 giugno 2026

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