Reggina, una notte di festa e passione ma quel silenzio in curva fa rumore.
REGGINA, UNA SERA DI FINE AGOSTO
Il bagno di folla all'Arena dello Stretto e il peso dell'assenza della Curva Sud.
La presentazione ufficiale alla città ha riacceso l'entusiasmo della tifoseria tra memoria e senso di appartenenza, segnata però dalla presa di posizione degli ultras e dal loro richiamo a un'identità che non si cancella.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Per fortuna esistono sere che non hanno bisogno di essere spiegate.
Basta guardarle.
Ieri, 28 agosto 2026, Reggio Calabria aveva il volto delle grandi occasioni. La nuova Reggina si presentava alla città e la città, ancora una volta, rispondeva.
C’erano i bambini, gli anziani, le famiglie, gli amici. C’erano gli innamorati e quelli che forse, davanti a una maglia amaranto, tornano a esserlo un poco anche della propria città. C’erano sorrisi, attese, fotografie, mani alzate e quella leggerezza rara che il calcio sa concedere quando, per qualche ora, riesce a sottrarsi al peso delle classifiche, dei bilanci e delle polemiche.
È forse questo il suo segreto più antico.
Un pallone che rotola e migliaia di persone che, senza conoscersi, provano nello stesso momento la stessa emozione.
Ci sono cose che soltanto il calcio riesce ancora a fare senza chiedere permesso.
Ci restituisce l’infanzia.
Ci ricorda un padre, un nonno, una domenica lontana, una radiolina accesa, una sciarpa consumata dal tempo. E così, mentre tutto cambia, quella maglia resta lì a custodire una parte di ciò che siamo stati.
Ieri sera l’Arena dello Stretto offriva una delle immagini più belle che Reggio sappia regalare. Alle spalle, la dea Atena vegliava sulla città e sul mare con la sua consueta immobilità. Eppure, nella luce della sera, sembrava quasi meno severa. Quasi partecipe.
Come se anche lei sapesse che certe passioni, per quanto fragili, appartengono alla storia di un luogo.
Ma nelle serate di festa sono spesso le assenze a farsi notare di più.
E ieri sera un’assenza c’era.
Quella degli ultras della Curva Sud.
Senza entrare nel merito di vicende giudiziarie che appartengono ad altri luoghi e ad altre responsabilità, resta il significato umano di una distanza. Perché una curva vuota, o una curva che manca, non è soltanto uno spazio senza persone.
È un silenzio.
E certi silenzi, negli stadi, sanno essere più rumorosi di un coro.
Emanuele Lubrano ha scritto sul proprio profilo Facebook:
“Questa sera la Reggina è stata presentata, ma senza la sua anima.
Senza la Curva Sud, senza i suoi ultras, la Reggina non sarà mai la stessa. Perché una squadra non è fatta soltanto di giocatori, dirigenti e risultati: è fatta anche di una città che la vive, la difende e la sostiene.
Dopo tutto quello che abbiamo subito, la nostra assenza parla più di mille parole.
ULTRAS, ultimo baluardo della nostra città. La Curva Sud non si cancella. La Curva Sud si sente, anche quando non c’è.”
Sono parole amare.
Ma dentro quell’amarezza c’è anche qualcosa che appartiene alla parte più nobile del tifo: il senso dell’appartenenza.
Perché si può discutere di tutto. Dei modi, delle scelte, delle responsabilità. Ma resta difficile negare che dietro certe passioni vi sia un sentimento antico e quasi irrazionale.
Quello di sentirsi parte di qualcosa.
Una squadra di calcio, in fondo, non appartiene davvero a chi la possiede in un determinato momento. I presidenti passano. I giocatori cambiano. Gli allenatori arrivano e se ne vanno. Le società nascono, cadono e talvolta rinascono.
La gente resta.
Resta la memoria.
Restano i colori.
Restano le domeniche raccontate per anni, le sconfitte che ancora fanno male e le vittorie che, a distanza di decenni, qualcuno continua a ricordare come se fossero accadute ieri.
Ed è forse per questo che la Reggina non è soltanto una squadra di calcio.
È un’abitudine del cuore.
Ieri sera Reggio ha festeggiato un nuovo inizio. Lo ha fatto con entusiasmo, con speranza e con quella generosità che appartiene alle città che hanno sofferto abbastanza da sapere quanto sia preziosa perfino una semplice promessa di felicità.
Ma dentro la festa rimaneva anche una nota più sommessa.
Un posto vuoto.
Una voce che mancava.
E forse è giusto ricordare anche questo, perché le città non sono fatte soltanto di ciò che mostrano.
Sono fatte anche di ciò che manca.
Viva la Reggina, allora.
E viva il calcio quando riesce ancora, nonostante tutto, a farci sentire parte di una storia più grande di noi.
Perché una città si riconosce anche da questo: dalla capacità di emozionarsi insieme per qualcosa che agli occhi degli altri può sembrare soltanto un gioco.
E che per chi lo ama, invece, non lo è mai stato.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Presentazione della Reggina. Arena dello Stretto Reggio Calabria 28 agosto 2026. Sarà perché ti amo ... ed è felicità. #reggina #reggiocalabria #calcio #arenadellostretto #sport ♬ Sarà Perché Ti Amo - yourmusic4ever💯

0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.