PASSAPAROLA. ACCOGLIERE IL MISTERO DELLA VITA
“Accogliere il mistero della vita” significa, prima di tutto, riconoscere che l’esistenza non è un semplice prodotto del caso né un problema “matematico” da risolvere, ma un dono profondo e inestimabile.
Nella prospettiva della nostra fede, la vita nasce da un atto supremo di Dio, Creatore di ogni essere e di ogni cosa, che chiama ciascun essere umano alla vita e lo conosce per nome prima ancora della sua nascita.
Questo sguardo cambia radicalmente il nostro modo di vivere la quotidianità: la vita cessa di essere una semplice successione di eventi da controllare e diventa, invece, un dono sacro da custodire con gratitudine e reverenza.
La vita è anche un mistero, e accoglierlo significa accettare l’imprevedibilità e le contraddizioni dell’esperienza umana. Essa non è fatta soltanto di momenti di gioia e di luce, ma è inevitabilmente segnata anche dal limite, dalla sofferenza e dal dubbio.
La fede non elimina il dolore né offre risposte facili e sbrigative di fronte al male; piuttosto, ci insegna ad abitare anche l’oscurità con speranza, ricordandoci che, persino nei momenti di maggiore smarrimento, non siamo mai soli.
La Croce e la Risurrezione di Cristo mostrano che perfino la fragilità e la morte non hanno l’ultima parola, ma sono avvolte da un disegno d’amore infinitamente più grande.
Accogliere questo mistero richiede un atteggiamento di profonda umiltà e apertura. Significa rinunciare alla pretesa di dominare ogni cosa, per imparare a fidarsi e lasciare spazio all’azione della grazia.
Nella vita di ogni giorno, questo si traduce nella capacità di meravigliarsi davanti alla bellezza del creato, di rispettare la dignità di ogni persona, specialmente dei più deboli e vulnerabili, e di scorgere la presenza di Dio anche nella semplicità dei gesti quotidiani.
In ultima analisi, “accogliere il mistero della vita” significa fare nostro, con fiducia, quel “sì” che apre il cuore alla volontà di Dio, camminando nella certezza che la nostra esistenza possiede un senso eterno ed è custodita nelle mani e nel cuore di un Padre che ci ama immensamente.
È proprio vero, allora, come ci insegna il Vangelo, che soltanto quando abbiamo il coraggio di abbassare le nostre difese e di presentarci agli altri con un cuore colmo d’amore, permettiamo all’Amore autentico di farsi strada dentro di noi, nel nostro cuore e nelle nostre azioni, trasformando ogni incontro in un cantiere di fraternità e di pace.
È bello ricordare che ciascuno di noi era già presente nel pensiero e nell’amore di Dio, come ci ricordano le parole del profeta Geremia:
“Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto; prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato.”
(Geremia 1,5)
Don Nino Carta
25 settembre 2026
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