PASSAPAROLA. CIRCOLARE I BENI RICEVUTI
Accogliere e gestire i beni che abbiamo ricevuto per farli circolare è molto più che semplicemente amministrarli, perché richiede da parte nostra, prima di tutto, consapevolezza e gratitudine, siano essi beni materiali, affettivi, culturali o spirituali.
Ogni bene che entra nella nostra vita porta con sé una storia, il lavoro di tanti che ci hanno preceduto e anche la fiducia di chi ce ne sta facendo dono.
Per questo, usarli bene e farli circolare significa riconoscerne il valore intrinseco, evitando che lo scorrere del tempo e la superficialità li disperdano lungo le strade della vita.
E in un’epoca come la nostra, segnata da un consumo rapido e dallo spreco, la capacità di far circolare i beni che abbiamo ricevuto diventa un atto controcorrente.
Ogni dono, infatti, non ci viene consegnato e affidato per essere semplicemente accumulato; anzi, la vera grandezza e bellezza del dono consistono proprio nel suo movimento.
Ogni dono che abbiamo ricevuto dovrebbe essere sempre una risorsa in transito: attraverso di noi continua il suo viaggio e, nel suo farsi nuovamente dono, si moltiplica continuamente.
Trattenere ciò che abbiamo ricevuto, sia per paura sia per egoismo, significa trasformare una ricchezza viva in un possesso sterile, bloccando un flusso che potrebbe contribuire a far crescere altre vite.
Far circolare i beni ricevuti richiede, per questo, coraggio e una viva consapevolezza dell’essere dono, nella convinzione che, facendo circolare i doni, il loro valore non diminuisca, ma si moltiplichi.
Così essi non diventano serbatoi, ma canali: mentre i serbatoi raccolgono e trattengono l’acqua fino a farla ristagnare, il canale lascia scorrere il flusso, innaffiando e dissetando i luoghi che attraversa.
Sono parole di saggezza quelle del focolarino Luigino Bruni, riportate sul quotidiano Avvenire:
«I beni che non circolano si accumulano, impoveriscono e ammalano chi li trattiene; la vera ricchezza è tale solo se fluisce e coltiva nuove terre, in un cammino d’amore che crea legami e, per questo, genera vita».
Per concludere, mi è piaciuto questo racconto popolare:
«Il fiume non beve la propria acqua e l’albero non mangia i propri frutti.
Ciò che diventa veramente ricco, grande e buono si alimenta ed esiste in maniera sempre più feconda perché lo facciamo circolare, mettendolo al servizio degli altri».
Mi pare che questa non sia soltanto “saggezza umana”, ma vera e profonda… Sapienza divina.
Don Nino Carta
18.9.2026
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