Reggio Calabria. Roscioli e la politica delle porte aperte
L’Editoriale di Luigi Palamara
La politica, qualche volta, è più semplice di come la raccontano.
C’è un seggio vuoto.
C’è una città che vuole continuare ad avere una voce a Roma.
C’è un candidato che non è nato in quella città.
E c’è una coalizione che dice: proprio per questo lo abbiamo scelto.
Fabio Roscioli è romano, è tesoriere nazionale di Forza Italia ed è il candidato sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, UDC e Noi Moderati alle suppletive del 27 e 28 settembre per il seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro, dimessosi dalla Camera dopo essere diventato sindaco di Reggio Calabria.
Questa è la notizia.
Poi viene tutto il resto.
Il resto si chiama politica.
Roscioli non è reggino.
Non pretende di esserlo.
Ed è forse il primo elemento interessante della sua candidatura.
Perché nelle campagne elettorali capita spesso di incontrare persone che, dopo una settimana trascorsa in un territorio, sembrano averci passato l’infanzia.
Roscioli ha scelto una strada meno pittoresca.
Ha detto, in sostanza: non mi vendo per quello che non sono.
È romano.
Conosce Roma.
Ed è precisamente per questo che il centrodestra lo propone a Reggio.
Non come uomo del campanile.
Come uomo del collegamento.
Un posto lasciato vuoto.
Per capire Roscioli bisogna partire da Francesco Cannizzaro.
Cannizzaro era deputato.
Poi è diventato sindaco di Reggio Calabria e, automaticamente, sindaco metropolitano. La proclamazione a sindaco risale al 4 giugno 2026.
Ha lasciato Montecitorio.
Il seggio è rimasto vuoto.
Le suppletive servono a riempirlo.
Fin qui, l’amministrazione.
Ma Cannizzaro ha voluto dare a quel vuoto un significato politico.
Ha detto pubblicamente di avere voluto personalmente Roscioli.
Avrebbe potuto scegliere un calabrese.
Un reggino.
Un consigliere regionale.
Un amministratore locale.
Non l’ha fatto.
La spiegazione è molto semplice.
Mancano pochi mesi alla fine della legislatura.
E in pochi mesi, sostiene il centrodestra, non c’è tempo per imparare Roma.
Bisogna conoscerla già.
È una candidatura a scadenza breve e con una missione altrettanto breve.
Finire dossier.
Seguire finanziamenti.
Aprire porte.
Portare pratiche negli uffici giusti.
Roscioli stesso ha spiegato di essere stato chiamato per aiutare a completare dossier e di non immaginare la candidatura come un insediamento permanente nel collegio.
È una tesi discutibile.
Ma è chiara.
E la chiarezza, in politica, è già qualcosa.
La filiera.
Cannizzaro usa una parola che normalmente non scalda i cuori.
Filiera.
Sa di produzione industriale.
Di magazzino.
Di modulistica.
Eppure, in questa campagna, è diventata quasi una parola d’ordine.
Comune.
Città Metropolitana.
Regione.
Parlamento.
Governo.
L’idea è che questi livelli possano parlarsi senza perdere mesi a cercarsi.
Cannizzaro conosce Reggio.
Roberto Occhiuto governa la Calabria.
Roscioli conosce Roma.
Il governo nazionale appartiene allo stesso campo politico.
Questa è la costruzione.
Non otto discorsi diversi.
Una sola architettura.
Con molte stanze.
Il lavoro di Occhiuto.
Roberto Occhiuto è il punto centrale di questa architettura.
È presidente della Regione Calabria, rieletto nell’ottobre 2025 con il 57,26%, ed è commissario straordinario per la sanità regionale.
Il centrodestra indica la sua amministrazione come la dimostrazione che la Calabria possa avere più peso nei rapporti con Roma.
Ci sono alcuni dati sui quali questa tesi può essere misurata.
La Regione ha comunicato che il 2025 si è chiuso con oltre due milioni di arrivi turistici, indicati come record storico, attribuendo il risultato anche alla crescita dei mercati internazionali e alla strategia di destagionalizzazione. È la lettura istituzionale della Regione, dunque va considerata come tale, ma il dato è concreto.
Sul fronte sanitario, nel luglio 2026 la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera allo schema che assegna alla Calabria circa un miliardo di euro di nuove risorse Inail per edilizia sanitaria, destinate a strutture a Catanzaro, Crotone e Cosenza.
Sono soldi importanti.
Ma i soldi non curano nessuno finché non diventano ospedali.
Un annuncio non accorcia una lista d’attesa.
Un decreto non evita a una famiglia di prendere l’aereo per curarsi altrove.
Occhiuto questo lo sa.
E forse proprio per questo ha costruito buona parte della propria azione politica sull’idea che la Calabria debba smettere di chiedere pietà e cominciare a esercitare peso.
Una Regione adulta non deve essere compatita.
Deve essere ascoltata.
Il peso specifico.
Occhiuto conosce bene il Parlamento.
E spiega la scelta di Roscioli con un’espressione quasi fisica:
peso specifico.
Un neo-parlamentare, dice in sostanza, deve imparare commissioni, regolamenti, uffici, persone.
Roscioli partirebbe già da lì.
È tesoriere nazionale di Forza Italia.
Conosce il partito.
Conosce i vertici.
Conosce le stanze.
È questo il capitale che il centrodestra mette sulla scheda.
Non la nascita.
La conoscenza.
Non il campanile.
La relazione.
È un modo molto moderno, e forse un po’ spregiudicato, di concepire la rappresentanza.
Ma almeno non viene nascosto.
Un ponte, non un monumento.
Roscioli si è definito un ponte rispetto ai progetti di Occhiuto e Cannizzaro.
L’immagine è buona.
Purché ci si ricordi che un ponte non è bello perché esiste.
È utile se qualcuno lo attraversa.
Se attraverso quel ponte passano finanziamenti, opere, emendamenti e risposte, allora avrà avuto un senso.
Se non passa nulla, resta una struttura elegante sul fiume.
Roscioli chiede di essere giudicato così.
Non per appartenenza.
Per funzione.
È una scelta coraggiosa.
Perché la funzione si può misurare.
Ersilia Cedro e il ricordo della militanza.
Ersilia Cedro porta nella serata un’altra parola.
Radici.
Fratelli d’Italia prima del governo.
Le sezioni.
I militanti.
Una destra reggina che esisteva quando il potere era lontano.
Ma il punto più interessante del suo discorso arriva dopo.
Oggi quella destra governa.
E governare significa che le radici non bastano più.
Servono frutti.
Cedro parla dei giovani.
Di quelli che non dovrebbero essere costretti a partire.
È forse la domanda più semplice e più seria di tutta la campagna.
Quanti ragazzi potranno costruire il proprio futuro qui?
Perché una Regione può avere tutti i ponti politici che vuole.
Ma se i suoi figli continuano a prendere un treno senza ritorno, qualche cosa non ha funzionato.
Daniela Iiriti e il confine della destra.
Daniela Iiriti affronta un altro problema.
Chi è davvero di destra?
La domanda sembra filosofica.
In realtà è elettorale.
Da una parte c’è il centrodestra di governo.
Dall’altra la sfida proveniente dall’area di Roberto Vannacci.
Iiriti rivendica una destra democratica, occidentale ed europeista e contesta al campo avversario posizioni differenti su Russia, Ucraina ed Europa.
È una disputa politica seria.
Perché non riguarda solo una candidatura.
Riguarda la definizione stessa della destra italiana.
Roscioli, in questo quadro, assume un valore simbolico.
È di Forza Italia.
Ma viene sostenuto anche da Fratelli d’Italia, Lega, UDC e Noi Moderati. La coalizione lo ha presentato ufficialmente come candidato unitario.
È il modo con cui questi partiti dicono:
siamo diversi.
Ma stiamo insieme.
Scopelliti e la memoria.
Giuseppe Scopelliti porta invece la storia.
Il Movimento Sociale.
Alleanza Nazionale.
Il Popolo della Libertà.
Le vecchie sezioni.
Le vittorie.
Le sconfitte.
Per lui i partiti non nascono in una notte.
Hanno bisogno di tempo.
Di memoria.
Di uomini.
Di errori.
Anche di sconfitte.
Legge la sfida delle nuove destre attraverso questa lente.
E parla di voto utile.
È la posizione di un uomo schierato.
Non una legge universale.
Ma racconta bene una concezione della politica.
Non basta esserci.
Bisogna contare.
Non basta testimoniare.
Bisogna governare.
Scopelliti guarda persino oltre questa elezione.
Al 2027.
Al 2029.
Al Quirinale.
La suppletiva diventa quasi una piccola stazione di un viaggio molto lungo.
Calabrese e i numeri.
Giovanni Calabrese parla invece come un assessore.
Lavoro.
Precari.
Turismo.
Aeroporto.
Occupazione.
Sicurezza.
È un discorso più difficile.
Perché i numeri sono meno indulgenti delle idee.
Se dici che aumentano i turisti, bisogna contarli.
Se dici che stabilizzi i precari, bisogna sapere quanti.
Se dici che cresce l’occupazione, bisogna chiedersi che lavoro sia.
Se parli di aeroporto, esistono voli e passeggeri.
Calabrese mette sul tavolo un bilancio.
E ogni bilancio, prima o poi, si chiude.
Questo è il rischio della politica dei risultati.
Ma è anche il suo pregio.
Mattiani e la Lega al Sud.
Giuseppe Mattiani affronta forse il compito più curioso.
Raccontare la Lega in Calabria.
Un partito nato con una geografia politica precisa deve dimostrare di essere diventato nazionale.
Non basta dirlo.
Mattiani prova a farlo con le infrastrutture.
Statale 106.
Aeroporto.
Sanità.
Università.
Turismo.
Investimenti.
È una strada obbligata.
Perché il passato si supera soltanto con il presente.
E le opere pubbliche hanno un vantaggio rispetto alla propaganda.
Non hanno opinioni.
Una strada c’è.
Oppure non c’è.
Un cantiere lavora.
Oppure è fermo.
Un aeroporto ha collegamenti.
Oppure li perde.
Il cemento è un pessimo propagandista.
Ma un buon giudice.
Poi Cannizzaro attacca.
Francesco Cannizzaro non si limita a spiegare.
Attacca.
Il centrosinistra.
La precedente amministrazione.
Giuseppe Falcomatà.
Frank Benedetto, che definisce persona perbene ma politicamente un “agnello sacrificale”.
Pasquale Tridico.
Nicola Irto.
Sono giudizi suoi.
E vanno considerati per ciò che sono.
Parole di un uomo in campagna elettorale.
Ma raccontano il tono della competizione.
Cannizzaro non vuole soltanto dimostrare che il proprio progetto sia migliore.
Vuole convincere che quello degli altri sia esaurito.
È la politica.
Raramente si accontenta di presentare il proprio curriculum.
Preferisce correggere anche quello del vicino.
Il giornalismo e il potere.
Poi c’è Marco Franchini.
C’è La7.
C’è la polemica sulla frase relativa a Roscioli.
Cannizzaro sostiene che una battuta sia stata estratta da un discorso più ampio e trasformata nella notizia.
Contesta anche parte dell’informazione locale.
È un terreno delicato.
Il potere ha diritto di criticare i giornali.
I giornali hanno il dovere di controllare il potere.
Quando entrambi fanno bene il proprio mestiere, si sopportano poco.
È normale.
Il problema comincia quando uno dei due pretende di decidere che cosa debba fare l’altro.
Cannizzaro vuole anche cambiare il racconto di Reggio.
Non soltanto incompiute, criminalità e ritardi.
Anche turismo, eventi, investimenti.
È comprensibile.
Ma il modo migliore di cambiare il racconto di una città è cambiare la città.
Il giornale arriverà dopo.
La guerra dentro casa.
La parte più aspra riguarda però il centrodestra stesso.
Nino Minicuci.
Domenico Giannetta.
Roberto Vannacci.
Cannizzaro torna alla candidatura di Minicuci di cinque anni fa.
Dice di non averla condivisa ma di averla sostenuta per disciplina di coalizione.
Poi la sconfitta.
Oggi usa quel precedente per parlare di lealtà.
La lealtà, sostiene, vale soprattutto quando non sei d’accordo.
Non quando ottieni ciò che volevi.
Sul percorso che ha portato Giannetta nell’area di Futuro Nazionale, Cannizzaro offre la propria ricostruzione politica. È di Minicuci l'idea di candidare Giannetta.
Sono accuse e interpretazioni dell’oratore.
Non fatti da trasformare automaticamente in sentenze.
Il punto politico, però, è evidente.
Questa elezione non serve soltanto a battere il centrosinistra.
Serve anche a stabilire chi rappresenta il campo conservatore.
Vannacci.
Su Roberto Vannacci il tono si alza ancora.
Cannizzaro dice di averlo inizialmente trovato simpatico.
Poi afferma di aver approfondito alcune sue posizioni e di non riconoscervisi.
Contesta dichiarazioni relative alla disabilità, alla Russia, all’Ucraina e all’Europa.
Già ad agosto aveva descritto Reggio come un “esperimento politico” per dimostrare che il centrodestra potesse competere senza Vannacci.
Occhiuto usa parole ancora più dure.
“Mercenari”.
“Traditori”.
Sono espressioni polemiche sue, non definizioni neutrali delle persone chiamate in causa.
Occhiuto, pur dichiarando di non essere uomo di destra, ha riconosciuto a Giorgia Meloni la capacità di aver portato una forza autenticamente di destra al centro del sistema politico.
La linea è chiara.
Destra di governo contro destra di protesta.
La disputa non finirà con queste suppletive.
Donzelli e la storia della destra.
Giovanni Donzelli allarga ancora il quadro.
Fronte della Gioventù.
FUAN.
Giorgio Almirante.
Silvio Berlusconi.
Giorgia Meloni.
La sua tesi è semplice.
La destra non deve accontentarsi della testimonianza.
Deve governare.
Non proteggere gelosamente il proprio recinto.
Deve conquistare una maggioranza.
È una tesi politica.
E ha una conseguenza inevitabile.
Se vuoi governare, devi accettare di essere giudicato sui risultati.
È facile protestare contro una strada che non c’è.
Molto più difficile costruirla.
È facile criticare un ospedale.
Molto più difficile farlo funzionare.
È la fatica del potere.
E anche il suo prezzo.
Il programma che non c’è scritto.
Alla fine, mettendo insieme tutti gli interventi, si scopre che il vero programma di Fabio Roscioli non è quello classico.
Non è un catalogo di promesse.
È fatto di verbi.
Sbloccare.
Seguire.
Collegare.
Accelerare.
Portare dossier.
Aprire porte.
Cannizzaro indica le esigenze di Reggio.
Occhiuto quelle della Regione.
Roscioli dovrebbe portarle a Roma.
Questa è l’idea.
Forse funziona.
Forse no.
Ma è molto facile da capire.
Il problema della filiera.
Resta però una domanda.
Una filiera politica è una buona cosa?
Sì, se rende lo Stato più efficiente.
No, se significa che un cittadino ottiene attenzione soltanto perché il sindaco conosce il governatore, il governatore conosce il ministro e il deputato conosce il dirigente.
La buona politica dovrebbe utilizzare le relazioni per costruire istituzioni che, un giorno, non abbiano più bisogno di quelle relazioni.
Questa sarebbe la vera vittoria.
Non far aprire una porta.
Fare in modo che quella porta sia normalmente aperta.
Occhiuto.
Roberto Occhiuto viene presentato dal centrodestra come l’uomo che ha restituito peso alla Calabria.
I dati sul turismo e le nuove risorse sanitarie offrono elementi concreti sui quali misurare questa rivendicazione.
Ma proprio perché governa, Occhiuto non ha bisogno di celebrazioni.
Ha bisogno di verifiche.
Un miliardo per gli ospedali deve diventare ospedali.
Il turismo deve produrre lavoro.
La sanità deve ridurre i viaggi fuori regione.
Il peso politico deve diventare infrastrutture.
È il modo più serio di riconoscere il lavoro di un presidente.
Pretendere che continui.
Cannizzaro
Lo stesso vale per Francesco Cannizzaro.
Ha energia.
Ha relazioni.
Ha costruito una rete politica ampia.
Ha voluto Roscioli.
Ora governa Reggio e la Città Metropolitana.
Non ha più il lusso dell’opposizione.
Da oggi ogni problema sarà un po’ meno colpa di chi c’era prima e un po’ più responsabilità di chi c’è adesso.
È così che funziona il potere.
È ingiusto soltanto fino al giorno in cui lo conquisti.
Poi diventa inevitabile.
Roscioli
E infine Roscioli.
Non è reggino.
Lo sappiamo.
Forse tra tutte le cose dette in questa campagna è quella meno importante.
Il problema non è da dove viene.
Il problema è dove riuscirà ad arrivare.
E soprattutto che cosa riuscirà a riportare indietro.
La coalizione gli attribuisce esperienza, rapporti e capacità di muoversi nei vertici nazionali. La candidatura è stata costruita precisamente attorno a questa idea di rappresentanza immediatamente operativa.
Bene.
È un criterio.
E un criterio serve soprattutto alla fine.
Per giudicare.
Non occorreranno grandi discorsi.
Basterà fare qualche domanda.
Sono partiti i cantieri?
Sono arrivati i finanziamenti?
L’aeroporto funziona meglio?
Le infrastrutture avanzano?
La città riceve più attenzione?
I ragazzi trovano qualche motivo in più per restare?
Se le risposte saranno positive, la filiera avrà avuto un senso.
Se saranno negative, non basterà dire che Roscioli conosceva Roma.
Perché conoscere una porta non significa averla attraversata.
E attraversarla non significa aver portato qualcosa a casa.
La politica, alla fine, torna sempre alla semplicità.
C’è una città.
C’è un candidato.
C’è una promessa.
E ci saranno dei fatti.
Tutto il resto, compresi i comizi, passa.
Luigi Palamara
Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria. Roscioli e la politica delle porte aperte L’Editoriale di Luigi Palamara  La politica, qualche volta, è più semplice di come la raccontano. C’è un seggio vuoto. C’è una città che vuole continuare ad avere una voce a Roma. C’è un candidato che non è nato in quella città. E c’è una coalizione che dice: proprio per questo lo abbiamo scelto. Fabio Roscioli è romano, è tesoriere nazionale di Forza Italia ed è il candidato sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, UDC e Noi Moderati alle suppletive del 27 e 28 settembre per il seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro, dimessosi dalla Camera dopo essere diventato sindaco di Reggio Calabria. Questa è la notizia. Poi viene tutto il resto. Il resto si chiama politica. Roscioli non è reggino. Non pretende di esserlo. Ed è forse il primo elemento interessante della sua candidatura. Perché nelle campagne elettorali capita spesso di incontrare persone che, dopo una settimana trascorsa in un territorio, sembrano averci passato l’infanzia. Roscioli ha scelto una strada meno pittoresca. Ha detto, in sostanza: non mi vendo per quello che non sono. È romano. Conosce Roma. Ed è precisamente per questo che il centrodestra lo propone a Reggio. Non come uomo del campanile. Come uomo del collegamento. Un posto lasciato vuoto. Per capire Roscioli bisogna partire da Francesco Cannizzaro. Cannizzaro era deputato. Poi è diventato sindaco di Reggio Calabria e, automaticamente, sindaco metropolitano. La proclamazione a sindaco risale al 4 giugno 2026. Ha lasciato Montecitorio. Il seggio è rimasto vuoto. Le suppletive servono a riempirlo. Fin qui, l’amministrazione. Ma Cannizzaro ha voluto dare a quel vuoto un significato politico. Ha detto pubblicamente di avere voluto personalmente Roscioli. Avrebbe potuto scegliere un calabrese. Un reggino. Un consigliere regionale. Un amministratore locale. Non l’ha fatto. La spiegazione è molto semplice. Mancano pochi mesi alla fine della legislatura. E in pochi mesi, sostiene il centrodestra, non c’è tempo per imparare Roma. Bisogna conoscerla già. È una candidatura a scadenza breve e con una missione altrettanto breve. Finire dossier. Seguire finanziamenti. Aprire porte. Portare pratiche negli uffici giusti. Roscioli stesso ha spiegato di essere stato chiamato per aiutare a completare dossier e di non immaginare la candidatura come un insediamento permanente nel collegio. È una tesi discutibile. Ma è chiara. E la chiarezza, in politica, è già qualcosa. La filiera. Cannizzaro usa una parola che normalmente non scalda i cuori. Filiera. Sa di produzione industriale. Di magazzino. Di modulistica. Eppure, in questa campagna, è diventata quasi una parola d’ordine. Comune. Città Metropolitana. Regione. Parlamento. Governo. L’idea è che questi livelli possano parlarsi senza perdere mesi a cercarsi. Cannizzaro conosce Reggio. Roberto Occhiuto governa la Calabria. Roscioli conosce Roma. Il governo nazionale appartiene allo stesso campo politico. Questa è la costruzione. Non otto discorsi diversi. Una sola architettura. Con molte stanze. Il lavoro di Occhiuto. Roberto Occhiuto è il punto centrale di questa architettura. È presidente della Regione Calabria, rieletto nell’ottobre 2025 con il 57,26%, ed è commissario straordinario per la sanità regionale. Il centrodestra indica la sua amministrazione come la dimostrazione che la Calabria possa avere più peso nei rapporti con Roma. Ci sono alcuni dati sui quali questa tesi può essere misurata. La Regione ha comunicato che il 2025 si è chiuso con oltre due milioni di arrivi turistici, indicati come record storico, attribuendo il risultato anche alla crescita dei mercati internazionali e alla strategia di destagionalizzazione. È la lettura istituzionale della Regione, dunque va considerata come tale, ma il dato è concreto. Editoriale completo su CartaStraccia.News
♬ audio originale - Luigi Palamara
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