IL GIORNALISMO NON È UN TESSERINO. E NEMMENO UNA PASSERELLA.
L'Editoriale di Luigi Palamara
C'era una volta un tempo in cui per definirsi giornalisti bisognava possedere almeno una qualità: la capacità di cercare una notizia. Non di aspettarla comodamente seduti in prima fila, magari con il comunicato stampa già pronto e il buffet a disposizione. Cercarla. Scovarla. Annusarla. E, quando necessario, andare a rovistare nel fango, tra le contraddizioni della società, dove le verità scomode si nascondono e dove non tutti hanno voglia di sporcarsi le scarpe.
Era un mestiere, il giornalismo. Un mestiere difficile, qualche volta ingrato, spesso solitario. Ma era, soprattutto, una vocazione.
Oggi il panorama è cambiato. E non sempre in meglio.
Le conferenze stampa si moltiplicano, gli eventi istituzionali riempiono le agende, i microfoni si accalcano davanti agli stessi interlocutori. Tutto legittimo, naturalmente. Anche questo è giornalismo. Nessuno potrebbe seriamente sostenere il contrario.
Ma sarebbe altrettanto difficile sostenere che il giornalismo possa esaurirsi qui.
Perché partecipare a un evento significa raccogliere una notizia. Andare a cercare ciò che non viene raccontato significa, qualche volta, costruire un'inchiesta. E tra le due cose esiste una differenza sostanziale.
Non è una questione di superiorità professionale. È una questione di metodo, di curiosità, di indipendenza.
Il rischio, in un sistema informativo sempre più veloce e sempre meno disposto a investire nel tempo necessario per approfondire, è che la presenza finisca per contare più del contenuto. Che il numero delle interviste prenda il posto della qualità delle domande. Che il nome della testata diventi, agli occhi del pubblico, più riconoscibile del lavoro di chi la rappresenta.
E questo dovrebbe far riflettere tutti. Me compreso.
Perché il prestigio di una testata è importante, ma non può sostituire la personalità professionale di chi vi lavora. Un marchio può aprire una porta. Non può garantire, da solo, l'intelligenza della domanda che verrà posta una volta entrati.
C'è poi un'altra questione, forse ancora più delicata.
L'indipendenza del giornalista.
Il buon giornalismo costa. Costa tempo, studio, verifiche, pazienza. Costa anche economicamente. E in una professione attraversata da precarietà, compensi spesso inadeguati e risorse editoriali limitate, non sempre esistono le condizioni per lavorare come si vorrebbe.
Sarebbe ingeneroso attribuire questa situazione alla volontà o alle capacità dei singoli colleghi. Molti svolgono il proprio lavoro con serietà e sacrificio, in condizioni tutt'altro che semplici.
Tuttavia, resta una domanda che considero essenziale: quanto spazio viene realmente lasciato all'autonomia di chi racconta i fatti?
Perché un giornalista dovrebbe poter scegliere una domanda anche quando è scomoda. Dovrebbe poter approfondire una vicenda anche quando non produce consenso. Dovrebbe poter rinunciare a un'occasione di visibilità senza sentirsi per questo meno parte della professione.
Il problema non è ricevere indicazioni editoriali, che fanno normalmente parte dell'organizzazione di una redazione. Il problema nascerebbe qualora quelle indicazioni diventassero un limite alla libertà di osservare, verificare e domandare.
E questo è un confine sul quale ritengo non si debba transigere.
Poi c'è il rapporto tra colleghi.
Anche qui, meglio essere chiari. Non ho interesse a distribuire patenti di professionalità. Non conosco le intenzioni di tutti, non giudico il valore delle persone da una conferenza stampa e non pretendo che il mio modo di lavorare sia l'unico possibile.
Esistono giornalisti eccellenti che seguono quotidianamente le istituzioni, così come esistono inchieste che, pur proclamandosi tali, non riescono ad andare oltre qualche insinuazione.
Il metodo conta più delle etichette.
Eppure, talvolta, ho avuto la sensazione che scegliere una strada diversa dalle consuetudini potesse generare incomprensioni, diffidenze, perfino qualche tensione.
Forse è inevitabile. Gli ambienti professionali sviluppano abitudini, equilibri, piccoli rituali. Quando qualcuno decide di sottrarsene, non sempre la sua scelta viene compresa.
Ma non intendo trasformare queste impressioni in accuse generali.
La mia libertà professionale non ha bisogno di mettere in discussione quella degli altri.
Ha bisogno, semplicemente, di essere esercitata.
Ed è per questo che ho preso una decisione.
Basta con le ammucchiate mediatiche, almeno per quanto mi riguarda. Basta con la necessità di essere presente a ogni appuntamento, di inseguire ogni dichiarazione, di partecipare a incontri nei quali il tempo per una domanda autentica è spesso sacrificato alle esigenze dell'organizzazione.
Non è un giudizio su chi continuerà a farlo. È una scelta personale, maturata nel tempo.
Preferisco il confronto diretto. Un'intervista individuale. Un interlocutore seduto davanti a me, senza la fretta imposta da una fila di microfoni e senza la necessità di ridurre tutto a trenta secondi di dichiarazione.
Faccia a faccia. Domanda dopo domanda. Con il tempo necessario per capire e, se occorre, per insistere.
Non cerco risposte accomodanti. Cerco risposte vere, verificabili, possibilmente capaci di aiutare chi ascolta a comprendere qualcosa di più.
Mi sono stancato di certe liturgie. Lo ammetto.
E trovo mortificante, prima di tutto per me, dover talvolta scegliere tra la presenza e l'approfondimento, tra la velocità della pubblicazione e il tempo della comprensione.
Ma questa stanchezza non significa rinunciare al giornalismo.
Semmai, significa volerlo praticare in una forma nella quale continuo a riconoscermi.
Ed è qui che comincia una nuova storia.
Tra poco prenderà vita il podcast di CartaStraccia.News.
Racconteremo Reggio Calabria. La sua politica, le sue istituzioni, le sue contraddizioni, le sue eccellenze, i suoi silenzi. Ma anche le persone, le vicende e le realtà che meritano attenzione e che non sempre trovano spazio nel racconto quotidiano della città.
Lo faremo con le nostre caratteristiche. Con uno sguardo personale, certamente riconoscibile, ma con un principio che deve valere sempre: distinguere i fatti dalle opinioni, le domande dai sospetti, la critica dal pregiudizio.
Non sarà un tribunale. Non sarà un salotto. E non sarà una passerella.
Sarà uno spazio di confronto nel quale anche le domande più difficili potranno essere poste con fermezza, senza rinunciare al rispetto delle persone.
Non promettiamo di avere sempre ragione. Sarebbe presuntuoso, oltre che poco giornalistico.
Promettiamo di cercare di capire. Di ascoltare. Di verificare. E di non considerare mai una domanda scomoda come una mancanza di educazione.
Perché il giornalismo non si misura soltanto dal numero di eventi ai quali si partecipa, dalle persone che si conoscono o dai microfoni che si riescono ad avvicinare.
Si misura, soprattutto, dalla capacità di offrire ai lettori e agli ascoltatori qualcosa che prima non sapevano.
La notizia non è sempre quella che qualcuno decide di raccontarci. A volte è proprio quella che dobbiamo avere la pazienza di andare a cercare.
Senza sentirci migliori degli altri.
Ma senza nemmeno rinunciare a essere noi stessi.
CartaStraccia.News sta per accendere i microfoni.
Non per aggiungere una voce al rumore.
Ma per provare a dare più spazio alle domande, alle risposte e, soprattutto, ai fatti.
E scusate se è poco.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara 🏔️ ASPROMONTE, DOVE L'ANIMA NON MUORE IL MESTIERE DI CERCARE LA VERITÀ Ci sono luoghi dove il vento non porta soltanto freddo. Porta ricordi, storie, silenzi e verità dimenticate. A Roccaforte del Greco, nel cuore dell'Aspromonte, anche le pietre sembrano avere qualcosa da raccontare. È qui che Luigi Palamara, detto L'Arciere, ritrova il significato più profondo del proprio mestiere. Un vecchio montanaro gli insegna una lezione che vale più di mille conferenze stampa: 🗣️ «Se perdevi una capra, dovevi andare a cercarla. E se non la trovavi? Almeno dovevi averla cercata.» Perché anche la verità è così. Non arriva sempre attraverso un comunicato stampa. Non si nasconde dietro un tesserino. Non aspetta pazientemente davanti a un microfono. La verità bisogna cercarla. Anche nel fango. Anche quando è scomoda. Anche quando nessuno vuole ascoltarla. E allora Luigi sceglie la propria strada. Non contro gli altri. Ma per restare fedele a se stesso. 🎙️ Ascoltare. Domandare. Verificare. Raccontare. Quattro parole. Un'intera idea di giornalismo. Da Roccaforte del Greco a Reggio Calabria, dalla memoria delle montagne alle contraddizioni della città, comincia un nuovo viaggio. Con CartaStraccia.News. Perché il giornalismo non è un tesserino. E nemmeno una passerella. È il coraggio di fare una domanda e l'onestà di non inventare la risposta. 🏹 Luigi Palamara – L'Arciere Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno. Le montagne non raccontano nulla a chi passa distratto. Ma hanno sempre qualcosa da dire a chi sa ascoltare. 💬 E voi, credete che oggi si facciano ancora abbastanza domande? #Aspromonte #RoccaforteDelGreco #LuigiPalamara #CartaStracciaNews #LArciere ♬ original sound - Santravita
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