PASSAPAROLA. “IMPARARE DA TUTTI”
Non c’è nessuno che sia così povero da non poter donare qualcosa, così come non c’è nessuno che sia così ricco da non aver bisogno di qualcosa; e questo vale soprattutto in ogni esperienza spirituale che, per essere vera, non può non avere come componente essenziale l’attenzione verso ogni persona, con l’apertura del cuore e la relazione come luogo di incontro con il divino.
L’umanità, nel suo essere e nel suo vivere, è un insieme di persone e di popoli mendicanti di luce e di amore, non tanto nonostante le differenze, ma anzi proprio grazie alle differenze che, nel progetto creatore di Dio, sono ponti d’amore per unire, per abbracciare e per completare l’armonia tra i popoli e le persone.
Oltretutto, la bellezza di ogni incontro con gli altri nasce dalla possibilità di poter e voler imparare gli uni dagli altri attraverso l’ascolto, i gesti e i silenzi, come anche attraverso le gioie e i dolori, proprio per la capacità che Dio ci ha donato di metterci in relazione tra noi, per arricchirci gli uni gli altri.
Chiuderci in noi stessi, allora, diventa un “andare in esilio dall’amore”, dalla fraternità e dalla comunione, in un vero anticipo d’inferno già su questa terra.
Quando ci troviamo in questa situazione, diventa fondamentale aprirci per imparare dagli altri la bellezza della vita, nelle sue molteplici espressioni possibili di gioia e di bellezza, ma anche di profezia.
Gli affetti e gli abbracci diventano così possibilità non solo di stupirci, ma anche di crescere, imparando dagli altri attraverso l’ascolto, i gesti, i dolori e le gioie condivise, insieme anche ai silenzi, facendo così germogliare i semi di speranza e di bellezza che lo Spirito Santo semina continuamente in ogni cuore e in ogni tempo.
E così, concretamente, aprire l’anima agli altri ci conduce all’arte del “prendersi cura” gli uni degli altri, che si concretizza in tre momenti fondamentali: il “vedere”, che si trasforma in guardare; il “fermarsi”, che diventa compassione; e il “toccare”, che diventa rinascita e guarigione.
Un vero clima d’amore, allora, costruisce una “scuola e casa di comunione”, dove tutti indistintamente possono imparare dagli altri, riconoscendo la dignità e la preziosità di una vita piena e spiritualmente feconda.
Mi ha commosso ed emozionato questo pensiero di Ermes Ronchi:
“In questi tempi nei quali tutti sembriamo star vivendo come in esilio in una terra lontana, quanto ci fa bene questo stringerci amorevolmente tra noi in una profezia di vita più affettuosa ed evangelica.
Senza essere troppo preoccupati dal come e dal quando queste guerre finiranno, approfittiamone per accumulare riserve e scorte di volti, di occhi e di sguardi, e quindi di affetto e di sorrisi, da donare a tutti quelli che incontreremo!”.
Così non perdiamo quella ricchezza che riceviamo dalla comunione con gli altri, e anche gli altri possono continuare a imparare da noi.
E tutto questo mi convince sempre più che, nel mondo, nonostante tutto, la presenza più preziosa siamo proprio noi uomini e donne, per la possibilità che abbiamo di imparare, stringendoci al cuore gli uni gli altri, in un amore che sa d’infinito.
Don Nino Carta
13.4.2026
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