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PASSAPAROLA. “I MEDIA CI CONNETTONO, IL DIALOGO CI UNISCE”

PASSAPAROLA.  “I MEDIA CI CONNETTONO, IL DIALOGO CI UNISCE”


Questo passaparola mi pare sia una sfida per riflettere e, chissà, per sottolineare la distinzione fondamentale tra le connessioni tecnologiche e la connessione umana: una vera sfida dei tempi che stiamo vivendo.

È innegabile che i media digitali e i social media, facilitando la gestione dei molti flussi di informazioni in tempo reale, ci permettano di abbattere le barriere geografiche, creando una rete di connessioni e mantenendo così i contatti anche a distanza.

Il dialogo, invece, specialmente quello faccia a faccia, basato sull’ascolto reciproco, entra più nel profondo dell’animo umano, creando unione, empatia e relazioni significative e profonde.

Mentre la comunicazione digitale spesso è rapida e si riduce a un breve attimo, il dialogo richiede sempre tempo e presenza.

Esiste anche il rischio che l’eccessiva dipendenza dai media inibisca la nostra capacità di conversare, portando le persone all’isolamento, nonostante l’illusione di essere connesse.

Ecco perché il dialogo è essenziale per trasformare la semplice connessione in un legame vero e duraturo.

Soprattutto se è aperto, rispettoso e privo di giudizio, il dialogo diventa fondamentale per costruire relazioni serie anche nel contesto delle nuove tecnologie e per la gestione dei rapporti non solo con gli altri, ma, iniziando, chissà, anche dalla famiglia, soprattutto tra genitori e figli adolescenti.

Se i media forniscono gli strumenti per raggiungere i figli, anche quando sono lontani, il dialogo rimane sempre il contesto che rende possibile un’unione vera, empatica, comunionale e, direi, tipicamente evangelica.

Purtroppo, nonostante attualmente siamo connessi quasi in continuazione, e quindi più informati e più stimolati, esistenzialmente rischiamo di essere più soli.

Solo la via dell’incontro e del dialogo porta alla ricerca sincera della verità; altrimenti ci perdiamo nei mondi delle nostre solitudini digitali.

Ecco una frase di Henri Bergson:

“La vera comunicazione avviene solo quando, oltre al messaggio, all’altro passa anche un supplemento d’anima”.

E, per terminare, non può mancare Papa Francesco:

“Il dialogo nasce solo da un atteggiamento di rispetto verso l’altra persona e quindi dalla convinzione che abbia qualcosa di buono da dire; per questo sempre presuppone il fare spazio nel nostro cuore al punto di vista dell’altro, alle sue opinioni e alle sue proposte”.

L’accoglienza dell’altro, allora, deve essere cordiale e non una condanna preventiva; ma questo può avverarsi solo se abbassiamo le difese e apriamo agli altri le porte della nostra abitazione e del nostro cuore, facendo “casa” e offrendo calore umano.

Concludendo, mi pare che connettersi sia chiaramente una cosa buona, un vero progresso della civiltà; ma, quando il cuore non accompagna la connessione con un dialogo profondo e sincero, più che un vero incontro, una comunione, essa può diventare addirittura una vera schiavitù.

E allora?

Dai… penso sia importante rifletterci bene e agire di conseguenza.

Don Nino Carta
5 maggio 2026

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