Ciao a tutti,
il passaparola di oggi è lo stesso del 30 marzo di quest’anno.
Si dice che “repetita iuvant”: io ci credo, proprio perché la vita vissuta nell’amore è sempre nuova.
“Ri-viviamo”, allora!
PASSAPAROLA. “COSTRUIRE PONTI DI AMICIZIA”
È un cammino del corpo, ma soprattutto del cuore e dell’anima, che si compie aprendosi, ponendosi in ascolto degli altri, preferendo lo stare loro vicini piuttosto che cedere alla tentazione del pregiudizio e della distanza.
È un processo che richiede autenticità e determinazione per “attraversare” le differenze e incontrarsi a metà strada... sui ponti!
Scegliendo attivamente l’apertura, il dialogo e la comprensione, senza fermarci a giudicare, ci opponiamo alla costruzione di muri e steccati che dividono e, con la ferma volontà di ascoltare e tendere agli altri non solo la mano, ma anche il nostro cuore, costruiamo legami seri, sinceri e profondi.
Quante volte Papa Francesco ha sottolineato la necessità di fare attenzione alle parole e al nostro modo di agire, che non deve costruire muri o steccati, ma ponti di amicizia, perché solo l’amicizia è l’antidoto alla paura e alle divisioni.
L’amico, infatti, è sempre visto come un dono che nutre l’anima e come un porto sicuro sul quale poter contare.
In un mondo come quello di oggi, diviso e in guerra, solo una vera amicizia può costruire ponti di accoglienza e di incontro capaci di attraversare e superare i conflitti: una scelta veramente coraggiosa, l’unica che può creare incontro e fraternità, proprio perché illuminata dalla fiducia reciproca.
In un incontro via streaming con i giovani dell’Asia, Papa Francesco sottolineava:
“Ci deve essere armonia tra i linguaggi della testa, del cuore e delle mani, che non vuol dire standardizzazione, ma capacità di creare bellezza attraverso le differenze. Le ideologie, infatti, riducono tutto a livello della mente, mentre l’armonia è possibile solo se si coniugano insieme il linguaggio della mente con il linguaggio del cuore e delle mani”.
Per questo raccontava loro la sua esperienza di figlio di migranti e come i suoi nonni sapessero preservare le proprie radici:
“Mio padre è stato un migrante e ricordo che i miei nonni ci trasmettevano la cultura del Nord Italia; così, da piccolo, ascoltavamo anche le poesie in dialetto piemontese... Lo stesso vale per voi giovani: non dimenticate mai le vostre radici, perché dovete sapere che i fiori senza radici non hanno profumo”.
Che sapienza piena di tenerezza!
Così anche noi oggi, nonostante le sfide della globalizzazione, riusciremo a dare speranza e solidità ai tanti segnali di incontro e di pace che, grazie a Dio, ci sono sempre, non stancandoci di costruire in continuazione ponti di amicizia.
Solo persone e popoli amici hanno futuro!
Coraggio: in questo dobbiamo essere in prima fila!
Don Nino Carta
15 giugno 2026
0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.